Cronarmerina - Turisti Famosi

A Piazza organi di Donato Del Piano e non solo

Organo a Canne, Donato Del Piano, chiesa Anime Sante del Purgatorio, P. Armerina, 1754

Nel post precedente sui due organi presenti nella nostra Cattedrale, vi avevo anticipato che leggendo la pubblicazione di Franco Pezzella¹, si è venuto a sapere che l'opera dell'organaro Donato Del Piano (1704-1785) a Piazza² non si era conclusa con quei due lavori eccellenti nella Chiesa Madre di Maria SS. Delle Vittorie nel 1743. Dieci anni più tardi, nel 1754, dopo gli esiti di una lunga malattia, l'attività dell'organaro campano, di Grumo Nevano (Na), procede spedita. Infatti, quell’anno egli stipula ben tre accordi, il 31 luglio a Noto, il 9 ottobre ad Aidone e il 16 ottobre a Piazza con i rappresentanti della Confraternita delle Anime del Purgatorio (con sede presso la chiesa di S. Stefano) per la costruzione di altrettanti strumenti. Dell’organo per la Confraternita delle Anime del Purgatorio di Piazza, ci è dato parlare per le sole poche notizie che si ricavano dall’accordo intercorso tra le parti. Secondo questo documento, l’organo (nella foto del 2013, prima del restauro) doveva avere dieci registri, due principali, sei di ripieno, uno imitante la voce umana e un altro il suono del flauto. Il prezzo fu pattuito in centododici onze (20.000 € ca.), una considerevole parte delle quali fu successivamente data in omaggio per devozione alla Compagnia dei Maestri aggregata alla Confraternita. Tredici anni dopo, nel dicembre del 1767, Donato Del Piano è a Piazza dove è chiamato dai fidecommissari della Chiesa Matrice per eseguire alcuni rifacimenti agli organi da lui costruiti tra il 1740 e il 1743 e per perfezionare e firmare le convenzioni per la realizzazione degli organi della Casa dei padri teatini e del vicino convento delle monache benedettine intitolato a S. Giovanni Evangelista. Il giorno 14 di quel mese si accorda, infatti, con padre Tommaso Valguarnera, preposito della Casa dei padri teatini, per la costruzione di un organo per l’attigua chiesa di San Lorenzo al Patrisanto dove svolgono le loro attività liturgiche, pregevolmente affrescata alcuni decenni prima dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans. Il giorno successivo s’accorda, invece, con suor Maria Serafica Trigona, suor Maria Rosa Celesti de Maria e con il sacerdote Vincenzo Vincitori, rispettivamente badessa, celleraria e procuratore del vicino monastero benedettino di S. Giovanni Evangelista, per la costruzione di un altro strumento nella chiesa conventuale. È triste constatare, però, che anche questi due organi non sono sopravvissuti alle ingiurie del tempo e degli uomini. Dalla lettura della convenzione apprendiamo, tuttavia, che l’organo dei teatini, pagato centocinque onze, era <<di nove registri […] otto bassi che sonano con tasti e più otto bassoni che sonano con li pedali […] a tre facciate […] con la cassa scorniciata ed intagliata con le canne di stagno alla veduta ed il resto con le canne di piombo>> mentre quello delle benedettine, costato centosessantotto onze, era costituito da dodici registri, di cui due simulanti una <<voce angelica>>, a cui corrispondevano ben quattrocentosettanta canne. Intorno agli anni 1774 e 1777 gli atti notarili documentano che Donato Del Piano intraprende altre attività economiche a Piazza, a Regalbuto e a Noto, tutte località, dove, nel contempo, egli è attivo anche in qualità di organaro. Le attività filantropiche di Del Piano³ trovano un’ulteriore testimonianza, come apprendiamo dal suo testamento, nella fondazione del Conservatorio degli Orfani di Piazza, città dove l’organaro aveva realizzato ben cinque organi, di cui due “non sopravvissuti”. Al conservatorio, fondato in epoca imprecisata, egli legherà, infatti un lascito di cento onze da versare entro i due anni dalla sua dipartita, la cui unica traccia è costituita da una ricevuta di ventinove onze versate dal suo erede, don Antonino Mazzone, al procuratore del conservatorio nel 1787. Riepilogando, da queste notizie tratte dall'opera di Franco Pezzella veniamo a sapere che uno dei più grandi organari del Settecento costruisce nelle chiese e nei conventi di Piazza ben cinque organi (di due si sono perse le tracce) che, dopo alcuni anni, li restaura e ne cura la manutenzione essendone l'organaro ufficiale. Nel contempo a Piazza lui ha altre attività che gli rendono bene e che lo convincono a lasciare una congrua eredità per la fondazione di un Conservatorio per gli orfani piazzesi di cui non ne avevamo alcun notizia sino ad oggi, forse perché alla sua morte le cento onze, quanto costava un organo piazzese, presero altre strade sconosciute, senza lasciare traccia alcuna.

¹ Franco PEZZELLA, Donato Del Piano homo virtuosissimo di far organi e cimbali, Istituto di Studi Atellani, in F. MONTANARO Collana PAESI E UOMINI NEL TEMPO-35, 2016.
² Nome della nostra città sino al 1862, quando a Piazza venne aggiunto il toponimo “Armerina”.
³ L'opera filandropica più importante e più ricordata fu quella di Catania. Nei primi anni Settanta di quel secolo, in coincidenza con <<una lacrimevole siccità, tale che una simile non era stata mai nelle contrade di Catania a memoria di uomini>>, Del Piano aprì e gestì a proprie spese, in zona Montevergine, a poca distanza dal monastero dei benedettini e dal Bastione del Tindaro, <<un nuovo forno in beneficio pubblico in favor dello Spedale di Santa Marta e de’ Poveri>>. Parte degli introiti provenienti dalla vendita del pane bianco alla francese prodotto dal forno, sarebbero stati infatti impiegati <<per sollievo ed alimenti>> dei degenti dell’ospedale di Santa Marta o degli Incurabili e degli indigenti ospitati presso l'Albergo dei Poveri. Qualche anno più tardi estese i benefici ad altre istituzioni assistenziali legate al nosocomio e alla Casa della Purità, come il ricovero di Donzelle vergini e di orfanelle sotto la cura di buone maestre.

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Fontana Oasi Cusmano/n. 58

La Fontana Oasi Cusmano n. 58 è quella nella foto, in marmo con quattro pesci nella vasca che annodano le code fino al calice, dove c'è una ninfa che tiene un pesce. Si trova presso l'Oasi Cusmano "La Malfa" meglio conosciuta come "Boccone del Povero". Dall'aprile del 2015, un decreto della Regione Siciliana ha concesso la possibilità alla CONGREGAZIONE FEMMINILE DELLE SERVE DEI POVERI "BOCCONE DEL POVERO" OASI CUSMANO LA MALFA, di svolgere attività assistenziale a favore di Anziani presso la Casa di Riposo di Contrada Scarante a Piazza Armerina. Dal sito www.cusmano.org sappiamo che <<il fondatore del "Boccone del Povero" fu il Beato Giacomo Cusmano, nato a Palermo il 15 marzo 1834 e morto il 14 marzo 1888 a soli 54 anni, spesi per il servizio dei fratelli poveri in cui vedeva Gesù. Apparteneva alla nuova borghesia siciliana, fu medico assieme ad Enrico Albanese, medico di Garibaldi e fondatore dell’Ospizio Marino a Palermo, e Michele De Franchis. Il Cusmano fu medico di poveri che affollavano la Palermo dell’800 e le campagne di San Giuseppe Jato, dove i Cusmano possedevano terre e case. Ma davanti alla miseria sempre crescente (colera, guerra del ’48 e del ’60, sommosse del ’66) volendo fare di più per la gente si fece prete, prete per i poveri. Contemplando nel volto del Povero Gesù stesso, s’impegnò con tutte le sue forze e i suoi averi a raccogliere, sfamare, istruire i poveri e fonda allora, il “Boccone del Povero”. A casa dell’amico De Franchis aveva visto che ogni commensale, prima di mangiare, metteva da parte un boccone, con cui si sfamava un povero. “Se tutti i benestanti di Palermo facessero la stessa cosa, si potrebbero sfamare tanti poveri”. E va di casa in casa in cerca del boccone, con cui sfamare tanti vecchi, ragazzi, bambine, giovani, sfruttate…>>. Le suore della Congregazione Femminile Delle Serve Dei Poveri precisano che <<Siamo religiose di voti semplici e perpetui, che viviamo una vita fraterna di “carità” ad imitazione di Cristo povero casto e ubbidiente, in una congregazione di vita apostolica, di diritto pontificio, chiamate a vivere la santità nella fedeltà del carisma del Cusmano. Abbiamo come fine "predicare la fede con la carità delle opere" per la salvezza delle anime e la promozione integrale del Povero, a gloria di Dio>>. Nel sito, però, non si parla dell'altro termine "LA MALFA". Dalle ricerche fatte tempo fa, risulta che l'Istituto "La Malfa" fu istituito dal vescovo di Piazza Armerina mons. Mario Sturzo nel 1905; nel 1953 i fratelli Giovanni e Gerolama La Malfa fondano l'Orfanotrofio maschile "S. Gabriele dell'Addolorata" con sede in via Monte Prestami e, nel 1961, i fratelli farmacisti Giovanni e Salvatore, assieme alla sorella insegnante Gerolama La Malfa, lo trasformano in "Casa Del Fanciullo" passando tutti i loro beni alla Congregazione delle Suore del "Boccone del Povero" che si occupano soprattutto dei figli abbandonati da genitori separati. I fratelli La Malfa riposano tutti nel cimitero della Bellia, nella loro tomba sul viale a poche decine di metri a dx dall'ingresso principale. 

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Le vie di Piazza/R

Dal 20 ottobre 2016 ho iniziato ad elencare tutte le strade di Piazza Armerina, con scritto accanto da dove iniziano sin dove arrivano, per meglio localizzarle. Lo scopo principale è quello di far conoscere ai Piazzesi e non il nome sia delle strade conosciute, sia delle tante sconosciute ai più e con nomi particolari. Ogni post elencherà le vie in ordine alfabetico e, per quanto è possibile, è stato messo a chi è stata intitolata. Si accettano segnalazioni di eventuali vie sfuggite nella compilazione.

R
Via RAGUSA, da via Piacenza a via Siracusa
Via PAPA ACHILLE RATTI, (pontefice) da via C. Di Marco a via I. Granato
Via RAUSA, (famiglia) nell'arco Ficarra
Via REBIBA SCIPIONE, (cardinale e gran priore S. Andrea sec. XVI) da via F. Cagno a c.da Dommartino
P.zza REGIONE SICILIANA, da via G. Matteotti-Itria-Piano Canali
C.le RESTIVO, (Ruggero, consigliere com. 1914) nel vico Giarruzzo
Via RIBERA, da via Villarosa a vico Troina
S.ta RIBILOTTA, (Santi, caduto 1^ G.M.) da via S. Rosalia a vico Cattedrale
C.le RIETI, nella via U. Parisi
Largo RITIRO, (sede di un orfanotrofio) da p.zza Umberto I a via Pietro Cagni
Via RIVOLI, (famiglia) da vico Tagnesi a via Celso
C.le RIZZO, (famiglia) nella via G. Verga
Via RIZZO, (Antonino, cons. com. 1903) da via Monte a via Misericordia
Via ROCCABIANCA, (marchesato) da p.zza Gen. Giunta a via Misericordia
Via ROCCAZZELLA, (Liborio, cons. com. 1901) da piano Crocifisso, a via S. Nicolò
Piano ROCCELLA ALCESTE, (avvocato e storico) da atrio Municipio a p.tta Fundrò
Via ROCCELLA GUSTAVO, (medaglia d'oro V.M. 2^ G.M.) da v.le Gen. Ciancio a via C. Di Marco  
Via ROCCELLA REMIGIO, (notaio, sindaco e poeta) da v.le Gen. Ciancio a p.zza Caduti sul Lavoro
Via Mons. ROSSO SEBASTIANO, (vescovo di Piazza) da via Amm. La Marca a via Mons. Palermo
Via ROMA, da p.zza Garibaldi a via Mons. Sturzo
Via ROMANO, (Domenico, dottore e cons. com. 1861) da via Monte a via A. Crescimanno
Via ROMANO VITO, (prof. liceo) da via Don Milani a c.da S. Pietro
Via PAPA RONCALLI, (pontefice) da via C. Di Marco a c.da S. Andrea
Via ROSSA GUIDO, (operaio-sindacalista assassinato dalle Brigate Rosse) da via U. La Malfa a via P. Nenni
Viale CONTE RUGGERO, dal 2011 da p.zza Sen. Marescalchi a bivio Madonna Della Noce

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Stemma S. Bartolomeo Trigona

Di nero colonna onoraria¹ bipartita d'oro in alone violaceo

Quando ho parlato del quadro di S. Bartolomeo Trigona in Cattedrale, tra le deduzioni elencavo anche l'immagine in alto a sinistra accanto ai due angioletti, rappresentante un cilindro verticale contornato da una luce gialla/arancione. È l'immagine che ricorda la colonna di fuoco del miracolo che accadde quando l'abate Bartolomeo, chiamato a Messina per discolparsi dall'accusa di aver arricchito i propri parenti con i beni che il conte Ruggero II aveva donato al monastero calabrese, non aprì bocca per difendersi e quindi fu condannato al rogo. Prima di essere dato alle fiamme ottenne il permesso di celebrare l'ultima Messa, ma alla Consacrazione apparve una colonna di fuoco che dai suoi piedi si elevava fino al cielo. Fu questo miracolo che convinse Ruggero II e i presenti a inginocchiarsi per chiedere perdono all'abate dell'errore commesso. È proprio questa immagine della colonna in mezzo al fuoco, che troviamo nello stemma in cima all'arco dell'altare nella cappella a dx dedicata a S. Bartolomeo Trigona in Cattedrale. Sottostante allo stemma, si trova l'iscrizione in latino che ci spiega a chi è dedicata la cappella <<D.O.M - DIVO BARTHOLOMAEO ABBATI - TRIGONIORUM FAMILIAE - GENTILI PATRONO - 1761>> ovvero <<PER MEZZO DI DIO.IL PIÙ BUONO.IL PIÙ GRANDE - AL DIVINO ABATE BARTOLOMEO - PARENTE PATRONO DELLA FAMIGLIA DEI TRIGONA - 1761>>. La data 1761 si riferisce all'anno della realizzazione della cappella in Cattedrale e per ricordare il suo maggior fautore, l'arcivescovo di Siracusa Matteo Trigona Palermo (1679-1753), venne posta una lapide sull'arco di sx e un suo busto soprastante l'aquila con lo stemma gentilizio sull'arco di dx. Inoltre, forse fu una coincidenza che l'anno 1761 morì l'altro alto ecclesiastico membro della famiglia Trigona che diffuse, assieme all'arcivescovo di Siracusa, il culto di S. Batolomeo Abate, P. Vespasiano Trigona S.J. (1692-1761). Questo padre gesuita piazzese dopo aver studiato nel nostro collegio, divenne insegnante di lettere umane e di rettorica, a Palermo ricoprì le cariche di rettore, di maestro dei novizi, di Provinciale di Sicilia e nel 1755 venne eletto Assistente d'Italia sino alla sua morte, avvenuta in Roma il 14/1/1761.

¹ La colonna isolata si dice votiva se è utilizzata con intento religioso, oppure onoraria se utilizzata in senso celebrativo come in questo caso araldico.

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Imperturbabile incoscienza

5 agosto 2017, Piazza Armerina assediata dagli incendi che lambiscono pericolosamente le abitazioni

Due giorni di incendi criminali hanno distrutto completamente i boschi piazzesi. Non si può rimanere insensibili davanti a tanto scempio voluto da menti incoscienti ora, da quelle negligenti prima. Tra qualche settimana tutto sarà dimenticato: sèmu a Ciàzza paisà!

Brucia il bosco

Per opera criminale
brucia il bosco demaniale;
l'aria è diventata oscura,
si respira fumo e arsura.

La cenere in ogni via,
ci sporca la biancheria.
Ora, la temperatura
ha varcato ogni misura.

Puoi andare allo scoperto,
da un ombrello coperto.
Chi causa questi disastri,
fa male a se stesso e agli altri:

anche loro sono umani
e non sono certo immmuni.
Per "questi", senza coscienza,
sarà doppia sofferenza.

Francesco MANTEO, agosto 2017

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