Padre Carmelo Capizzi S.J./1 In evidenza

Padre Carmelo Cappizzi S.J.¹, (1929-2002)

Il 5 dicembre del 2002 muore a Roma un piazzese che Alla sua terra e cultura d'origine fu legato da affetto profondo e in Sicilia tornava volentieri con frequenti viaggi che alimentavano insieme le amicizie e gli studi. Si tratta di Padre Carmelo Capizzi, membro della Compagnia di Gesù. Pochi mesi prima della sua dipartita, aveva scritto personalmente sul semestrale dell'Accademia Angelica-Costantiniana di Lettere Arti e Scienze - che a lui Rettore dal 1990 dedicava in quel numero una miscellanea di Studi - il proprio "Profilo bio-bibliografico". Da oggi ho deciso di proporVi quel Profilo integralmente per aiutare a conoscerlo chi non lo conosceva, a ricordarlo chi ha avuto la fortuna di apprezzare la sua personalità e la sua vasta cultura. 

Sul filo dei ricordi

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Mi scuso col lettore della forma schematica e poco discorsiva in cui presento questa scheda circa la mia biografia. Voglio evitare due rischi: 1) di dar l'impressione di scrivere una specie di elogio autobiografico che per istinto e per motivi di varia riflessione mi ripugnerebbe; 2) di perdermi - nel parlare della mia modesta vicenda di uomo e di studioso - in particolari marginali perdendo di vista i fatti che, ad avviso almeno di chi ha buon senso, dovrebbero costituire in questo genere di discorso l'ossatura portante o l'essenziale da ricordare... Ebbi la sorte - sarei tentato di dire: la fortuna o, addirittura la grazia - di nascere in Sicilia, il 14 luglio 1929. Naqui in una delle aree più povere e oggi trascurate dell'Isola, intendo dire a Piazza Armerina, fondata dai Normanni e dai "Lombardi" nel sec. XI, mantenutasi come città demaniale e capoluogo di comarca fino al 1812, tuttora capoluogo di diocesi fin dal 1816. Pur degradata e in parte spopolata fin dal 1926 per la fondazione a sue spese della provincia di Enna, è salita alla ribalta internazionale nell'ultimo mezzo secolo grazie alle nuove scoperte compiute da una nuova campagna di scavi nella Villa romana del Casale; lo splendido monumento ricco di circa 4.000 mq. di mosaici pavimentali - per lo più figurativi e dei secoli III-V (?) - distante dal centro urbano poco più di tre km. La mia data di nascita esatta risulta dal Libro dei battesimi della mia parrocchia (n.d.r. parrocchia S. Filippo); ma all'anagrafe civile fui dichiarato per errore come nato due giorni dopo, cioè il 16 luglio 1929. Ciò spiega che la prima data si presenta nei documenti ecclesiastici; mentre la seconda nei documenti statali o civili. I miei genitori, Biagio e Giuseppina Correnti, tipici rappresentanti dei piccoli contadini della Sicilia di settant'anni fa, ebbero il coraggio cristiano e la fiducia nella vita per dare a me, primogenito, otto fratelli e sorelle per i quali essi vissero e si sacrificarono spesso nel senso più letterale della parola, come, del resto, avevano fatto i miei nonni, che ho avuto la buona sorte di conoscere tutti e quattro. Così, nonostante difficoltà economiche e sociali, crebbi sereno e felice nella mia famiglia (n.d.r. Famiglia Capizzi), dove ci si voleva bene per davvero. La mia infanzia e prima adolescenza trascorsero per lo più nel mondo agreste e paesano del Verga, descritto soprattutto nel suo Mastro don Gesualdo, nei Malavoglia, e nelle sue Novelle rusticane. Era un mondo, nel quale la motorizzazione era agli albori, nonostante la linea ferroviaria a scartamento ridotto Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone: se le biciclette erano piuttosto numerose, le motociclette, le automobili e gli autocarri si contavano sulle punte delle dita. Il territorio di Piazza Armerina, come quello di gran parte della Sicilia, era ancora solcato da strade carrozzabili raramente asfaltate, da trazzere e viottoli sassosi - polverosi d'estate e fangosi d'inverno - percorsi giornalmente da carretti, muli, cavalli, asini e spesso invasi da greggi di capre, pecore e buoi. Crebbi pure pieno delle ingenue attese dalla vita, che allora si respiravano nell'aria e venivano nutrite specialmente dall'insegnamento scolastico fin dalla prima elementare. Frequentavo la scuola italiana degli anni '30 e '40 tutta permeata, almeno esteriormente, di spirito fascista: sopra la cattedra dell'insegnante, il ritratto di Mussolini (il Duce) affiancava immancabilmente quello del re Vittorio Emanuele III, divenuto imperatore nel 1936. Sui loro ritratti dominava sempre il crocifisso. I libri scolastici ci nutrivano continuamente con pagine entusiastiche e a senso unico sulla storia greca e romana, del Medio Evo e del Risorgimento; sulla prima guerra mondiale, la marcia su Roma, le "opere del regime", quali la battaglia del grano, le bonifiche Pontine, i primati sportivi man mano raggiunti, l'impresa di Umberto Nobile al Polo Nord, la trasvolata dell'Atlantico, la conquista dell'etiopia, il ritorno dell'Impero sui "colli fatali di Roma". Da tale storia emergevano i nuovi destini dell'Italia moderna, maestra di civiltà, divenuta ormai potente e rispettata. Ci veniva assicurata con lezioni, "giornali radio", film "Luce", frequenti canzoni marziali e sentimentali l'immancabile vittoria a cui stavano conducendo l'Italia i suoi eserciti, affiancati da quelli della potente Germania hitleriana durante la seconda guerra mondiale; del resto "vincere" era "la parola d'ordine di una suprema volontà", ecc. ecc. (continua)

¹ Le sigle S.J. oppure S.I. dietro il nome di un ecclesiatico indicano l'appartenenza all'Ordine Religioso Gesuita perché S.J. sta per Societas Jesu. Originariamente la forma esatta era solo S.I. perché la J non era presente nell'alfabeto latino antico. I Romani non conoscevano la W e per la U usavano la V. La U e la J fecero la loro comparsa nel rinascimento. Pertanto la J è l'ultima lettera aggiunta all'alfabeto latino moderno. 

cronarmerina.it

 

Commenti  

0 #5 Gaetano 2016-03-05 09:16
Quando trovate dietro a un nome ecclesiastico la sigla S.J. oppure S.I. vuol dire che fa parte dell'Ordine Religioso Gesuita perché S.J. sta per Societas Jesu. Originariamente la forma esatta era solo S.I. perché la J non era presente nell'alfabeto latino antico. I Romani non conoscevano la W e per la U usavano la V. La U e la J fecero la loro comparsa nel rinascimento. Pertanto la J è l'ultima lettera aggiunta all'alfabeto latino moderno.
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+1 #4 Gaetano 2016-03-05 08:58
A questo punto, egregio Prof., spieghi a noi poveri profani cosa vogliono dire le due sigle: S.J... Grazie.
Scusa, lo davo per scontato. Quando trovate dietro a un nome ecclesiastico la sigla S.J. oppure S.I. vuol dire che fa parte dell'Ordine Religioso Gesuita perché S.J. sta per Societas Jesu. Originariamente la forma esatta era solo S.I. perché la J non era presente nell'alfabeto latino antico. I Romani non conoscevano la W e per la U usavano la V. La U e la J fecero la loro comparsa nel rinascimento. Pertanto la J è l'ultima lettera aggiunta all'alfabeto latino moderno.
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0 #3 Didi 2016-03-05 08:13
A questo punto, egregio Prof., spieghi a noi poveri profani cosa vogliono dire le due sigle: S.J. A parte questo, aspettiamo di leggere anche le parti successive. Grazie.
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+1 #2 Gaetano 2016-03-04 09:15
Citazione Didi:
Scusate, ma siamo sicuri che quando scrive:
" Il territorio di Piazza Armerina, come quello di gran parte della Sicilia, era ancora solcato da strade carrozzabili raramente asfaltate, da trazzere e viottoli sassosi - polverosi d'estate e fangosi d'inverno - percorsi giornalmente da carretti, muli, cavalli, asini e spesso invasi da greggi di capre, pecore e buoi" si riferiva al periodo della sua infanzia e non a quello attuale????

Caro Didi, devi sapere che anche in questo noi teniamo alle "tradizioni".
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0 #1 Didi 2016-03-04 08:24
Scusate, ma siamo sicuri che quando scrive:
" Il territorio di Piazza Armerina, come quello di gran parte della Sicilia, era ancora solcato da strade carrozzabili raramente asfaltate, da trazzere e viottoli sassosi - polverosi d'estate e fangosi d'inverno - percorsi giornalmente da carretti, muli, cavalli, asini e spesso invasi da greggi di capre, pecore e buoi" si riferiva al periodo della sua infanzia e non a quello attuale????
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