La grande lapide del Palazzo Trigona In evidenza

La grande lapide sul portone d'ingresso del Palazzo Trigona della Floresta

Tutti l’abbiamo guardata, vista, osservata, letta, ma pochi sanno di che cosa si tratta e cosa c’è scritto. Leggendola superficialmente si riesce a intuire qualcosa, anche i meno dotti, ma rimane solo un’intuizione. Ebbene, facendomi aiutare dall’amico Benedetto (in tutti i sensi) che ne sa più di me di latino, per non avere dei dubbi travisando il significato, sono riuscito a chiarirmi le idee sulla lapide commemorativa più grande che esiste a Piazza, quella sul portone d’ingresso al Palazzo Trigona della Floresta, “prossimo” Museo della Città. Per contestualizzare la posa della lapide, bisogna fare qualche passo indietro e conoscere la situazione che portò il Sovrano Borbone, dal suo tutore Domenico Cattaneo soprannominato benevolmente per l’educazione semplice e popolana Re Lazzarone, a Piazza. Allo scoppiare della Rivoluzione Francese, nel 1789, non vi furono immediate ripercussioni a Napoli. Fu solo dopo la caduta della monarchia francese e la morte sulla ghigliottina dei reali di Francia, che la politica di re Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia (Napoli 1751-1825) e della sua consorte Maria Carolina d'Asburgo-Lorena (tra l'altro sorella della regina Maria Antonietta), cominciò ad avere un chiaro carattere antifrancese e antigiacobino. Nel 1792 il Regno di Napoli aderisce alla prima coalizione antifrancese e cominciano le prime azioni di guerra contro le truppe rivoluzionarie. Tra alterne vittorie e sconfitte, con relativi armistizi e dichiarazioni di pace, con o senza coinvolgimenti di eserciti stranieri “amici” (Austriaci-Russi-Inglesi) il Re nel 1799 è costretto a fuggire a Palermo (I volta) lasciando a difesa di Napoli i lazzari a lui devoti, che pagano con 3.000 morti l’inutile devozione, cosicché i Francesi riescono a fondare la Repubblica Napoletana. Dopo circa tre anni (nel 1802) grazie alla pace di Amiens, il Re torna a Napoli dichiarando la Repubblica decaduta, giustiziando e mandando all’ergastolo o in esilio moltissimi che avevano appoggiato i Francesi. Dopo cinque anni, nel 1805, allo scoppio delle ostilità tra l’Austria e la Francia, Ferdinando firma un trattato di neutralità con quest’ultima, però pochi giorni dopo si allea con l’Austria nella “Terza Coalizione” antifrancese. A questo punto la Francia nel febbraio del 1806 invade il Regno di Napoli, dichiarando decaduta la dinastia borbonica, ma in gennaio il Re ha già lasciato Napoli, per tornare a Palermo per la seconda volta. Questo è l’avvenimento che ci interessa a proposito della lapide piazzese. Il Re a Palermo <<decide di percorrere l’Isola per conoscere città e paesi, per sentire dal vivo le esigenze delle popolazioni, per riconquistare soprattutto quella stima e quella fiducia che aveva perduto nel 1802 con un atto di sovrana arroganza. A Piazza vi giunge il 1° maggio 1806 accolto con grande esultanza dal Senato Cittadino… dal Capitano di Giustizia, dai Giudici, dal Secreto, dal Comandante della Legione, dal Vicario Generale, dal Clero, nonché da una moltitudine di popolo giunta dai paesi della Comarca. Prende dimora a palazzo Trigona della Floresta, partecipa ai festeggiamenti della Santa patrona del 2 e 3 maggio, con unanime commozione dei piazzesi, per ripartire la mattina del 4 maggio. Nei tre giorni di permanenza in città comunica ai Senatori la notizia ch’Egli aveva inoltrato con parere favorevole a papa Pio VII la richiesta di erezione della nostra città a sede vescovile, conferma ai piazzesi gli antichi privilegi ed in particolare quello dei Tre Giudici o della Corte Criminale e Civile>>. Ed eccovi la traduzione della lapide posta a ricordo della visita reale:
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A FERDINANDO III RE DI SICILIA CLEMENTISSIMO
CHE GIUNGENDO A PIAZZA
ONORÒ, GLORIFICÒ E ADORNÒ CON LA SUA PRESENZA
QUESTA CASA E QUESTA FAMIGLIA
E INOLTRE PREMIÒ
QUESTA CITTÀ
CON L’ONORE DELLA PIÙ ALTA CARICA DELLO STATO  

ALOISIO MARIA TRIGONA ARDOINO MARCHESE DELLA FLORESTA E SAN CONO¹
ILLUSTRE CAVALIERE DELL’ORDINE GEROSOLIMITANO
IN PERPETUO RICORDO DELLA MEMORIA POSE
GIORNO 1 MAGGIO 1806
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¹ Luigi Maria Trigona Ardoino, nato nel 1764 dal matrimonio tra Ottavio Maria Trigona Bellotti (fondatore di San Cono) e Girolama Ardoino Celestre, era II marchese della Floresta e XI barone di San Cono Scitibillini e Sant'Antonino. Si sposò nel 1789 con Marianna Beneventano La Rocca di Scicli e morì nel 1829. Il figlio di questi, Ottavio Concetto Trigona (m. 1850) e la moglie Raimonda Trigona Pilo di Mandrascate, nel 1837 ospiteranno sempre nel loro Palazzo della Floresta, il nipote di Ferdinando I, Ferdinando II delle Due Sicilie e la madre Maria Isabella di Spagna.

cronarmerina.it

 

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