Cronarmerina - Articoli filtrati per data: Novembre 2018

Fontanella c.da Gigliotto/n. 21

Questa nella foto è la Fontanella di c.da Gigliotto n. 21. Come si vede è in pietra e molto recente, ma la storia del sito dove si trova, la stessa della Fontana/Abbeveratoio di c.da Gigliotto/n. 43 , è molto antica. Gigliotto, che da noi è associato al bivio che si trova a ca. 18 Km da Piazza, si trova a 4 Km da San Michele di Ganzaria e a poco più di 2 da San Cono, in provincia di Catania. La fontanella si trova al centro della grande Azienda Agrituristica Gigliotto, su una collina dalla quale si ammira il panorama di gran parte della Sicilia orientale. Al tempo degli Aragonesi questa vasta area chiamata Ganzaria,¹ era un feudo della famiglia Gravina, precisamente di Michele Gravina De Modica il quale, nel 1574, vende il feudo Gigliotto a Silvio Bonanno, forse un suo nipote.² Da allora il feudo rimane di proprietà della famiglia Bonanno sino ad arrivare a Francesco Paolo Bonanno Cattaneo principe di Linguaglossa nel 1899. Nel 1990 il feudo viene acquistato dalla famiglia Savoca, residente a Piazza, che trasforma la masseria.

¹ Il nome deriva da Cunsaria dall'arabo Hinzàriyyah ossia "cinghialeria", dagli animali che evidentemente popolavano questa zona e quella vicina di Qal'at a-Hinzàriyyah «la rocca della cinghialeria» ovvero Caltagirone, chiamata anche Qal'at al-Ganùn «la rocca dei genii» (Cfr. Biblioteca Arabo-Sicula, raccolta da Michele Amari, seconda edizione riveduta da U. Rizzitano, I, Palermo 1997, p. 86 e nota 231). Alla fine del Quattrocento il casale in terra di Ganzaria, fondato dagli Arabi e abitato dagli Angioini, risulta distrutto. È Don Antonio Gravina "il Bellicoso" che nel 1534 lo ricostruisce, favorendo l'insediamento di esuli Greco-Albanesi che si impegnano a costruire case in muratura, perciò il casale è detto "dei Greci".
² In quanto Michele Gravina De Modica, barone di Gigliotto nel 1569, era sposato con Fenisia Bonanno. Nella stessa pagina al rigo 17 di F. San Martino De Spucches, Vol. IV, p. 94, si riscontra un errore cronologico o di stampa: «s'investì dei feudi Gigliotto [...] a 6 maggio 1669» invece di 1569.

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La lapide a Sant'Anna

Lapide all'interno della Chiesa di Sant'Anna (Nuova)¹, sopra il portone d'ingresso principale

Finalmente da qualche mese si è potuto accedere, anche se ancora in maniera ufficiosa, all'interno della bellissima (una volta) e particolarissima chiesa dedicata a Sant'Anna nella nostra Città. Infatti, grazie all'interessamento della nuova amministrazione, è stato aperto il grande portone che dà sulla via Vittorio Emanuele II, per intenderci na calàda ô Culègiu (nella discesa del Collegio dei Gesuiti), per dare almeno una pulita al pavimento della grande aula ottagonale, ormai senza più mattoni. Alle pareti in alto i resti di qualche affresco e di qualche scultura in gesso, che fanno immaginare lo spettacolo che doveva essere un tempo. Ma, all'occhio del piazzese curioso, non poteva sfuggire un piccolo/grande particolare che è resistito alle barbarie che hanno investito questa chiesa lungo quasi due secoli e mezzo. Infatti, fu la baronessa Geronima Rivarola dei baroni di Rafforusso², sorella di Maria, una delle dodici suore presenti nel monastero nel 1655 (da tredici anni autorizzato dal Papa) nonché una delle sei promotrici³ alla mutazione in monastero del precedente Ritiro di donne della Congregazione di Santa Brigida nei primi anni del Seicento4, a finanziare, sul finire del Seicento, le opere per trasformare l'oratorio in chiesa. «I lavori dovettero durare alcuni decenni e dovettero trovare nuovi e sostanziosi finanziamenti nella famiglia Trigona, se sulle porte si scorgevano, fino a qualche anno fa, i blasoni di detta famiglia. [...] Nei giorni 24-25-26 luglio 1745 [...] con grandi festeggiamenti ed alla presenza del vescovo di Siracusa, Matteo Trigona dei baroni di San Cono e di Mirabella [...] indubbiamente si trattò dell'inaugurazione».5 Dopo quasi mezzo secolo, «nel 1797, vi fu la dedicazione della nuova chiesa a Sant'Anna [come ci ricorda, appunto] la lapide posta nel vano ingresso principale [che] così recita: "A DIO OTTIMO MASSIMO - Alla Madre della Genitrice di Dio [San'Anna], le sacre figlie di Sant'Agostino dedicarono [questa chiesa] assecondando la loro somma pietà religiosa durante il superiorato di Suor Maria Crocifissa Capizzi - 1797"».6 Nella foto, inoltre, dentro al cerchietto, è riportato lo stemma dell'Ordine Agostiniano a cui appartenevano sia l'originario Ritiro di donne sia il Monastero.  

¹ La chiamo "Nuova" perché nell'ultimo restauro che è stato eseguito presso il monastero di Sant'Anna, abbattendo i muri di tramezzo nei locali al secondo piano, quello a livello della strada, che ospitavano la segreteria delle Scuole Elementari oggi Sala Conferenze, è venuta alla luce la Vecchia cappella (si suppone dedicata alla Santa) di cui si servivano sin dalla metà del Seicento le suore. Sull'arco absidale della stessa è presente lo stemma della famiglia Trigona

² Feudo a ca. 18 Km da Piazza verso Gela, a dx della SS. 117bis.

³ Le altre cinque furono «M. Maddalena Trigona, Angela M. Trigona, Maristella Caldarera, Benedetta M. Pirri [parente dello storico Rocco Pirri], Anna M. Cagno».  (L. Villari, Storia Ecclesiastica della città di Piazza Armerina, Messina 1988, p. 350.  

4 «Il Ritiro di donne sorse nel primo decennio del 1600 ad opera di Pietro Calascibetta dei baroni del Cutomino [...] che qualche anno dopo nella sua casa fondò la Congregazione di Santa Brigida, confinante con l'Oratorio di Sant'Anna [...] Nel 1616 i Padri Gesuiti convinsero il sacerdote don Andrea Trigona barone di San Cono, ad ampliare l'Oratorio e a lasciare nel suo testamento dei legati a favore della Congregazione». (Ivi, 349-350).  In Alceste Roccella invece si legge che «costei [Girolama Rivallora] per le insinuazioni del sacerdote Andrea Trigona compì la congregazione Sant'Anna di Piazza, edificandovi a sue spese, nel 1640 la chiesa che durò sino al 1745. Finalmente, si rinchiuse e nello stesso Sant'Anna ove santamente visse e morì donandogli molti suoi averi» (Alceste Roccella, "Storia della città di Piazza. Famiglie Nobili." Manoscritto inedito, copiato in PDF, Piazza Armerina, Biblioteca Comunale, [penultimo decennio sec. XIX], p. 87).

5 L. Villari, Storia Ecclesiastica, op. cit., p. 350.

6 Cfr. L. Villari, Storia della città di Piazza Armerina, Roma 2013, p. 447.

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