Cronarmerina - Come Eravamo

Famiglia Jaci

D'azzurro al leone d'oro tenente con la branca anteriore una palma di verde e con la sinistra una spada volta in giù e inflitta in uno scudo, il tutto in oro.
La famiglia Jaci (alias Iaci) è originaria di Valenza (non viene precisato se trattasi della città spagnola o del comune in provincia di Alessandria, una volta facente parte della marca del Monferrato), portata in Sicilia da Arnaldo regio segretario nel 1339. 1409 Francesco è mastro notaro della Gran Corte e ottiene la terra di Jaci (non specificato il sito). La famiglia de Jaci (o de Jacio, di Jace) è presente già nel 1510 a Pietraperzia e nel 1514 a Convicino (poi Barrafranca). 1455 Giovanni de Jachi è priore carmelitano a Mazzara. 1520 la famiglia Jaci è presente ad Aidone ed è iscritta alla Mastra Nobile a Pulice (come veniva chiamata allora la nostra Città). 1538 Giovanni Filippo Jaci concede una piccola casa colonica e un piccolo appezzamento di terra in cotrada Rambaldo a dei frati Francescani Cappuccini. 1596 Girolamo di Jaci senior compra i feudi Baccarato e Fargiuni. 1610 Giovanni Francesco ottiene il titolo di barone di Feudonuovo (c/o Aidone). 1630 ca. Domitilla Sanfilippo è vedova di Giacinto Jaci e la figlia, Pelagia, sposa nel 1633 Diego Platamone barone di Pòjura. 1638 Girolamo di Jace junior è proconservatore di Mazzara, giurato e capitano di giustizia della nostra Città nel 1629 e nel 1641 è barone del Casalotto che vende nel 1681. Nel XVII secolo la famiglia Jaci è la più cospicua di Aidone. 1702 Agostino Iaci senior è barone e giurato. 1736 Bartolomeo Iaci è padre gesuita docente nel Collegio della Città. 1743/44 Paolo Jaci barone di Feudonuovo è giurato. 1752 Agostino Iaci junior barone di Feudonuovo e Magnini è giurato della Città nel 1760 è capitano di giustizia, nel 1771 è anche barone di Vallegrande, nel 1791/92 è senatore e nel 1799 è patrizio. 1802/1803 Benedetto Jaci barone di Feudonuovo e Magnini è senatore, nel 1812 fa parte della corrente che accetterebbe la concessione da parte del Re della Costituzione del 1812. 1804/1805 Giuseppe Iaci-Tedeschi barone di Feudonuovo è tra i senatori che accolgono a Piazza il re Ferdinando II e nel 1816 è tra i consulenti (consiglieri comunali), nel 1819 è secondo eletto quindi coadiutore del Sindaco e nel 1837/39 è decurione (consigliere comunale). 1827 Agostino Iaci-Genova barone di Feudonuovo è secondo eletto nell'amministrazione comunale e nel 1837 è decurione (consigliere comunale) e nel 1839 è decurione 2° eletto. Nei primi anni del Novecento il titolo di barone di Feudonuovo è di Benedetto Iaci il quale, sposato con Margherita principessa di Rosso di San Secondo-Palermo, non ha eredi e pertanto alla sua morte il titolo passa nel 1927 al fratello Giuseppe. Da questi il titolo passa al primo dei suoi 3 figli, Agostino, Donato e Benedetto. Agostino, avendo avuto due figlie, alla sua morte passa il titolo a suo fratello Donato che, a sua volta, lo trasmette al primo dei suoi 4 figli maschi, Giuseppe, Ermanno, Giovanni ed Enrico. Alla morte di Giuseppe, che ha avuto solo 2 figlie, il titolo è passato al primogenito di Ermanno, Stefano, attuale barone. A Piazza esiste una via dedicata a questa famiglia, via Iaci, che da piano Demani va a Scalazza S. Veneranda e, inoltre, â calàta û Cullègg (di fronte la farmacia Gurreri) c'è il Palazzo della famiglia Jaci. E' quello costruito dal duca Desiderio Sanfilippo poi passato alla famiglia Genova di Cutomino e nel 1705 alla famiglia Jaci. Infatti, sul mascherone dell'arco del portone si può ammirare il loro bellissimo stemma. Inoltre, ho trovato uno stemma nella chiesa del Carmine. Gaetano Masuzzo/www.cronarmerina.it
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La festa perenne

W. A. Bouguereau, Affetto materno, 1869

Per la festa della mamma questo meraviglioso quadro e due frasi

   "La mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo"

W. R.  Wallace

"Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino"

E. Biagi

Inoltre, mia moglie Maria ha manifestato il desiderio di riportare questa poesia di suo fratello Tanino Platania

 

Mamma 

Il silenzio si adagia
sulla soglia dell'anima
e tra ammassi innocenti di poesia,
una carezza d'antica mano
mi solletica il cuore.
La riconosco,
traboccante e austera
alla vecchia maniera,
perché in quegli anni corti,
me le suonavi per davvero, mamma.
 
Sì! Corti, come i miei pantaloni, mamma!
E comunque, quanto bastavano a scoprire
le gambe delle mie bugie.
 
Ora, in questa diversità di vita
che passa e ci sorpassa,
l'amore tuo lo sento ancora addosso,
ma continuo a nascondere
nei miei silenzi
il meglio di te, mamma.
 
Acqua buona e fresca eri per me
e sempre mi ritrovo a bere di te,
nei riflessi di una mia gioiosa lacrima
il tuo dolce sorriso
e se un bimbo chiama mamma
quel nome sei sempre tu.

Tanino Platania

 

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Che chiesa a Palermo!

Chiesa del Gesù a Palermo, 9 maggio 1943

Proprio settanta anni fa Palermo subì un terribile bombardamento aereo americano. Allora le bombe non erano molto intelligenti (come se oggi lo fossero) quindi tantissimi monumenti furono rasi al suolo. Tra questi fu danneggiata parecchio, e si vede dalla foto, la Chiesa del Gesù altrimenti conosciuta come Casa Professa. Secondo me è tra le più belle chiese che esistono al mondo, scusatemi, ma non sto esagerando. Da fuori sembra una normale, ma dentro... Consiglio sempre a chi va a Palermo di farle una visita, per provare quello che ho provato io, quando l'ho scoperto per caso girando per uno dei quattro quartieri del centro storico della Città, Ballarò. Facile da raggiungere: si trova a 150 metri dai Quattro Canti o 100 metri da Piazza Pretoria, dalla via Maqueda si prende via dell'Università e subito si arriva davanti la chiesa. La prossima volta che andate a Palermo, entrateci e fatemi sapere. All'inzio del 1600 fu ampliata dall'architetto responsabile delle fabbriche dei Gesuiti in Sicilia, padre Natale Masuccio (in latino Masuzzo) che fu tra i primi architetti interpellati per la costruzione della nostra Cattedrale nel 1604.

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E chi p'gghiasti a gioia?!

La GIOIA all'Indirizzo¹
 
Arrivati o ciángh' dî Buttièddi² la processione di San Filippo d'Agira faceva una sosta, prima di ritirarsi nella sua chiesa al Casalotto. Questa era l'occasione per assistere alla GIOIA, l'ultima fu fatta nel 2000. Questa consisteva in una gara per raggiungere i premi legati a un cerchio di ferro, posto in cima a un grosso e alto tronco d'arbra scurcià da B'ddëa³ di almeno 15 metri. I premi di solito consistevano in salami, salcicce, cöppi d pasta4 e qualche giocattolo. Ma il premio tipico e tanto agognato era a st'gghiöla, ovvero un manicaretto a forma di salsiccione costituito da buddella d'agnello involtate con altri ingredienti come fegatini d'agnello e formaggio. Il tutto era reso più difficile dal sapone, chìddu mòdd 5, spalmato sul tronco già scurcià, ma che i più audaci riuscivano a scalare gettandoci della cenere che s'impastava facendolo diventare meno scivoloso. Dopo le prime fasi in cui i giovanotti provavano inutilmente da soli, prendendosi in giro a vicenda, si decidevano a mettersi d'accordo a gruppi di due o tre. Dopo tanti tentativi, accompagnati dagli immancabili fischi degli spettatori, che in cuor loro per invidia tifavano contro, qualche giovane leggero e magro, e in quel periodo non mancavano perché l'obesità era sconosciuta, riusciva a far man bassa di tutti i premi che doveva spartire, però, con gli aiutanti di cordata. Tra i più in forma era famoso un certo Stabu, abituato a salire sugli alberi aiutandosi cu a pastura (un pezzo di corda che di solito si attorcigliava alle caviglie dei quadrupedi per non farli allontanare dalla zona in cui brucavano l'erba). Tutto filava liscio a meno che la rivalità non li facesse litigare a tal punto da ostacolarsi a vicenda, prendendosi a colpi di premi e gettandosi la cenere in faccia, tanto da dover abbandonare l'impresa, tra la soddisfazione di tutti gli altri che assistevano. La felicità manifestata dai vincitori era tale che in città c'era anche questo detto verso chi la dimostrava anche in altre occasioni: "E chi p'gghiàsti a gioia?!".
 
¹ La GIOIA per la Festa del 3 di Maggio 2010 dinnanzi la Chiesa dell'Indirizzo. (foto di Sebi Arena)
² Al piano delle Botteghelle (oggi piazza Genersle Cascino).
³ Tronco di pioppo scorticato della Bellia.
4 Cartocci di pasta.
5 Quello molle.
Gaetano Masuzzo/www.cronarmerina.it
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Un'altra falsa squadra

 

Grazie alla segnalazione del Comitato Nobile Quartiere Monte è saltata fuori anche quest'altra "falsa squadra" nei pilastri di una delle due porte della farmacia Gurreri â calàta û Cullègg. Chissà che non ne vengano fuori delle altre? 

Gaetano Masuzzo/www.cronarmerina.it

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Processione di San Filippo

La processione di S. Filippo d'Agira in via Carmine
Due Angioletti
La processione principale di S. Filippo (d'Agira) a Piazza avveniva e avviene la 2^ domenica di maggio ma è da sempre preceduta da una il sabato chiamata F'rriàda (Girata)¹, con la banda musicale, i guerrieri e gli angioletti, ma senza il Santo. Si faceva una sorta di "giro di prova" in cui tutti si preparavano. L'indomani c'era la vera processione, che era preceduta dai contadini che promettevano il frumento messo in groppa alle loro bestie da soma per ottenere la grazia di un buon raccolto, della buona salute loro e dei loro collaboratori quadrupedi. Inoltre, c'erano i bambini e i ragazzi vestiti da piccoli guerrieri o da angioletti, oggi sostituiti dai contadinelli in costume folcloristico. I genitori si facevano prestare da parenti o vicini di casa, con tanto di ricevuta firmata, anelli, collanine, orecchini, e li cucivano sul petto dei figli per mostrarli in processione in onore del Santo per le grazie ricevute o da ricevere. Apro un parentesi per ricordare che San Filippo d'Agira tra i tanti appellativi ha pure quello di "cacciaspiriti o scacciaspiriti", per essere invocato negli esorcismi, e quello che gli sta accanto in ginocchio nella statua non è "u babbu" ma "u 'nvasàto" ovvero il posseduto dagli spiriti, e mi hanno detto che ha pure il nome di Felicetto. Dopo la sosta all'ora di pranzo nella chiesa di San Giovanni Evangelista, uno dei momenti salienti, quando si arrivava alle Botteghelle, era la scalata della gioia (albero della cuccagna), di cui parlerò domani.  
 
¹ Ho appreso dal blog del Nobile Quartiere Monte che questa f'rriàda venne introdotta per annunciare alla Città, dato che mancavano i mezzi di comunicazione di oggi, che l'indomani gli abitanti del quartiere Casalotto, avrebbero festeggiato il Santo della loro chiesa con una grande processione per le vie del centro. 
 
Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it 
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Altri pilastri particolari

Via Garibaldi già strata u prìnc'p Starrabba d Giardinelli

I pilastri della porta di via Salvatore La Malfa 42 non sono gli unici a Piazza ad avere questa particolarità. Subito dopo il mio post, si è fatto vivo uno specialista che mi ha indicato altri esempi di queste "malformazioni" nella nostra Città. Infatti, Gianfranco mi ha indicato che una serie di porte e portoni di via Garibaldi hanno queste caratteristiche. Sono andato a constatare di persona e in effetti le aperture dal n. 50 al n. 64, tranne il 62, hanno i pilastri con le sezioni non ad angolo retto (comunemente si dice a falsa squadra) bensì seguono l'angolazione dell'arco che immette nel Cortile Aleotta. Come dice l'amico specialista probabilmente il particolare allineamento intradossale dell'arco e degli stipiti è posto in relazione con l'ambiente interno che non si sviluppa in maniera ortogonale con la strada e, aggiungo io, chissà quanti cambiamenti e ristrutturazioni ha visto questa strada prima e dopo che si chiamasse "strata u prìnc'p" in onore del fondatore piazzese del paese di Pachino nel 1756. Tra le tante ci fu quella che eliminò una rientranza e una "cantunèra" all'altezza dei nn. 19 e 21 negli anni '40, e l'altra che chiuse il vicolo di comunicazione con la via Mazzini tra gli odierni numeri 40 e 42, poi negozio di abbigliamento Elite. Gaetano Masuzzo/www.cronarmerina.it 

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U P'zz'ferr "tropicale"

U p'zz'ferr posato sui fili della luce con un grillo nel becco
P'zz'ferr in volo

In questi giorni nelle nostre campagne sono arrivati questi uccelli molto eleganti che per colori del piumaggio non hanno nulla da invidiare a quelli tropicali. Sono i GRUCCIONI che prendono il loro nome dal loro tipico verso "gru gru gru". Sono uccelli diffusi nel bacino del Mediterraneo soprattutto sulle colline e giungono nelle nostre zone tra aprile e maggio, per ripartire ad agosto inoltrato. Nidificano in cunicoli lungo le scarpate sabbiose o lungo le rive dei fiumi. Sono facili da fotografare perché sovente si posano sui fili della luce o su rami senza foglie per riposarsi un po', per poi riprendere la caccia agli insetti in volo. Quando si tratta di insetti dotati di pungiglione, come le api, di cui sono ghiotti tanto da recare seri danni agli alveari, questi insetti vengono ripetutamente colpiti su una superficie dura, con l'ausilio del becco. Questo modo di nutrirsi e il colore nerastro del becco spiega il nome â ciaccësa: U P'ZZ'FERR (il pizzo, il becco di ferro). Quando iniziai a fotografarli con uno zoom bello potente, non credevo ai miei occhi per quanto fossero colorati, troppo sgargianti rispetto a quelli a cui siamo abituati dalle nostre parti.

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Confraternita dei Popolani agli Angeli

 

Confraternita dei Popolani

L'altro giorno nella chiesa dei SS. Angeli Custodi ho avuto la possibilità di fotografare il quadro posto nel 2° altare a sx e con molta sorpresa ho dovuto aggiungere un'altra Confraternita alle 14 già conosciute. Si tratta della Confraternita o Confratia dei Popolani che per devozione lo aveva commissionato, ma non so né quando e né a chi. Già sapevo della presenza in questa chiesa del Sodalizio degli Artigiani e e del Sodalizio di Maria SS. degli Agonizzanti e dei Defunti. Dall'iscrizione sull'ingresso di una cappella nel cimitero di S. Maria di Gesù "Confraternita Popolani Angeli Custodi - MDCCCXCII" si può dedurre che la Confratia dei Popolani fosse collegata al Sodalizio di Maria SS. degli Agonizzanti e dei Defunti. Inoltre, si viene a sapere che nella nostra Città esistevano le due confraternite agli antipodi delle classi sociali: quella dei Nobili, presso il convento dei Gesuiti, e quella dei Popolani presso la chiesa degli Angeli Custodi. 

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