Beato frat'Innocenzo Milazzo/3

Parte del frontespizio del libro dal quale è tratta la vita di fra Innocenzo
Vita del Beato frat'Innocenzo Milazzo

3° Capitolo

(Palermo, S. Anna di Giuliana e Piazza, 2^ metà del 1500)

Dal tempo, che passò nella Riforma fin'all'ultimo di sua vita visse con rigida asprezza, che dava ammirazione ad ognuno. Digiunava tutte le quaresime del P. S. Francesco quasi sempre in pane, acqua, ed erbe; dormiva sù la nuda terra, portava asprissimi cilizi, e per molto tempo vestì sù la nuda carne un giacco di ferro sin'all'effusione del sangue; vigilava quasi sempre per continuare l'orazione, e sentendo per questo qualche resistenza nel corpo bisognoso di sonno, egli per vincerla pigliava sù le spalle grossissime pietre, e spasseggiava per il Chiostro, con che venne a ridurre il suo corpo a tal'ubbidienza circa il sonno, che non aveva ora determinata per quello, ma quando voleva vegliare, vegliava, e quando voleva riposare dormiva senza contradizione alcuna. In alcune quaresime intiere soleva fare gl'esercizi spirituali de' Romitorj solitario in qualche Oratorio, particolarmente nella Montagna di S. Maria di Giesù di Palermo, dove un Frate gli portava un poco di pane, ed acqua ogni giorno. Riputavasi il maggiore peccatore del Mondo, aveva sempre nel pensiero, che tutti siamo pellegrini in questa valle di lagrime, e però sottoscriveva le lettere, F. Innocenzo Pellegrino; portava sempre abiti vecchi, e rappezzati lasciati da Frati, non usandone mai nuovi, procurava a tutto potere esser dispregiato da ognuno, ed acciò i nobili, e personaggi non facessero di lui conto veruno, gli parlava alla grossolana, sebbene quelli perciò più lo stimavano. In Convento faceva esercizi umili, e di mortificazione. Alle volte in giorno di digiuno, e penitenza s'appiccava al collo un vaso di Creta, e chiedeva nel Refettorio limosina per amor di Dio, e di quello i Frati li davano, si cibava in terra inginocchione; s'ingegnava sovvenire il prossimo non solo colla predicazione, confessione, e buoni documenti, ma anco nelle necessità corporali. Una mattina per tempo abbattè un Novizio, che andava all'officio, e guardandolo gli disse, fratello mi sembrate molto debole; gli toccò il polso, e conosciuto esser tale, e che per vergogna non lo diceva, il condusse alla Canneva, e lo fece ristorare, essendovi egli presente. Un'altra volta dimorando nel Convento di S. Anna di Giuliana¹, essendo una gran penuria, e caduta molta neve, andò alla porta del nostro Convento numeroso stuolo di poveri a chiedere limosina, e non avendo, che dargli il Servo di dio, presosi un Frate per compagno andò per la neve alla Terra, fè la cerca del pane per i poveri, quali condusse seco; la Gente vedendolo camminar per la neve, gli diede copiosa limosina di pane, qual'egli distribui a necessitosi. (continua)
 
¹ A 2 Km. da Chiusa Sclafani (Pa). Il Convento è uno dei luoghi cruciali del francescanesimo siciliano. Nel 1534 passò ai frati minori riformati sotto la guida di fra Simone da Calascibetta (lo stesso fra Simone Napoli da Calascibetta che si ritirò presso il nostro convento di S. Maria di Gesù) per condurre una vita da anacoreta con altri seguaci, tra i quali fra Innocenzo Milazzo da S. Lucia del Mela.
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