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Gaetano Masuzzo

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I buchi nei pilastri dei balconi

Buchi nei pilastri di un balcone nel centro storico di Piazza Armerina

Altro esempio di buchi nei pilastri di un balcone nel centro storico di Piazza Armerina

Esempio di grata in una finestra con la parte inferiore aperta²

Quando i buchi sono nella metà inferiore della finestra³

Che gran parte dei pilastri con buchi a diverse altezze, che vi ho fatto vedere nelle mie foto scattate a Piazza (foto in lato e in mezzo), siano riciclati, è assodato. Prima, tutto poteva servire per altri scopi, non si gettava alcunché. Ma che in altri posti fossero quelli originari e per uno scopo ben preciso, è altrettanto sicuro. Infatti, come dice il nostro amico Franco Calì¹ «In quei buchi era fermata una grata che proteggeva la presa luce [in alto o in basso] quando i balconi erano chiusi». Stiamo parlando di aperture del Cinquecento e del Seicento, quando non c’erano il benessere e le comodità di oggi, e fare entrare di più la luce e, quindi, il sole, nelle ampie stanze fredde e umide, era di vitale importanza, anche se, fare grandi balconi e grandi finestre, aveva spese enormi, infatti i palazzi erano sempre di famiglie benestanti se non ricche. Nella foto in basso si vede come nella parte inferiore la grata non sia fissata (come si presume sia stata in quelle del nostro centro strorico) ma sia rimasta con i tondini retti e acuminati².

¹ Facebook, commento del 19/06/2019.

² Grata a protezione di una finestra di Sant'Anna a Le Guerno-Francia nord-occidentale, fonte Wikipedia.

³ Finestra fotografata ad Assisi.

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Storia recente dell'Istituto Industriale

L'I.T.I.S. di piazza Senatore Marescalchi, Piazza Armerina, 2019

Nel precedente post Prima di Majorana eravamo rimasti all'ultima intitolazione, avvenuta nel 1982, dell'Istituto Tecnico Industriale di Piazza Armerina al fisico nucleare catanese Ettore Majorana. In questi giorni, dovendo pubblicare l'esistenza del VI orologio solare presente a Piazza Armerina, ho consultato il sito internet dell'Istituto e dalla "Storia della scuola" ho appreso che ci sono stati alcuni cambiamenti, sia nella denominazione che nell'indirizzo dell'istituto scolastico. Nel 1997 all'Istituto Tecnico Industriale è stato aggregato il P.A.C.L.E. ovvero l'Istituto Perito Aziendale e Corrispondenti in Lingua Estera, evoluzione dell'antico Istituto Tecnico Femminile oggi Istituto Tecnico per il Turismo. Sempre nel 1997 avviene l'aggregazione all'Istituto dei due Licei presenti a Piazza, il Liceo Classico, intitolato nella prima metà del '900, al gesuita piazzese Prospero Intorcetta e, successivamente, al generale Antonino Cascino e il Liceo Scientifico, nato nel 1969, autonomo dal 1975 e intitolato al preside Vito Romano nel 1981. Dall'anno scolastico 2016/2017, in seguito al piano di riorganizzazione della rete scolastica siciliana, è stato costituito il nuovo I.I.S. (Istituto d'Istruzione Secondaria) Tecnico Industriale ed Economico "Ettore Majorana - Antonino Cascino" a indirizzi Chimica, Elettronica, Informatica, Meccanica, Turistico, Liceo Classico e Liceo Scientifico. L'unica cosa che, lungo tutti questi anni, è rimasta immutata, è il suono della sirena. Però, mentre prima veniva azionata immancabilmente alle 8:00 esatte, per invitare gli alunni a fare il loro ingresso a scuola, da alcuni anni il suono è stato anticipato alle 7:55. La sirena doveva servire a ricordare e ad abituare gli alunni che la scuola, essendo a indirizzo "industriale", fosse già un'industria, con orari e ritmi particolari ben precisi.      

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Il VI Orologio solare di Piazza

L'orologio solare o sciotère sulla facciata dell'I.I.S. Majorana-Cascino di Piazza Armerina

Questo nella foto è l'orologio solare affisso¹ sulla facciata dell'odierno Istituto d'Istruzione Superiore Ettore Majorana - Gen.le Antonino Cascino in Piazza Senatore Marescalchi (ex Piazza Stazione Ferroviaria) ed è il VI esistente a Piazza Armerina. Dalle scritte sappiamo che è stato fatto il 4 giugno del 2009 con la collaborazione del prof. Giacinto Bitetti del Gruppo Astrofili Catanesi, per il programma "Scuole aperte" a.s. 2008-2009 previsto dal Ministero Istruzione Università Ricerca. In alto a sx ci sono i loghi dell'istituto e del ministero, in basso a dx c'è la rosa dei venti e le coordinate per le quali l'orologio è stato tarato. In alto a dx è posto lo gnomone che proietta l'ombra solare sulla superficie solcata dal tracciato delle linee orarie, su una delle quali c'è la frase «È pìù tardi di quanto pensi», di monito a coloro che si accingono a varcare l'ingresso. Non so quanti alunni e operatori scolastici abbiano notato, in dieci anni, la presenza di questo orologio solare incombente sulle loro teste.

¹ Alla fine di maggio 2019 è stato tolto dalla facciata.

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La conversazione sulla via Marconi

La via Marconi, ex Cas'varìa, a Piazza Armerina, negli anni Sessanta

Alla fine del Seicento il centro della nostra Città passa dal piano prospicente la chiesa di San Martino alla piazza Duomo, poi al Piano del Borgo che poi, nei secoli, è chiamata Piazza Maggiore o Foro Centrale. Questa piazza dal 1569, ma la notizia è da verificare, diventa Piazza Pescara, perché il viceré don Francesco Ferdinando de Avalos D’Aquino, marchese di Pescara, approva il progetto della sua ristrutturazione e sistemazione, oltre a quello per la rete fognaria nelle zone più importanti della città. Questa va ampliandosi verso il piano del Patrisanto o dei Teatini, dove esistono Monasteri e Conventi con le relative chiese e dove esiste una delle (almeno) 7 Porte della Città, quella a oriente, forse la più importante. È quella accanto alla Commenda dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni Battista, che prende appunto il nome di Porta di San Giovanni Battista. Questa porta poco tempo dopo è abbattuta, per aprire la città verso la Piana delle Botteghelle e verso il quartiere del Casalotto, sino al 1598 di proprietà di don Francesco Branciforti, conte di Mazzarino, che ottiene, in cambio, l’uso dell’acqua del fiume Gela per i suoi mulini. Le vie principali di questo periodo sono: la salita di Santa Rosalia e di Santa Caterina, oggi via Cavour, che collega piazza Pescara al Duomo; la discesa del Collegio (calàda ô Culègiu) oggi via Vittorio Emanuele II; la strada dei fondachi o ferrerìa, oggi via Roma; la strada che, nel 1711, prederà il nome di Strada del Principe; la carrèra o via dei gessai, oggi via Mazzini; la strada della fiera poi dei mercanti, oggi via Umberto; la Cas’varìa, oggi via Marconi. Quest’ultima nel comune parlare degli abitanti e nei documenti ha 5 varianti: Corbiserìa, Cresiverìa, Crasvarìa, Cr’s’varìa e Cruvisarìa (quest'ultima su una pianta della città del 1689). Tutte derivano da Cr’v’sarìa  che vuol dire «via dove si trovano i cr’v’sèri o calzolai». Il piazzese cr’v’ser e il siciliano curvisèri o cruvisèri, che vogliono dire calzolaio, derivano dal francese antico corveisier/courvesier (ciabattino), derivato di corveis/corvois, ovvero cuoio di Cordova, pellame usato dai ciabattini nelle loro manifatture. Sono voci ormai scomparse dall’uso comune però, nel passato, erano molto conosciute perché il sito era molto popolato e frequentato. A tal proposito lo storico prof. Ignazio Nigrelli nel 1989 ci ricordava l’esistenza di un’usanza particolare in quel tratto di strada «In quel luogo si faceva a mascarïada d’a Cr’v’sarìa che consisteva nel beffeggiamento di quanti passavano nei giorni di Carnevale per l’attuale via Marconi da parte dei calzolai (cr’v’sèri) dove avevano i loro laboratori. Siccome mascariäda vuol dire anche tinteggiatura, forse doveva esserci anche qualche lancio di sostanze polverose, più o meno profumate (cipria, borotalco, cuoio, segatura, lucido)». A proposito dei Calzolai, uno dei due Sodalizi o Confraternite (gruppo di persone dello stesso mestiere che si mettevano insieme, riunendosi in un oratorio o chiesa, per la cura e riparazione di questi luoghi, per pregare, discutere dei loro problemi lavorativi, trovare soluzioni per aiutarsi a vicenda dal punto di vista economico e spirituale e, non ultimo, per pensare alla loro decorosa sepoltura una volta conclusa la loro vita terrena) più antichi della città fu quello, incentivato nel 1400 dai frati Domenicani, dei conciatori di pelli, calzolai e calzettieri sotto la protezione dei Santi Crispino e Mercurio con sede presso la chiesa di San Vincenzo Ferreri, I Santo Compatrono della Città. Sino a primi decenni del Novecento, l’odierna via Marconi era un tutt’uno con la via che andava verso San Giuànn o verso la Porta d’ San Giuànn (Battista), poi chiamata a stràta ô Prìnc’p (la strada del Principe, in onore di don Vincenzo Starrabba barone di Scibini e principe nel 1711 di Giardinelli che, alla fine del XVII secolo vi aveva costruito il proprio palazzo, quello di fronte le suore di Maria Ausiliatrice) e che poi, dopo l’arrivo dei Savoia, le fu dato il nome di via Giuseppe Garibaldi. Dopo la morte nel 1937 del fisico e inventore Guglielmo Marconi gli fu intitolato, negli anni ’40, il tratto di strada che va dall’odierna piazza Garibaldi all’odierna via Garibaldi. Su una cartolina della via Marconi negli anni ’40, ancora troviamo “Corso Garibaldi” e, ancora dopo, anche piazza Guglielmo Marconi. Circa sessanta metri che hanno significato molto per la storia della nostra Città e dei nostri concittadini, che vi avessero o meno una attività commerciale o ricreativa di ogni genere: calzolai, barbieri, caffè, pasticcerie, banche, farmacie, agenzie, mercerie, fotografi, armerie, benzinai, apparecchi radio, tabaccherie e società di mutuo soccorso. (Nella conferenza “A SPÀSS PA CAS’VARÌA – La nostra via Marconi” tenuta dal sottoscritto il 30 maggio 2018, presso la S. M. “Cascino” per l’Università del Tempo Libero “I. Nigrelli”, sono stati elencati, inoltre, grazie alla memoria storica di mio padre, il falegname e negoziante di ferramenta Gino Masuzzo classe 1921, che non c’è più dal 2015, e del mio amico Tanino Santangelo, i negozianti presenti in questo tratto porta per porta, dagli anni Trenta del secolo scorso ai nostri giorni).

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