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Cronarmerina - Dicembre 2015

Famiglia Miccichè

Di rosso al braccio destro armato al naturale tenente una palma d'oro; il tutto sormontato da tre stelle d'oro a sei punte in fascia nel capo.
Famiglia originaria della Germania di cui un ramo è portato a Messina dal cavaliere Guidone Miccicherio nel 1355. 1578 Girolamo Miccichè oriundo di Pietraperzia acquista il feudo Consorto (nei pressi di San Michele di Ganzaria). 1580 Melchiorra Miccichè si sposa con Giovanni Paolo Trigona barone di S. Cono Superiore. 1598 Andrea è barone del feudo Consorto avuto in eredità dal padre Girolamo. 1609 Andrea barone del Consorto consegna 48 scudi al preposito della Casa teatina per messe di suffragio nella chiesa dei Teatini e l'anno seguente, 1610, lascia in eredità due vigne che rendono annualmente 50 scudi alla loro chiesa intitolata a di S. Lorenzo Martire. 1621 Francesco è barone di Consorto e nel 1645 giurato della Città. 1634 i Miccichè del Consorto acquistano il feudo Mastra e diventano tra le più cospicue famiglie di Platia. 1642 Girolamo junior, barone del Consorto e giurato, lascia un'ingente somma per una messa perpetua presso la chiesa di S. Lorenzo dei Teatini. 1666 Anna Maria Miccichè, figlia di Vincenzo, è baronessa dei feudi Consorto, Gatta e Mastra, inoltre è sposa di Scipione Di Giovanni barone di Pedara dei principi di Trecastagni. Alla baronessa viene applicata sul petto un'immagine metallica raffigurante il Beato Gaetano da Thiene e subito guarisce dai continui disturbi cardiaci di cui soffre. Alla sua morte è sepolta nella cappella gentilizia (la IV a dx) della chiesa di S. Pietro. Sempre nel 1666 Pietro è barone di Grottacalda. 1669 le sorelle Chiara e Antonia dei baroni di Grottacalda si fanno monache nel monastero di S. Agata e nel contempo lo ingrandiscono con la loro casa attigua. Nell'occasione, sulla porta laterale della chiesa, viene murato il blasone dei Miccichè (sicuramente è quello i cui resti si trovano nel chiostro dei Gesuiti). 1694 Marco Antonio, barone di Grottacalda, è cavaliere dell'Ordine degli Ospedalieri. 1713 Caterina Miccichè in Romeo è baronessa di Grottacalda. 1714 il sacredote Michele ha confiscati tutti i suoi beni per essere fuggito da Piazza per osservare l'interdetto. 1746 Pietro è Padre Agostiniano Centuripino presso il convento della "Neve". 1751 Michele è Padre Gesuita docente nel Collegio di Piazza. Di questa famiglia, oltre allo stemma nel chiostro dei Gesuiti, abbiamo due stemmi nella chiesa di S. Pietro, Pantheon della Città, nell'ultima cappella a dx.
cronarmerina.it
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Gonfalone restaurato

Il Gonfalone emblema della Città di Piazza Armerina risalente alla seconda metà dell'Ottocento, non quello che di solito viene usato nelle processioni o negli eventi speciali, nei giorni scorsi è stato consegnato al Comune dopo il restauro effettuato dal Centro Regionale per il Restauro dei Tessuti di Palermo. Il gonfalone, costituito da un drappo di tessuto rettangolare di colore bordeaux contiene lo stemma araldico e l'iscrizione "CITTA' di PIAZZA ARMERINA", inoltre è sospeso mediante un bilico mobile ad un'asta ricoperta di velluto dello stesso colore che termina con una freccia sulla quale è riprodotto lo stemma della Città. Lo stemma araldico della città di Piazza Armerina, presente nella parte centrale del gonfalone, è costituito da uno scudo e da una corona a sette punte con fascia di base gemmata. Lo scudo su campo argentato è interrotto nella parte centrale da una fascia di colore rosso e nella parte esterna mostra le seguenti decorazioni dall'alto a dx in senso orario: 5 aste lanciate, 1 cornucopia con fiori e frutti, 2 aste lanciate con drappo celeste, 1 tamburo, 2 cannoni, 1 alabarda, 1 tromba e 1 elmo metallico. Il Sindaco uscente, Carmelo Nigrelli, ha voluto ricordare che questo restauro del gonfalone ormai in pessime condizioni, era una delle cose programmate per l'850° Anniversario della fondazione della Città e che il Gonfalone, tra i simboli dell'identità della nostra Comunità, una volta riportato alla bellezza originaria, sarà esposto in una teca nella sala del Consiglio Comunale. cronarmerina.it       

 

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Eccovi lo studente fuori sede nel 1937

Giuseppe Peritore, studente a Piazza nel 1937
Prof. Giuseppe Peritore, classe 1922
Dopo avervi fatto partecipi delle impressioni di uno studente fuori sede a Piazza negli anni '30, è arrivato il momento di presentarvelo. Si tratta di Giuseppe Peritore, nato nel 1922 a Licata dove vive tuttora. Laureatosi in giurisprudenza nel 1946 fa l'avvocato, poi l'insegnante di filosofia e storia, infine è professore al liceo di Licata e Canicattì. Lascia gli studi storici per dedicarsi a quelli di filosofia-teologia della storia e filosofia della religione pubblicando numerosi scritti. Qualche giorno fa mi sono imbattuto su internet nella storia che lui fa della sua vita, sotto il titolo di "La Storia di una Famiglia media", dove ho trovato le interessanti impressioni sulla nostra Città nell'anno in cui, proveniente dalla sua città, frequenta il Magistrale e che vi ho proposto in quattro puntate. Chi vuole approfondire maggiormente può cercare cliccando su:
http://docs.exdat.com/docs/index-518489.html?page=2
Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it
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Campanile scomparso

 
Proponendovi la 10^ e la 10^ bis vedute della Città, vi avevo accennato al campanile della chiesa di S. Domenico, nel complesso del Seminario Vescovile, indicato con la freccia bianca nella foto in alto, con la rossa nella foto in basso, accanto a quello di S. Vincenzo. In effetti le foto panoramiche sino ai primi anni '40 presentavano il campanile "vivo  e vegeto". Ma in seguito alla sua instabilità, che poteva provocare dei crolli improvvisi, il vescovo di allora, mons. Mario Sturzo, prese la decisione di far abbattere la parte eccedente sino al tetto dell'edificio sottostante. Ma ci chiediamo: "La campana, se era una, che fine ha fatto?". Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it   
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Soluz. Aguzzate la vista n. 21/Fontana n. 2

Nella foto in alto c'è la Fontana Sottopontegalleria n. 2 di cui fa parte il mascherone proposto nel quesito Aguzzate la Vista n. 21. Nella foto in mezzo c'è la Fontana Sottopontegalleria n. 1. In quella in basso c'è il sito della Fontana Sottopontegalleria n. 2. Si trovano a pochi metri l'una dall'altra, lungo la via Canale Carmine al Casalotto. Quella in basso è ancora più difficile da individuare perché si trova in un cortiletto appartato in cui ci si deve andare appositamente. Nei tempi passati erano molto conosciute per le fermate dei mezzi di trasporto di allora: muli e asini si dissetavano prima del loro rientro.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it

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1937 - Studente fuori sede/4

Il Vescovo mons. Mario Sturzo (1861-1941)

"Chiudo il periodo piazzese rendendo omaggio a due uomini di valore che operano nella città dei Normanni. Mario Sturzo, il fratello di Luigi, è il vescovo di Piazza Armerina. In rotta con la curia romana per via delle sue ardite pubblicazioni su S. Agostino è in odore di giansenismo. Quando Mussolini si ferma a Piazza per visitare la tomba del generale Cascino (nel 1936), tutte le autorità cittadine sono lì a salutare il capo del fascismo. Mario, impassibile, resta in vescovado e manda il Duce a farsi benedite. Insegna al Magistrale superiore un ventiseienne catanese, professore d'italiano, alto, magro, con i capelli biondi lunghi fino alle spalle e barbetta. Somiglia a Gesù di Nazareth della "rock opera" Jesus Cgrist super star. E' Cannavà, un discendente di Vincenzo bellini. Il fascino della sua parola è senza pari. In Paolo e Francesca, ne Il Conte Ugolino, i suoi alunni, immobili e con gli occhi fissi su di lui, hanno gli occhi pieni di lacrime. Di lui ricordo il discorso d'inaugurazione dell'anno scolastico in una affollatissima aula magna e la commemorazione della morte di D'Annunzio. Egli morirà di grave malattia dopo qualche anno che io ho lasciato Piazza Armerina. Nessuno dei suoi studenti potrà mai dimenticarlo." (continua)

cronarmerina.it

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L'icona preziosa

Ieri mattina presso la pinacoteca comunale c'è stata la presentazione dell'ICONA RITROVATA, della quale sino all'altro ieri si è potuta ammirare solo la stampa. Nella breve introduzione il sindaco Carmelo Nigrelli, nell'ultima iniziativa del suo mandato amministrativo, ha voluto ricordare come suo padre, prof. Ignazio Nigrelli, abbia individuato tanti anni fa l'icona tra gli scaffali della Biblioteca Comunale, riconoscendone immediatamente l'enorme valore storico-artistico. L'icona chiamata Madonna col Bambino, dipinta a tempera e olio, rappresenta la Madre della Consolazione e dopo più di un anno di restauro, per le pessime condizioni della tavola di tiglio, effettuato con estrema perizia con tecniche all'avanguardia di alta precisione dal giovane maestro ennese Pier Paolo Tirrito, potrà essere finalmente ammirata. Per oltre un'ora il dirigente della soprintendenza ai Beni Culturali Artistici di Enna arch. Luigi Gattuso e lo storico dell'arte Maria Katja Guida, ci hanno illustrato il capolavoro databile tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500, molto probabilmente del pittore cretese Nicola Tzafuris, non riuscendo però a stabilirne l'ubicazione nè la provenienza durante tutti questi secoli. Un altro prezioso pezzo si aggiunge così al lungo elenco di pregevoli opere d'arte della nostra Pinacoteca, sta a noi usufruirne e, come ci ha ricordato la sovrintendente a i BB.CC. di Enna arch. Fulvia Caffo, curarne la manutenzione e la tutela in futuro. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it      
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10^ bis Veduta della Città

Veduta da Sud, fine Ottocento inizio Novecento
Eccovi la stessa 10^ veduta di ieri, con uguale orientamento e periodo, ma un po' più ravvicinata e utilizzata come cartolina postale. Quello che salta subito agli occhi è, per prima cosa, la presenza del grande 2° campanile (della chiesa di S. Domenico) da sx dopo quello di S. Vincenzo, se guardate le foto dei periodi successivi non lo si trova più perchè abbattuto per minaccia di crollo. La seconda osservazione riguarda la gran quantità di case a un piano, al massimo due, in basso al centro. Qui, inoltre, si distingue più nettamente, in basso a dx, la grande vallata che c'era sotto l'odierna via Roma. Questa zona scoscesa faceva ottima guardia sul lato Est dell'antica Città che, inoltre, proprio da questo versante, aveva una delle 7 porte sulla via proveniente dalla Tacura. La porta era chiamata dell'Ospedale, perché qui si ebbero i primi elementari edifici adibiti a ricoveri per i pellegrini e i viandanti, retti dai frati dell'Ordine di S. Giacomo d'Altopascio sin dal XII secolo. La via Roma per l'esposizione a Sud era la più ambita dagli artigiani sino agli anni '60/'70. I più numerosi erano i fornai, i falegnami, i fabbri (ecco perchè si chiamava a f'rraria) e persino qualche fotografo. Approfittavano della luce e del calore del sole, quasi sempre battente sugli edifici, per svolgere la maggior parte delle loro attività fuori dai laboratori sul grande marciapiede. Per rinfrescarsi a pochi passi c'era a funtanèdda da villa sempre a disposizione. L'esposizione, la lunghezza e la larghezza di questa via, a pochi passi da ciàzza Garibaldi, la resero molto idonea allo svolgimento delle fiere-mercati annuali, senza dimenticare l'ottima vista verso û ciangh û t'rr'mòt (il Piano Terremotoo Piano Sant'Ippolito) per godere du iòchu fòcu p' menzaùstu (dei fuochi d'artificio per Ferragosto).
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10^ Veduta della Città

Veduta da Sud, fine '800 inizio '900
Questa è una delle tante foto della nostra Città di questo periodo, fine Ottocento inizio Novecento. La veduta è da Sud (anche se nella foto è indicato Sud-Ovest) e il primo campanile che si nota in alto a sx è quello tra le chiese di S. Vincenzo e Sant'Antonio Abate. Accanto a dx ce n'è uno che oggi non esiste più. Probabilmente deve essere quello di S. Domenico, nel complesso del Seminario Vescovile. Abbastanza grande, lo troviamo distintamente anche in altre foto, però sino in quelle degli anni trenta/quaranta¹. Ancora più a dx svetta quello di S. Giovanni Evangelista, più in basso al centro è la fila di edifici inconfondibile che già caratterizza la via Roma (ex f'rraria), chiaramente limitata dalla zona più scura della valle sottostante, in seguito colmata da abitazioni del quartiere Canali e, soprattutto, dalla Villetta delle rose (oggi Villa Gen.le Ciancio). Infine a dx la chiesa di S. Maria delle Grazie unita al convento dei Frati Cappuccini.
¹ Verrà abbattuto negli anni Cinquanta per minaccia di crollo.
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