Visitando Palazzo Trigona/1 In evidenza

Il dipinto della Giustizia in una grande sala del Piano Nobile

L’altro giorno andando a visitare la mostra fotografica “Sony World Photography Awards Exhibition” visitabile sino al 5 gennaio, ho avuto la possibilità di girare alcune sale del grandioso Palazzo Trigona della Floresta destinato a essere, a Dio piacendo e chissà quando, Museo delle centinaia di migliaia di reperti, provenienti dalle numerosissime aree archeologiche piazzesi, ancora gelosamente tenuti sotto chiave al fresco. Dopo aver osservato le fotografie esposte, ho dato uno sguardo alle due grandi sale accanto nell’ala destra del Piano Nobile, con i soffitti finemente decorati in oro e pastello rappresentanti flora e fauna¹. La prima di queste sale, poco più piccola dell’altra, contiene la cappella di famiglia ingegnosamente racchiusa dentro un grande armadio con un altare in legno e due teche/reliquiari. Però, alzando il capo, lo sguardo è andato sul grande dipinto rettangolare nel soffitto, rappresentante una donna che poggia il suo piede sinistro su una nuvola. Dagli accessori si capisce che la donna è la Giustizia, una divinità della mitologia romana che personifica la Giustizia intesa come applicazione dell’ordine virtuoso nei rapporti umani tra persone secondo la legge. La dea nella sua mano sinistra impugna una spada, che rimanda alla simmetria della forza e del potere che la Giustizia deve avere per imporre e far rispettare i propri giudizi, quindi forza e potere che potrebbero servirsi della violenza per colpire chi non la riconosce. E’ una spada a doppio taglio impugnata e rivolta verso l’alto e certe volte la troviamo  appoggiata a una spalla o rivolta in basso o appoggiata a terra. Nell’altra mano la donna tiene una bilancia del tipo detto a bracci uguali che è da sempre uno degli esempi di immagine simmetrica, come la spada. Suggerisce quindi, con l’idea di ponderatezza che le è immediatamente associata, quelle dell’equilibrio e dell’equità che è compito della Giustizia conservare o ristabilire. Altro particolare è il fascio littorio tenuto da un putto alato ai piedi della Giustizia. Il fascio, simbolo proprio della romanità che troviamo nelle immagini della Giustizia a partire dal XVI secolo, è inteso come potere di applicazione previsto dal diritto romano, e lo possiamo considerare un doppio della spada che in molte immagini, dal Rinascimento in poi, la sostituisce. Qui invece li troviamo ambedue a rafforzare l’immagine che rimanda ai fasti dell’antica Roma. Altri attributi che troviamo nelle rappresentazioni della Giustizia sono la corona e il trono. La corona che porta sul capo e il trono su cui in molti casi siede la Giustizia, non sono soltanto segni generici dell’onore che le si vuole rendere, ma indicano anche un rapporto preciso tra Giustizia e sovranità. E’ compito del sovrano legiferare e rendere giustizia. A volte gli artisti ci mostrano la figura della Giustizia che decora al fianco o ai piedi del sovrano la “D” iniziale delle prime parole in latino del libro della SAPIENZA (testo contenuto nella Bibbia cristiana): Diligite iustitiam qui iudicatis terram (Amate la giustizia, voi che governate la terra). (continua)
¹ Per rendervi conto della bellezza degli interni del palazzo vi consiglio di guardare le magnifiche foto sulla pagina del sito del Museo Regionale Villa Romana P. Armerina

cronarmerina.it
 

Commenti  

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