La lapide a Sant'Anna In evidenza

Lapide all'interno della Chiesa di Sant'Anna (Nuova)¹, sopra il portone d'ingresso principale

Finalmente da qualche mese si è potuto accedere, anche se ancora in maniera ufficiosa, all'interno della bellissima (una volta) e particolarissima chiesa dedicata a Sant'Anna nella nostra Città. Infatti, grazie all'interessamento della nuova amministrazione, è stato aperto il grande portone che dà sulla via Vittorio Emanuele II, per intenderci na calàda ô Culègiu (nella discesa del Collegio dei Gesuiti), per dare almeno una pulita al pavimento della grande aula ottagonale, ormai senza più mattoni. Alle pareti in alto i resti di qualche affresco e di qualche scultura in gesso, che fanno immaginare lo spettacolo che doveva essere un tempo. Ma, all'occhio del piazzese curioso, non poteva sfuggire un piccolo/grande particolare che è resistito alle barbarie che hanno investito questa chiesa lungo quasi due secoli e mezzo. Infatti, fu la baronessa Geronima Rivarola dei baroni di Rafforusso², sorella di Maria, una delle dodici suore presenti nel monastero nel 1655 (da tredici anni autorizzato dal Papa) nonché una delle sei promotrici³ alla mutazione in monastero del precedente Ritiro di donne della Congregazione di Santa Brigida nei primi anni del Seicento4, a finanziare, sul finire del Seicento, le opere per trasformare l'oratorio in chiesa. «I lavori dovettero durare alcuni decenni e dovettero trovare nuovi e sostanziosi finanziamenti nella famiglia Trigona, se sulle porte si scorgevano, fino a qualche anno fa, i blasoni di detta famiglia. [...] Nei giorni 24-25-26 luglio 1745 [...] con grandi festeggiamenti ed alla presenza del vescovo di Siracusa, Matteo Trigona dei baroni di San Cono e di Mirabella [...] indubbiamente si trattò dell'inaugurazione».5 Dopo quasi mezzo secolo, «nel 1797, vi fu la dedicazione della nuova chiesa a Sant'Anna [come ci ricorda, appunto] la lapide posta nel vano ingresso principale [che] così recita: "A DIO OTTIMO MASSIMO - Alla Madre della Genitrice di Dio [San'Anna], le sacre figlie di Sant'Agostino dedicarono [questa chiesa] assecondando la loro somma pietà religiosa durante il superiorato di Suor Maria Crocifissa Capizzi - 1797"».6 Nella foto, inoltre, dentro al cerchietto, è riportato lo stemma dell'Ordine Agostiniano a cui appartenevano sia l'originario Ritiro di donne sia il Monastero.  

¹ La chiamo "Nuova" perché nell'ultimo restauro che è stato eseguito presso il monastero di Sant'Anna, abbattendo i muri di tramezzo nei locali al secondo piano, quello a livello della strada, che ospitavano la segreteria delle Scuole Elementari oggi Sala Conferenze, è venuta alla luce la Vecchia cappella (si suppone dedicata alla Santa) di cui si servivano sin dalla metà del Seicento le suore. Sull'arco absidale della stessa è presente lo stemma della famiglia Trigona

² Feudo a ca. 18 Km da Piazza verso Gela, a dx della SS. 117bis.

³ Le altre cinque furono «M. Maddalena Trigona, Angela M. Trigona, Maristella Caldarera, Benedetta M. Pirri [parente dello storico Rocco Pirri], Anna M. Cagno».  (L. Villari, Storia Ecclesiastica della città di Piazza Armerina, Messina 1988, p. 350.  

4 «Il Ritiro di donne sorse nel primo decennio del 1600 ad opera di Pietro Calascibetta dei baroni del Cutomino [...] che qualche anno dopo nella sua casa fondò la Congregazione di Santa Brigida, confinante con l'Oratorio di Sant'Anna [...] Nel 1616 i Padri Gesuiti convinsero il sacerdote don Andrea Trigona barone di San Cono, ad ampliare l'Oratorio e a lasciare nel suo testamento dei legati a favore della Congregazione». (Ivi, 349-350).  In Alceste Roccella invece si legge che «costei [Girolama Rivallora] per le insinuazioni del sacerdote Andrea Trigona compì la congregazione Sant'Anna di Piazza, edificandovi a sue spese, nel 1640 la chiesa che durò sino al 1745. Finalmente, si rinchiuse e nello stesso Sant'Anna ove santamente visse e morì donandogli molti suoi averi» (Alceste Roccella, "Storia della città di Piazza. Famiglie Nobili." Manoscritto inedito, copiato in PDF, Piazza Armerina, Biblioteca Comunale, [penultimo decennio sec. XIX], p. 87).

5 L. Villari, Storia Ecclesiastica, op. cit., p. 350.

6 Cfr. L. Villari, Storia della città di Piazza Armerina, Roma 2013, p. 447.

cronarmerina.it

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