Il Re della lapide In evidenza

Re Ferdinando I delle Due Sicilie (1751-1825)

Dopo aver parlato della lapide che ricordava la venuta di re Ferdinando I delle Due Sicilie a Piazza nel maggio del 1806, mi sembra giusto descrivere cosa accadde dopo. Nel 1814 Ferdinando, che sin da giovane fu chiamato Re Lazzarone¹, tornerà dal lungo esilio di otto anni in Sicilia e assisterà all’allontanamento a Vienna della moglie Maria Carolina, dietro pressioni inglesi perché accusata di complotto contro l’Inghilterra. Giunta a Vienna, Maria Carolina morirà nel settembre del 1814. Dopo due mesi il Re si risposerà con la duchessa siciliana, di Siracusa, Lucia Migliaccio (1770-1826) vedova del Principe di Partanna, e nel 1815, grazie al Congresso di Vienna, rientrerà in possesso del Regno di Napoli. Nel 1816 Ferdinando istituirà il Regno delle Due Sicilie diventando Ferdinando I delle Due Sicilie e, nel 1820, dietro le pressioni dei fermenti carbonari-antiborbonici e dei moti in Europa, sarà costretto a firmare la Costituzione che sarà ritirata subito dopo la repressione dei moti carbonari. Ferdinando morirà nel 1825 a 73 anni e sarà seppellito nella chiesa di Santa Chiara a Napoli, sepolcro ufficiale dei Borbone delle Due Sicilie. Se questo Re Borbone è stato stenuo difensore dell’assolutismo monarchico, va ricordato il suo proficuo adoperarsi nel campo culturale: nel 1778 promuove la nascita della Real Colonia di San Leucio, esperimento di modello sociale per gli operai della seta a pochi chilometri dalla reggia di Caserta che divenne, in seguito, un polo di eccellenza della produzione tessile, nel 1787 inaugura la Reale Accademia Militare della Nunziatella, nel 1805 dà un forte impulso all’università di Palermo e qui fa costruire un osservatorio astronomico sul tetto del Palazzo Reale, riorganizza l’università di Napoli dando anche una decisiva spinta agli scavi di Ercolano, Pompei e alla costruzione della reggia di Caserta, opere avviate da suo padre, Carlo I re di Napoli e Sicilia e III re di Spagna (Madrid 1716-1758).

¹ <<Personaggio molto particolare, Re Ferdinando IV di Borbone, famoso per le sue “incursioni” nei quartieri popolari, travestito e irriconoscibile. Leggenda vuole che il Monarca si divertisse molto durante queste sue serate nei quartieri di Napoli. Il suo maggior sollazzo sarebbe stato quello di prendere in giro la gente che incrociava per strada, farla oggetto di sonore pernacchie. Una notte cominciò a menare per il naso un soldato di guardia, tanto che la stessa sentinella, fortemente risentita, gli puntò contro il fucile. Il Re si salvò grazie all'intervento del Principe Sannicandro che lo accompagnava: il nobiluomo ed educatore del Monarca avvertì urlando la guardia che si trovava di fronte all'irriconoscibile Sua Maestà. La risposta de soldato fu rapida e lapidaria: “Ma i re non fanno simili porcherie!”.
Re Ferdinando ebbe un rapporto di amore-odio con la Sicilia. L'Isola fu suo rifugio durante l'ondata napoleonica salvando la sua vita e l'ordinamento borbonico del Meridione. In quel periodo di esilio, Ferdinando continuò con il suo stile di vita, fatto di battute di caccia, sua grande passione, lunghe cavalcate. Un legame forte con la Sicilia lo suggellò grazie al matrimonio morganatico con Lucia Migliaccio, Duchessa di Floridia, vedova del Principe Benedetto Grifeo di Partanna. Re Ferdinando rimase in Sicilia dal 1798 al 1801 e dal 1806 al 1815. Durante una battuta di caccia nella Tenuta del Cappellaro, Sua Maestà si ritrova vicino a uno dei caratteristici ovili siculi, con recinti delimitati da bassi muretti in pietra e basse casupole per la lavorazione del latte che facevano anche da momentaneo riparo per i pastori. Il Re giunge nel momento in cui tre pastori stanno facendo la ricotta dal latte ricavato dalle pecore. Ferdinando ha fame dopo la prima fase mattutina della caccia, prende una pagnotta offerta dai tre poveruomini, la taglia, ne toglie la mollica e con la crosta restante ne ricava una specie di scodella dove versa la ricotta ancora calda. Rifiuta le posate porte con immediatezza dai suoi inservienti. In questo modo il Sovrano costringe, indirettamente, cavalieri e nobiluomini del suo seguito a mangiare nello stesso modo, con le mani (se lo fa il Re, gli altri non possono agire diversamente). Durante questo pasto Ferdinando decide improvvisamente di dimostrare la sua riconoscenza verso i pastori dicendo: “Cu' non mangia ccu so' cucchiaru, lassa tuttu 'o zammataru” ("Chi non mangia con il suo cucchiaio -con le posate- deve lasciare tutto allo zammataru, al pastore"). Nessuno aveva utilizzato le posate, quindi un patrimonio di forchette, coltelli e cucchiai in argento finirono nelle mani dei pastori, arricchitisi così in pochi minuti. Da sottolineare che il termine “zammataro” è quello che identificava il pastore che trasformava il latte in ricotta>>. (tratto da www.grifeo.it)

cronarmerina.it


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