1732 L'arcivescovo Matteo Trigona/1

Nel post dell'1 dicembre 2013, dedicato agli "ecclesiastici della Famiglia Trigona" avevo elencato gli appartenenti a questa antica famiglia piazzese che hanno ricoperto cariche ecclesiastiche a tutti i livelli. Fra questi ne avevo inserito 4 tra Vicari Apostolici, Vescovi e Cardinali. Oggi inizieremo a conoscerli un po' di più come al solito in maniera CRONOLOGICA, anche se le notizie sono risultate in alcuni casi frammentarie come nel caso di mons. Benedetto Maria Trigona della Floresta, che considereremo come 4^ Personalità cronologica. Di lui si sa soltanto che era figlio di Trigona Ottavio Concetto III marchese della Floresta nonché Patrizio/Sindaco di Piazza nel 1823, diretto dicendente di Ottavio (1680-1757) III barone di Imbaccari Sott. fratello minore di Matteo Trigona arcivescovo di Siracusa nel 1732. Inoltre, che fu Vicario del Capitolo della Cattedrale e, per questo, fu chiamato a reggere la Diocesi di Piazza dal 1867, anno della morte del IV vescovo mons. Cesare Agostino Sajeva, sino al 1872, anno di nomina del V vescovo, mons. Saverio Gerbino. Passiamo alle altre tre: 
 

L'arcivescovo Matteo Trigona Palermo (1679-1754)¹

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La 1^ Personalità importante della famiglia Trigona in ambito ecclesiastico è rappresentata da mons. Matteo Trigona Palermo (nella foto), maggiore dei tre figli del piazzese Trigona Luigi (o Aloisio, 1650-1715) I barone di Imbaccari Sottano e Terra di Mirabella, avuto dalla 1^ moglie, Palermo Prudenza dei baroni di Gallitano, sposata nel 1674. Il nome scelto dal padre era come quello del nonno, Matteo (n. 1632) IV barone di San Cono Superiore, e come il suo avo, nato nel 1485, Matteo (nei documenti anche Giovanni Matteo) barone di Montagna di Marzo figlio diretto di Nicola, capostipite dei Trigona di Piazza proveniente da Mazzarino e prima ancora da Mistretta. Matteo, nato nell'aprile del 1679, alla morte del padre divenne II barone di Imbaccari Sottano e Terra di Mirabella, ma rinunciò al titolo in favore del fratello Ottavio, quando, nel 1732, diventò Arcivescovo ovvero Vescovo dell'Arcidiocesi di Siracusa subito dopo essersi laureato nell'aprile dello stesso anno in Sacra Teologia alla "Sapienza" di Roma. Anni prima, precisamente nel 1714, era stato tra coloro che erano fuggiti da Piazza per rispettare l'interdetto del vescovo diocesano Riggio, nella famosa controversia liparitana. Il suo nome è ricordato soprattutto perché i suoi 16 anni di apostolato lo videro impegnato nella ricostruzione delle chiese madri e di alcuni monasteri femminili della sua grande Diocesi, andati distrutti nel terremoto del 1693, servendosi quasi sempre della perizia tecnica e dell'affidabilità progettuale dell'architetto siracusano Rosario Gagliardi (1690 ca.-1762).² (continua)

¹ La data della morte è stata corretta in 1753. Per maggiori dettagli vedi il post Data corretta per Matteo Trigona

² «Rosario Gagliardi, considerato, insieme a Giovan Battista Vaccarini, il protagonista di maggior talento del XVIII secolo, nell'ambito della Sicilia sud-orientale. La vita professionale dei due architetti si svolse praticamente in contemporanea, anche se sembra che essi non siano mai entrati in contatto. [...] Così come il Vaccarini, Gagliardi era figlio di un falegname ma, a differenza del collega palermitano, il suo ingresso nel mondo del lavoro avvenne seguendo le orme paterne. Con la qualifica di «fabri Lignarius» (carpentiere) lo ritroviamo infatti a Noto a partire dal 1713, quando iniziò a lavorare nel monastero si Santa maria dell'Arco. Tre anni dopo viene citato nei documenti ancora come semplice «magistro». [...] La sua formazione si completò presumibilmente presso il collegio dei Gesuiti di Palermo dove risulta presente nel 1726» (Le città tardobarochhe del Val di Noto nella World Heritage List dell'UNESCO, saggi introd. Mariella Muti... [et al.], testi di Stefano Piazza, Rosario Gagliardi, Cap. II, Edibook Giada, Palermo 2008, p. 66)
Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it

          

 

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