Cronarmerina - Come Eravamo

Famiglia Landolina

Partito d'argento e di nero. Al capo tre gigli d'argento in campo nero
La famiglia Landolina è tra le più antiche e nobili di Sicilia dove godette nobiltà in tantissime città. Il nome trae origine da Landolo I conte d'Asburgo figlio del principe normanno Guntramo. Fu portata in Sicilia da Rotlando Landolina, consanguineo e commilitone di re Ruggero nella conquista dell'Isola, ricompensato della carica di stratigoto di Messina e della baronia di Avola. Nel 1392 Rinaldo Landolina è a Noto ed è al comando di truppe del re aragonese Martino il Giovane. I Landolina appaiono la prima volta nel ruolo dei feudatari della Città di Placie nel 1408, anche se esistevano dei Lantalino tra i 101 militi del 1282. 1408 Luca de Landolina è sacerdote e Giovanni Landolina de Caltagirone, milite palermitano, è barone di Imbaccari del quale ne venderà metà (il Sottano) ai Paternò. Dopo il milite palermitano succedono Bartolomeo, 1453 Giovanni junior, 1520 Giovannella, la sorella di questa, 1530 ca. Claruccia, la figlia di questa, Giovannella, che si sposa con tale Calandra, 1606 il figlio di questi, Giacomo Calandra-Landolina. 1508 Giovanni Andrea Calascibetta-Landolina diventa barone del feudo Màrcato della Montagna (in territorio di Caltagirone). Nel 1510 il barone Giovanni Andrea muore lasciando senza figli la moglie Panfilia Spinelli. Questi dona 60.000 scudi alla Chiesa Madre (la nostra Cattedrale) e nel 1517 si fa monaca nel Monastero di S. Giovanni Evangelista. Intorno al 1530 a Noto due famiglie dei Landolina sono apertamente nemiche contrastandosi duramente con gravi perdite. 1605 ca. Francesca Landolina, vedova di Pietro Starrabba, si sposa con Fabio Trigona barone di Alzacuda e Sofiana. 1803 Mario Landolina, figlio di Sancio, è nominato, come il padre, Regio Custode delle Antichità delle Valli Dèmone e Noto. Di questa famiglia abbiamo a Piazza alcuni stemmi uniti a quelli di altre nobili casate della Città. Nella chiesa di S. Stefano, nel quadro sul primo altare entrando a sx, lo stemma dei Landolina si trova insieme a quello degli Starrabba-Trigona-Sortino; sull'arco della III cappella a sx della chiesa di S. Pietro insieme a quello dei Trigona di Cimia e nella chiesa della Catena a Palermo troviamo lo stesso di quello a S. Stefano di Piazza. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it
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Dedicata a Piazza

 

Panorama dal piano Sant'Ippolito

A Piazza Armerina

Ti inchini innanzi alla meravigliosa Cattedrale
che ti guarda dall'alto del colle ove si erge
come guardinga e attenta madre
Maria Santissima delle Vittorie ti protegge.
Vessillo glorioso ci guarda
con viso pietoso
e ci invita a pregare 
immagine sacra di Madre
per noi la più bella. 
Dalla virtude e dall'immenso amore
per noi Piazzesi tu sei la Bedda Matri.
Il 15 d'Agosto di ogni estati 
par tu ci incanti passannu ne stratti.
Quando sei bella tutta piena d'oro e illuminata,
con quel Bambino che pare che ti parla,
a Te per la storia e il gran dono che portasti
noi tutti siamo grati.
 
Roberto Lavuri 
 
cronarmerina.it
 

 

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A bedda ferrovia/2

Stazione di Piazza Armerina con locomotiva R. 370
Orario ferroviario del 1938
Parte 2^
(dalla Parte 1^) Il nuovo tratto ferroviario Piazza-Caltagirone del 1930 fu fatto talmente in economia che dopo breve tempo iniziarono le interruzioni per cedimenti e frane, tanto che dovettero essere fatti dei lavori di consolidamento per prevenire i deragliamenti. Per questa linea ridotta furono adottate delle apposite locomotive a vapore (gruppo R. 370, foto in alto) che raggiungevano al massimo i 30 Km/h nei rettilinei e solo in discesa. Come si può constatare dall'orario ufficiale del 1938 (foto in basso) la tratta Piazza - Dittaino di 45 Km si percorreva in circa 2 ore e 30 minuti, quella per Caltagirone di 36 Km, in 2 ore e 15 minuti, con 7 fermate  nella prima e 6 nella seconda. Se poi si volevano fare gli 81 Km tutti "d'un fiato" occorrevano quasi 5 ore. Cioè circa 16 Km all'ora, quando a piedi ad andatura normale se ne percorrono 6. Infatti, la velocità era tale, specie provenendo da Dittaino, che quasi si poteva scendere per qualche bisogno, per poi raggiungere la carrozza, rigorosamente di 3^ classe, e risalire di "corsa" più leggeri. Nelle fermate intermedie non era raro poter acquistare galline, uova, verdura, frutta, dai contadini che aspettavano lungo il percorso. Tutto il viaggio era un'avventura che spesso lasciava addosso il tipico profumo di carbone di cui tutti "andavano matti", soprattutto quando ci si affacciava dai finestrini della prima carrozza, quella subito dopo la locomotiva, per scendere all'arrivo quasi ciechi e anneriti dal fumo. Questa lentezza abbinata all'assenza di confort provocò la progressiva perdita di clientela, ma per noi abitanti sulle colline dell'interno dell'Isola, rimaneva una via di comunicazione di vitale importanza, viste le condizioni della viabilità stradale per Palermo e Catania. Basta ricordare la strada per quest'ultima destinazione, che prevedeva il passaggio da Aidone e Raddusa, con le indimenticabili curve e le interminabili soste sulle loro piazze "frequentatissime". (continua)
Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it
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A bedda ferrovia/1

Lo spiazzo antistante la Stazione Ferroviaria di Piazza, anni '30
 
Parte 1^
Il 7 Settembre 1920 a Piazza Armerina fu inaugurato il tratto ferroviario che da Assoro, passando da Leonforte, Dittaino e Valguarnera era arrivato nel 1914 sino a Grottacalda. Questa linea era nata per collegare i bacini minerari zolfiferi di Assoro, Raddusa, Valguarnera, Grottacalda e Floristella con le raffinerie e il porto di Catania. L'impulso determinante avvenne quando nel 1906 l'esercizio ferroviario in Sicilia passò dalla "Società Rete Sicula" alle "Ferrovie dello Stato", che decisero di costruirla in economia quindi a Scartamento Ridotto cioè con i binari larghi ca. 1 metro, rispetto a quello Normale di 1,435 metri. Questa riduzione comportò l'adozione di apposite locomotive a vapore R. 370, costruite sin dal 1909 e che poi furono utilizzate sino al 1971 in questo tratto e in altre linee simili in Sicilia come la Agrigento-Naro-Licata e la Filaga-Palazzo Adriano. Lo Scartamento Ridotto fu scelto anche perché favoriva una maggiore adattabilità alle caratteristiche dei rilievi del territorio tanto che in alcuni tratti, come quello Dittaino-Valguarnera di 13 Km, la forte pendenza obbligò l'utilizzo della cremagliera per ca. 5 Km. Queste difficoltà influirono sul completamento della linea sino a Valguarnera che fu quindi completata soltanto dopo 6 anni, nel 1912. Il tratto Valguarnera-Grottacalda fu finito nel 1914 e dopo 6 anni quello sino a Piazza. Dopo dieci anni, nel 1930, fu concluso il tratto che portava a Caltagirone, cercando di spendere il meno possibile perché dal 1922, con la forte riduzione della produzione di zolfo nell'Isola, era scemato l'interesse relativo al trasporto sia del minerale che dei minatori pendolari. (continua)
Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it 

 

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Come eravamo semplici

Due mezzi di piccola "cilindrata" fanno il pieno alla stazione "Canali"

Da Roberto, che ringrazio vivamente, ho ricevuto queste "Memorie di persone semplici" di cui vi voglio fare partecipi.

Caro professore, noi abbiamo vissuto e siamo cresciuti a Piazza Armerina, in questa bellissima cittadina e ne abbiamo visto i cambiamenti negli anni. Mi ricordo che quando eravamo fanciulli andavamo al cinema Ariston, il vecchio e purtroppo decadente cinema che in quegli anni 70, 80, andava forte. Il signor Cordaro era quello che passava con le gazzose e i bomboloni (le caramelle grosse) che facevano gli antichi caramellai piazzesi, erano una vera leccornia. Per chi come noi ha amato ed ha a cuore Piazza è un vero peccato che queste tradizioni si siano perse. Rinnovare e rispolverare queste antiche ricette non sarebbe male. Negli anni 60, 70, per le strade del paese passava sempre con una motoape un anziano signore che portava il latte fresco casa per casa, allora il nostro latte era buonissimo, io ne andavo matto. Lo vendeva con dei contenitori di misura da un litro, mezzo litro e, se non sbaglio, era il signor Pilotta. Pensare che ai giorni nostri di latte se ne trova di centomila marche nei supermercati, ma non è dello stesso gusto, senza nulla togliere. Un altro bel ricordo che ho è quello del signor Savoca che vendeva l'olio per le strade (Ogghiu bonu gridava) e le persone lo chiamavano per comperarne qualche litro. La loro vita era semplice e sacrificata. Ricordiamoli con affetto. Ricordo con molta nostalgia anche l'uomo che qui a Piazza chiamavano Carrver che vendeva la verdura. Era offeso alle gambe e stava su di un asinello, passava per le strade e si guadagnava così umilmente da vivere e gridava così: "Verdura fresca, agiri, scalora". Tanti ricordi di bei tempi passati di cui è bello fare memoria di persone semplici che hanno fatto la storia di Piazza. Persone che ricorderemo per sempre. Se avete qualche fotografia antica di questi nostri cari avi mandatela, ci farete gioire, grazie. Roberto Lavuri
cronarmerina.it
 
 
 
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Ospedale fine '800 metà '900

Ospedale "Chiello" anni '70
"Dal 1860 la chiesa di S. Giovanni di Dio e l'antico ospedale rimasero abbandonati e privi di manutenzione. Allorché nel 1876 la chiesa crollò, il rettore Roccella concesse in enfiteusi l'intero complesso all'amministrazione della Cattedrale perché vi stabilisse la sede della Fidecommissaria e vi costruisse la dimora dei cappellani... sul finire del secolo XIX l'ospedale Chiello fu arricchito di un nuovo padiglione, il Tubercolosaio con due dispensari: l'antitubercolare e l'oftalmico. Benefattore di tale nuovo complesso fu l'avv. Gaetano Di Pietra, bella figura di combattente antiborbonico e galantuomo." Nella prima metà del Novecento viene "recuperata l'area dell'antico ospedale S. Giovanni di Dio, costruendovi sopra il nuovo ingresso ed un intero reparto; sono acquistate moderne attrezzature per la sala operatoria, per il gabinetto delle analisi e per la cardiologia; è aperto, durante l'amministrazione di mons. Salvatore Alessi, l'importante gabinetto per la dialisi".¹

¹ Le parti tra virgolette sono tratte dal volume di L. Villari, Storia Ecclesiastica della città di Piazza Armerina, S.M.D.S.P., Messina, 1989, p. 194.

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Ospedale 5^ Sede

 
Ospedale "Chiello" nella nuova sede dal 2000
La statua del grande benefattore Michele Chiello
E' proprio mons. Alessi ad attivarsi sin dal 1973 per la realizzazione dell'ospedale nella nuova  e grandiosa sede in contrada Bellia. Apprendiamo dalla lapide posta all'ingresso, dietro al busto del grande benefattore Michele Chiello, che dopo 27 anni, il 7 Ottobre del 2000, l'Ospedale Chiello Ente Ospedaliero e USL 21 prima e Azienda USL 4 poi, si trasferisce ufficialmente nella nuova sede. Dopo qualche anno iniziano i primi problemi sotto il termine Ridimensionamento che prevede la chiusura dei reparti di ostetricia e ginecologia (maternità, centro nascite) col conseguente Declassamento voluto dalla legge regionale del 2009. Pertanto il nostro secolare ospedale, e i post che abbiamo letto in questi mesi sul blog lo dimostrano, non è più un P.O. (Presidio Ospedaliero per acuti) bensì un P.T.A. (Presidio Territoriale Assistenziale) ovvero un ambulatorio allargato a una serie di branche specialistiche. Il I Aprile 2011 oltre 5.000 Piazzesi scendono in piazza per protestare, ma con scarsi risultati. Ancora oggi non si sa che fine farà il nostro ospedale, intanto in questi giorni sono arrivate le prime lettere di trasferimemto "temporaneo" di infermieri presso i reparti di quello di Enna. Certo che fa rabbia avere un così grande e moderno edificio e vederlo sparire pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, considerandolo non più di un grande pronto soccorso! Nel frattempo la vecchia sede al Monte è stata acquistata dalla Diocesi di Piazza per adibirla a nuova sede del vescovado, degli uffici della curia e della casa per il clero. Utilizzando l'8 per mille i lavori, iniziati l'anno scorso, continuano attivamente e sembrano a buon punto per essere completati entro il 2013.
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Piazza di Roma dedicata al Gen.le Cascino

 

Dopo pochi mesi dall'inaugurazione del nostro monumento al Generale Antonino Cascino (Maggio 1940) fu intitolata una piazza a Roma, a poche decine di metri dal Lungotevere della Vittoria. Le due foto sono tratte dal filmato dell'Istituto Luce Cinecittà di appena 39 secondi¹, dedicate all'avvenimento il 27 Dicembre 1940. Nella lapide scoperta per l'occasione è riportata un'altra frase importante che il nostro Generale pronunciò nel 1903 durante la festa per il Natale di Roma (21 Aprile) e che io sconoscevo: <<L'Italia nuova non potrà uscire dai suoi porti perché da qualunque parte è minacciata dai cannoni francesi ed inglesi O ROMPERE IL CERCHIO DI FERRO O MORIRE; ecco la posizione dell'Italia nel Mediterraneo>>.

¹ Il filmato può essere visionato .

 

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