Famiglia Branciforti

D'azzurro al leone coronato d'oro sostenente con le gambe del davanti uno stendardo rosso, astato di nero, caricato da tre gigli d'oro, svolazzante a sinistra. Nella punta a destra due zampe mozzate d'oro poste a croce di Sant'Andrea


L’antichissima famiglia Branciforte/i venne in Italia verso l’anno 800 al seguito di Carlo Magno da cui ricevette la città di Piacenza, dove il Casato si distinse per onore e grandezza. Nel 790 Obizzo, alfiere generale delle milizie carolinge, subisce l’amputazione delle mani a difesa della bandiera, per la quale gli vale l’appellativo di De Branchiis Fortibus, da allora chiamato Obizzo Branciforti, ricambiato con Terre e Castelli nel Piacentino. Nel 1300 da Piacenza la famiglia arriva a Platie e Stefano è il I barone di Mazzarino e Gallizzi nonché maestro razionale del Regno. Subito dopo Raffaello è il II barone di Mazzarino e castellano di Piazza. Nel 1398 Nicolò I conte di Garsiliato IV barone di Mazzarino e capitano di Plaza, diventa barone del Casalotto e di altri 9 feudi. Gli eredi, in seguito ad acquisti e a matrimoni, diventano titolari anche dei feudi: 1415 S. Cono e Gibiliusi, 1540 ca. Tavi (poi Leonforte), Melilli e Cammarata, 1550 Castiglione, 1556 Fessima e Pietratagliata, 1591 Barrafranca, Militello, Terra di Occhiolà (poi Grammichele), 1600 ca. Butera, Pietraperzia, 1610 Tavi-Leonforte (con Nicolò Placido I Branciforti fondatore), 1676 Terra di Occhiolà (diventa Grammichele con Carlo Maria Branciforti fondatore). Nel 1598 Francesco Branciforti permuta il borgo Casalotto con i giurati di Platea, in cambio dei diritti sulle acque del fiume Gela per i suoi mulini posti sotto Mazzarino. Nel 1638 Ottavio Branciforti è il vescovo della Diocesi di Catania, della quale Platea fa parte, e visita la Città. Questa famiglia, insieme a poche altre (4 o 5) residenti a Piazza, è fondamentale per l'evolversi della vita civile e militare di tutta la regione, a iniziare dai secc. XV e XVI.
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