Ernesto Caputo In evidenza

Con la presentazione del libro di poesie nella foto, conosciamo un altro poeta nonché "irripetibile personaggio"¹ che si affaccia sul panorama della nostra lingua gallo-italica.

Ernesto Caputo Bottari nacque a Piazza Armerina il 27 maggio 1925. Frequentò il Liceo Classico distinguendosi per la sua bravura in Latino e Greco. Imparò benissimo il francese, prendendo lezioni dalla zia Matilde, lo spagnolo dal padre, che era stato per nove anni a Buenos Aires e, con lezioni private, l’inglese sia quello britannico che quello americano. Iscritto alla facoltà di Medicina poi cambiò per quella di Giurisprudenza ma, al termine degli studi, non andò a discutere la tesi. Si sistemò prima al Banco di Sicilia poi, definitivamente, all’Esattoria come cassiere. Sposatosi nel 1951 ebbe due figli, Enzo e Paolo, con la moglie Angela Bifera, figlia di don Paolo, pasticcere originario di Acireale (n.d.r. dal quale tutta la mia generazione, i nati negli anni Cinquanta, andò a gustare i prelibati gelati in Piazza Garibaldi, accanto al famoso Valentino magazzino per tutti). Coltivò tante passioni: la musica, la pittura, la scultura, la poesia, lo spettacolo e la caccia. <<La caccia era per lui più che uno svago una missione. Ernesto Caputo era davvero un cacciatore; ma di quelli che all’odore acre della polvere da sparo, preferiscono la poesia delle mattinate avvolte di bruma […] amava raccontare […] le avventure trascorse con il fucile in spalla […] animate da quella sua strana cultura del cane da caccia. E chi non lo ricorda a passeggio con al guinzaglio il cucciolo, ultimo arrivato ma sempre bellissimo. Ernesto è […] uno di quei personaggi che fanno di un posto una città […]. E questa città Ernesto ha amato come pochi: ne ha dipinto gli aspetti, cantato le vicende, rimpianto il passato, celebrato la storia, le tradizioni, la lingua>>¹. Ernesto Caputo si spense il 14 gennaio del 1990. Riposa nel Cimitero di Santa Maria di Gesù e sulla lapide il figlio Enzo fece incidere: Alle muse donò il cuore, a Piazza i versi, a noi lacrime e sorrisi. (tratto dalla BIOGRAFIA, a cura del figlio Enzo Caputo, in Ernesto CAPUTO, Vösg d’ Ciazza, Poesie in dialetto galloitalico piazzese, a cura di Fabio Furnari, Terre Sommerse, Roma 2015)

¹ Tratto da M. PRESTIFILIPPO, Orizzonti, in Ernesto CAPUTO, Vösg d’ Ciazza..., 2015, p. 10. 

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Commenti  

0 #8 sivio 2016-04-22 18:42
Ricordo Ernesto benissimo,solo pochi lo ricorderanno come un bravo comico e, duettava con (se non ricordo male) con Fontana.Un saluto a tutti quelli che ricordano questo simpaticone,silvio
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0 #7 Paolo 2016-04-19 08:31
Ciao Didi, volevo ringraziarti del commento e dei saluti. Ricambio con affetto Paolo Caputo.
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0 #6 Paolo 2016-04-19 08:26
ciao Didi volevo ringraziarti ricambiando isaluti anche se non ti conosco.
Saluti Paolo Caputo.
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0 #5 Salvatore Trebastoni 2016-04-16 18:39
A proposito del complesso, se non erro si chiamava "I dieci più uno" ed ho avuto il piacere di sentirli suonare da bambino a casa mia perchè allora suonavano di casa in casa, inoltre ho avuto modo, assieme ad alcuni componenti di detto complesso, di improvvisare delle seranate, a Piazza, ancora nel 1982.
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0 #4 Filippo 2016-04-16 09:14
Ho avuto la fortuna di conoscere Ernesto alle prese con la batteria.
Infatti oltre alla caccia aveva questa passione.
Stare in mezzo alla gente.
Erano gli anni sessanta e faceva parte di un " complesso" ( a quei tempi i gruppi musicali cosi si chiamavano) del quale non ricordo il nome.
Egli, più che con la batteria, era bravo a coinvolgere chi gli stava attorno poichè durante le esibizioni si divertiva e faceva divertire facendo di proposito assumere al suo volto, molto espressivo, movenze tali da suscitare risate. Il massimo lo raggiungeva
quando faceva roteare gli occhi.
Per me era un "grande" e resta un indimenticabile personaggio.
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0 #3 Gaetano 2016-04-16 08:43
A proposito della zia di Ernesto, Matilde Bottari, insegnante di francese e, durante l'Emergenza, preside al Magistrale. Cercando tra i miei appunti ho trovato che mio padre Gino, una volta, mi raccontò che durante i pochi bombardamenti su Piazza, effettuati dagli Alleati nel 1943, una bomba cadde nei pressi della sua abitazione di via Umberto 60. Mio padre, falegname, fu chiamato dalla Preside per riparare i danni causati nella sala da pranzo al primo piano. Una grossa scheggia era entrata dal balcone causando gravi danni alle imposte e al tavolo su cui poi, sorprendentemente, la trovarono "adagiata" senza aver causare vittime, ma solo un grande spavento.
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0 #2 Didi 2016-04-16 07:10
Ricordo perfettamente il Sig. Caputo a passeggio con il suo cane. Persona onesta e simpatica. Un saluto ai suoi famigliari.
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0 #1 Roby 2016-04-16 06:38
Prof. complimenti per la chiarezza e la sintesi mostrata anche in questa occasione. Non ci si stanca mai a leggere i suoi post. Alla prossima.
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