Gaetano Masuzzo

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Piazza, dopo il rogo

Panorama desolante dalla Cresta del Gallo

La catastrofe a cui abbiamo assistito ci ha lasciati orfani del meraviglioso verde che chissà quando ritornerà, ma dimenticheremo, dimenticheremo, non impariamo.

PIAZZA, DOPO IL ROGO

Dopo l’incendio di agosto
torno in quel magico posto,
sotto la Cresta del Gallo
vedo un paesaggio brullo.
Niente è più come prima
sembra un’altra Hiroshima.
La distesa dal verde manto
è mutata in giallo spento.
Tanta pineta è scomparsa
rimane solo terra arsa.
Quell’aroma inebriante
ora è solo ripugnante.
Non c’è vegetazione
solo cenere e carbone.
Gli alberi più impettiti
sono scheletri anneriti
e attraversando un percorso
possono finirci addosso.

Piazza col suo panorama
era una graziosa dama
con la chioma fascinosa
e ora appare luttuosa.
Ogni oltraggio alla natura
lo si paga a dismisura
senza deroghe e condoni
con tremende inondazioni
smottamenti e cicloni
che devastano regioni.
Togliendo la vita agli alberi
la si toglie agli altri esseri
chi commette queste azioni
distrugge anche i suoi polmoni.

Francesco MANTEO, Ottobre 2017

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I sellai a Piazza

Un sellaio (badeddàru) al lavoro

Sellai a Piazza
Come ho spiegato nei due post 1700 - Mezzi di trasporto turisti e non e 1800 - Mezzi di trasporto turisti e non prima dell'avvento e diffusione dell'automobile si usavano le cavalcature (asini, muli, raramente cavalli) e le lettighe per gli spostamenti e, ovviamente, anche per i lavori nell'agricoltura che rappresentava, sino alla metà degli anni '50, l'attività economica più importante delle nostre zone. Pertanto, erano diffuse le attività artigianali concernenti la manutenzione del mezzo di locomozione e trasporto come i 'nferrascècchi (i maniscalchi che, assieme ai fabbri, avevano a Piazza anche un Sodalizio) o i staffèri-sèrvi (gli staffieri-servitori che anche loro erano riuniti in un Soladlizio). Anche a Piazza sino agli anni '70, esistevano numerosi sellai che venivano chiamati bardeddàri (da bardèdda, diminutivo di bàrda, bàsto, sella) che vendevano, oltre che corde di tutte le qualità e misure, anche i finimenti che servivano a "vestire" il quadrupede e a condurlo o attaccarlo alle lettighe o ai carretti (briglie, capezze, staffe, testiere, redini, morso, imbragature, martingale e pettorali). Un giorno dello scorso agosto il sig. Filippo Taormina, che da giovane aveva lavorato con lo zio bad'ddàru, mi ha aiutato a ricordarne un buon numero, aggiungendo anche l’ubicazione del loro locale-magazzino. Eccoveli: Brischetta Calogero in via Roma, Capizzi in via Monte, Garao nella salita Trigona, Lo Bello in via Mendoza (o Stràtunèddu), Lo Re Angelo (1925-26)¹, Marino Benedetto (1925-26)¹, Marino Carmelo (1925-26)¹, Militello Mario in via Umberto/Purgatorio, Prestifilippo, Taormina Vincenzo alle Botteghelle/via Carmine.

¹ Vedi post I Commercianti a Piazza/6.

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Le fregature assicurative "mondiali"

Come doveva essere la polizza assicurativa stipulata da mio nonno paterno nella 1^ Guerra Mondiale

Ripeto che su internet si trova di tutto, io questa volta, leggendo il post Polizze di guerra ho capito quello che accadde (accennandolo nel mio intervento del 30 settembre u.s.), dopo la fine della 1^ Guerra Mondiale, all'assicurazione di £ 1000 che mio nonno paterno, il bersagliere Angelo Masuzzo, diceva di aver stipulato mostrando la ricevuta, come quella nella foto, a mio padre Gino, primogenito nato 3 anni dopo la fine del conflitto. Mio nonno, ex conbattente, aspettò deluso per tantissimi anni, ma inutilmente. Questa, insieme a tante altre delusioni, furono gli elementi che portarono il fascismo al governo, con le conseguenze che tutti conosciamo.

<<Polizze di guerra - Rovistando nei cassetti di vecchi mobili dimenticati o lasciati in eredità da anziani parenti, qualche volta, si ha la ventura di trovare vecchie foto ingiallite di familiari, lettere conservate e dimenticate o strani documenti che attirano la nostra curiosità facendoci scoprire singolarità impensabili. Così è capitato all’amico Carlo Petacco quando ha scoperto, tra le cianfrusaglie conservate da uno stretto parente passato a miglior vita, una polizza di assicurazione (nella foto) sottoscritta da chi stava combattendo la prima guerra mondiale. Quest’anno corre il centenario della entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, evento ricordato con la pubblicazione di qualche libro e con qualche manifestazione che commemora i nostri militari caduti nella così detta “Grande Guerra”. “Grande” solo per il numero degli stati, di tutti i continenti del mondo, coinvolti e per l’alto numero di vittime tra i militari e i civili. Uno dei più sanguinosi conflitti della storia del genere umano. La stima del numero totale delle vittime non è, ancora oggi, definito con certezza e varia dai 16 milioni a più di 17 milioni di morti, tra militari e civili (oltre 7 milioni). L’Italia ebbe sui campi di battaglia e nei territori di guerra oltre un milione e duecento mila vittime di cui circa 660.000 militari. Questo premesso, “la guerra è guerra e gli affari sono affari”, così l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA) in seguito a un decreto del governo in carica si inventò una “Polizza speciale di assicurazione mista a favore dei combattenti”. La polizza, che presenta alcuni aspetti alquanto curiosi per non dire “cavillosi”, certamente fu propagandata tra le truppe al fronte e stipulata nei vari reparti di appartenenza. Infatti il documento, oltre alle firme prestampate del Presidente del consiglio di amministrazione, del Consigliere delegato (INA), del Ministro del Tesoro, del Ministro per l’industria il commercio e del lavoro, porta in calce la firma del militare assicurato, del Comandante e il timbro del reparto di appartenenza. Considerando la “paga del soldato” è facile intuire che per stipulare questa assicurazione il militare doveva farsi spedire i soldi da casa così come è stato per il caporale del Genio teleferisti Armando Petacco da Castelnuovo Magra, nonno dell’amico Carlo. La polizza, di cui non si conosce il costo, fu stipulata a favore del fratello più piccolo di Armando e precisa: L’INA pagherà a Petacco Italo di Giovanni la somma di 1000 lire (una bella cifra per quei tempi) immediatamente dopo la morte* del sig. Petacco Armando di Giovanni... Attenzione all’asterisco che richiama alla nota di fondo pagina: Escluso il caso di morte in combattimento, a seguito di ferite riportate combattendo o a causa di servizio di guerra. In ogni caso se il titolare dell’assicurazione Petacco Armando dovesse sopravvivere alla guerra, alla malattia e ad altri successivi eventi potrà ritirare, lui stesso, la somma di mille lire trenta anni dopo dalla stipula della polizza e cioè nel 1947. A quella data era finita anche la seconda guerra mondiale e con mille lire si comprava poco più di un chilo di carne bovina. Però a termine di legge l’assicurato avrebbe potuto ritirare, finita la guerra (1918) e tre mesi dopo la smobilitazione, l’importo previsto dalla polizza a condizione che il valore di essa sia rinvestito con le opportune garanzie in strumenti di produzione e di lavoro. Non è mai facile recuperare i premi assicurativi in denaro sonante per i codici o i codicilli che contengono le polizze anche quando sono garantiti dalla legge e sottoscritti da una serie di ministri e autorità garanti, ma nel caso specifico di queste polizze più che a favore dei combattenti sembrano degli imbrogli nei confronti di chi stava servendo in armi la patria>>. Per concludere, devo dire che probabilmente nessuno volle spiegare bene ai reduci, quasi tutti analfabeti, che avrebbero potuto ritirare la somma dopo tre mesi dalla smobilitazione anche se per investirla in strumenti di lavoro. Questo detto calza veramente a pennello: "Curnùti e bastunàti".  

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Firme e date al Purgatorio

Sportello che copre i tiranti sulla tastiera dell'organo nella chiesa del Purgatorio prima del restauro

La caricatura del "profesore" disegnata sul legno della cassa dell'organo prima del restauro

La firma di uno studente/allievo sulla cassa in legno dell'organo prima del restauro

La caricatura con il soprannome di un compagno-allievo sul parapetto in gesso della cantoria

Come vi avevo anticipato sul post L'organo del Purgatorio a Santo Stefano, eccovi le foto con alcune firme, date e caricature lasciate sull'organo del Purgatorio nel secolo scorso e che il restauro, avvenuto tra il 2015 e il 2017, ha cancellato per sempre. Nella foto in alto si distinguono sullo sportello dei tiranti sopra la tastiera: a sx la data "8.8.1935" che sovrasta la firma a matita "E. Laurella"; a dx il nome a matita e a stampatello "LAURELLA VINCENZO", probabilmente parente del primo, che sovrasta quella che dovrebbe essere una data, anche se il giorno è postposto al mese "3.14.36". Nella seconda foto c'è la caricatura del "profesore" (con una "s") disegnata a matita sul lato destro della cassa in legno dell'organo. È un disegno che è ripetuto altre tue volte sempre sullo stesso lato, a dimostrazione del grande "affetto" dell'allievo per il "profesore". Sempre sul lato destro della cassa dell'organo si trova la firma a matita riportata nella terza foto "S Serpendino Giuseppe". Per finire, una dei tanti graffiti incisi sul gesso del parapetto della cantoria sopra l'ingresso della chiesa del Purgatorio: un disegno raffigurante una gallina, il nome "GIUSEPPE" e il soprannome "Gallinaccio". Questi sono segni lasciati nei vari decenni (ve ne sono alcuni dell'Ottocento: Calogero Ciurg... 1873, Amoroso Guglielmo Ettore) da insegnanti organisti, allievi, chierici, seminaristi, etc., che frequentavano la cantoria e la chiesa a pochi passi dalla piazza principale della città. Della chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, ormai chiusa al culto e sconsacrata, si sa soltanto che fu aperta al culto sotto il nome di "Anime Purganti e Maria SS. della Carità" nel 1679 e consacrata il 9 settembre del 1762. Neanche negli scritti dello storico Litterio Villari si trovano tante notizie su questa chiesa, ecco cosa viene soltanto ricordato nella sua Storia Ecclesiastica, 1988, pp. 59 e 77: <<- Sodalizio delle Anime del Purgatorio sotto il titolo della Madonna della Carità composto da sacerdoti e la chiesa delle Anime del Purgatorio nell'ambito della parrocchia di S. Stefano>>.

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