Cronarmerina - Istituzioni

Conversazione Piazza Garibaldi/1

CONVERSAZIONE PIAZZA GARIBALDI/1

Conversazione tenuta presso l'Università del Tempo Libero «I. Nigrelli» il 9 maggio 2019 dal prof. Gaetano Masuzzo

A mano a mano che il nostro centro abitato si è ingrandito, dai primi decenni del 1200 i centri di aggregazione e gli spazi pubblici dei Piazzesi si sono spostati, così come le "strade mastre" (foto in basso). Si è passato dal piano davanti la chiesa di San Martino, collegata alla zona dove esisteva un castello a guardia della valle Rocca, attraverso la strada mastra di allora, l’odierna via Misericordia, al piano Monte, oggi piazza Gen.le Giunta, collegato con San Martino attraverso la nuova strada mastra, oggi via Crocifisso (1300-1400), al piano Duomo collegato con la nuova strada mastra, oggi via Monte (1500), al piano del Borgo, oggi Piazza Garibaldi, collegato con l’antico centro abitato, per mezzo della nuova strada mastra: da piazza Duomo, piazza Castello, via Vittorio Emanuele chiamata, dai primi anni del 1600, Discesa o Salita del Collegio per la presenza del Collegio dei Gesuiti. Un’alternativa a quest’ultima fu l’odierna via Cavour, intesa dai piazzesi come via Santa Rosalia nel primo tratto, di Santa Caterina nel secondo tratto. Dell’esistenza nel XIII secolo di un Borgo verso valle, ce lo accenna il prof. Ignazio Nigrelli quando dice che «in documenti notarili del 1263 si parla del borgo, detto Borgo di Piazza, e di uno slargo presente in questo luogo chiamato piano del Borgo, distinto e distante dalla Città del Monte, l’odierno quartiere». Questo Borgo non farà parte del Borgo Vecchio, quello della Castellina, sino al 1337, quando inizierà la costruzione delle nuove mura per una città di quasi 6.000 abitanti. Nel frattempo le case dell’altra valle, verso sud (oggi quartiere Canali) sono aumentate per l’arrivo di numerosi gruppi di Ebrei. Un altro incremento ci sarà alla fine del secolo, quando nel 1396 gli Aragonesi, distruggendo i casali ribelli di Gatta, Polino, Fundrò e Rossomanno, costringeranno gli abitanti scampati alla morte dei primi due casali a rifugiarsi in questa valle, formando l’odierno quartiere Canali e facendo raggiungere, nel 1464, gli 8.000 abitanti. (continua)
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I buchi nei pilastri dei balconi

Buchi nei pilastri di un balcone nel centro storico di Piazza Armerina

Altro esempio di buchi nei pilastri di un balcone nel centro storico di Piazza Armerina

Esempio di grata in una finestra con la parte inferiore aperta²

Quando i buchi sono nella metà inferiore della finestra³

Che gran parte dei pilastri con buchi a diverse altezze, che vi ho fatto vedere nelle mie foto scattate a Piazza (foto in lato e in mezzo), siano riciclati, è assodato. Prima, tutto poteva servire per altri scopi, non si gettava alcunché. Ma che in altri posti fossero quelli originari e per uno scopo ben preciso, è altrettanto sicuro. Infatti, come dice il nostro amico Franco Calì¹ «In quei buchi era fermata una grata che proteggeva la presa luce [in alto o in basso] quando i balconi erano chiusi». Stiamo parlando di aperture del Cinquecento e del Seicento, quando non c’erano il benessere e le comodità di oggi, e fare entrare di più la luce e, quindi, il sole, nelle ampie stanze fredde e umide, era di vitale importanza, anche se, fare grandi balconi e grandi finestre, aveva spese enormi, infatti i palazzi erano sempre di famiglie benestanti se non ricche. Nella foto in basso si vede come nella parte inferiore la grata non sia fissata (come si presume sia stata in quelle del nostro centro strorico) ma sia rimasta con i tondini retti e acuminati².

¹ Facebook, commento del 19/06/2019.

² Grata a protezione di una finestra di Sant'Anna a Le Guerno-Francia nord-occidentale, fonte Wikipedia.

³ Finestra fotografata ad Assisi.

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Il VI Orologio solare di Piazza

L'orologio solare o sciotère sulla facciata dell'I.I.S. Majorana-Cascino di Piazza Armerina

Questo nella foto è l'orologio solare affisso¹ sulla facciata dell'odierno Istituto d'Istruzione Superiore Ettore Majorana - Gen.le Antonino Cascino in Piazza Senatore Marescalchi (ex Piazza Stazione Ferroviaria) ed è il VI esistente a Piazza Armerina. Dalle scritte sappiamo che è stato fatto il 4 giugno del 2009 con la collaborazione del prof. Giacinto Bitetti del Gruppo Astrofili Catanesi, per il programma "Scuole aperte" a.s. 2008-2009 previsto dal Ministero Istruzione Università Ricerca. In alto a sx ci sono i loghi dell'istituto e del ministero, in basso a dx c'è la rosa dei venti e le coordinate per le quali l'orologio è stato tarato. In alto a dx è posto lo gnomone che proietta l'ombra solare sulla superficie solcata dal tracciato delle linee orarie, su una delle quali c'è la frase «È pìù tardi di quanto pensi», di monito a coloro che si accingono a varcare l'ingresso. Non so quanti alunni e operatori scolastici abbiano notato, in dieci anni, la presenza di questo orologio solare incombente sulle loro teste.

¹ Alla fine di maggio 2019 è stato tolto dalla facciata.

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