Novità sugli organi in Cattedrale In evidenza

Ritratto di Donato Del Piano, P. Scarano, Casa Comunale, Grumo Nevano (NA)

Ecco perché internet è un mezzo formidabile. Il 16 giugno scorso ricevo un commento riguardante il post “I due organi della Cattedrale” pubblicato due giorni prima su questo sito, dove Antonio Barbera mi faceva notare che aveva letto su un recente studio su Donato Del Piano (1704-1785) che “entrambi gli organi erano stati realizzati da Del Piano successivamente uno ricostruito da Pacifico Inzoli” e, molto diligentemente, allegava il link per leggere l’interessantissima ed esauriente pubblicazione dell’anno scorso di Franco PEZZELLA, Donato Del Piano homo virtuosissimo di far organi e cimbali, Istituto di Studi Atellani, in F. MONTANARO Collana PAESI E UOMINI NEL TEMPO-35, 2016. Eccovi i passi più interessanti per dare a Del Piano quello che è di Del Piano: <<Tra il 1740 e il 1743 Donato Del Piano è attivo nella cattedrale di Piazza Armerina ove realizza due grandi organi, di cui uno solo ancora esistente (l’altro è stato rifatto da Pacifico Inzoli a fine Ottocento), posti l’uno di fronte all’altro, al fine di consentire esecuzioni policorali e restaura l’organetto del capitolo della stessa chiesa, non più in loco. Dalle fonti si ricava che Donato intervenne successivamente più volte nel restauro e talvolta anche nel rifacimento di questi organi. Ulteriori rifacimenti e restauri sono stati operati una prima volta nel 1871 da Giovanni Platania, come documenta un’iscrizione posta all’interno della cassa, e più recentemente, nel 2000, da Francesco Zanin. Nella veste attuale l’organo (fig. 10) superstite si presenta, inserito in un’elegante veste barocca color crema con intagli dorati, frutto della fantasia e dell’impegno dei Turrisi, maestri intagliatori catanesi artefici di diverse opere d’arte lignee nelle chiese della zona, alloggiato nella cantoria posta nell’ultimo intercolunnio a destra della navata centrale, immediatamente prima del transetto. Le quarantuno canne con bocche allineate e labbri superiori a mitria da cui è composto sono distribuite in cinque campate cuspidate tranne le due intermedie che si presentano ad ali divergenti. Elementi ornamentali di ogni sorta arricchiscono oltremodo l’impianto architettonico: dalle paraste modanate adorne di capitelli ai peducci acantiformi, dalle ghirlande alle conchiglie, dai lambrecchini posti alla sommità delle campate ai trofei laterali e al medaglione sorretto dai festoni che corona la mostra, per finire ai due grandi angeli musicanti che dominano l’intero prospetto. La presenza di due angeli raffigurati nell’atto di suonare una tromba è un’evenienza molto rara nell’organaria italiana: potrebbe avere radici forse nell’arte organaria iberica; esempi simili in Italia sono noti in Piemonte (Torino, Real Chiesa di San Lorenzo), Lombardia (Grosotto, So, Santuario) Calabria (Cetraro, Cs, Chiesa di San Benedetto) e Campania (Grottaminarda, Av, Chiesa di Santa Maria Maggiore). Lo strumento non si discosta molto, nella tecnica, dagli organi precedenti, se non per il numero dei registri, ammontanti a ben quattordici (tra cui la Voce flebile, la Voce languente, i Bassi e i Soprani), azionati da quindici tiranti lignei a pomello, posti in due colonne a destra del manuale (14,1), per la tastiera, che conta cinquanta tasti (estensione Do1 – Fa5) ricoperti in bosso nei diatonici ed ebano nei cromatici e il numero dei mantici, ben tre del tipo “a cuneo” con azionamento manuale a stanga. La pedaliera (estensione Do1 – Si1), non originale, fu rifatta nel 1871>>. Dallo studio sopra riportato si deduce che ambedue gli organi presenti nella nostra Cattedrale furono realizzati e restaurati anni dopo dal più grande organaro italiano del XVIII secolo e, come riporterò in altri post su questo sito, la sua opera a Piazza non si concluse qui, perché il suo ingegno lo troviamo applicato per altri tre organi e per un’attività filantropica importante che sconoscevo. Mentre l’organaro Pacifico Inzoli, coadiuvato dai figli Lorenzo e Giuseppe, rifece quello di sinistra nel 1886, come è giustamente riportato nella scheda regionale che descrive l’organo che possiamo ammirare oggi.

cronarmerina.it

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