Conversazione Piazza Garibaldi/3 In evidenza

A sx Chiesa di San Rocco o Fundrò, a dx Municipio, Piazza Armerina

Chiesa di San Rocco o Fundrò, Piazza Armerina

(dalla 2^ Parte) Continuando la spiegazione della facciata dell'odierno Municipio, notiamo sullo stemma tondo di sx dei Padri Benedettini e sull'altro tondo delle due famiglie piazzesi Calascibetta e Villanova di dx (nei cerchi gialli della foto in alto) due cornici attorno a due lapidi in marmo, contenenti scritte fasciste che furono cancellate con lo scalpello subito dopo la guerra, in quella di dx ci sono ancora i fasci laterali. Nella porta di dx (nel cerchio celeste), c'era il Corpo di guardia daziaria, poi il salone del barbiere Garigliano, il Bar Sport di Gino Giusto, quello di Scarantino e oggi c'è il Caffè del Centro del sig. Manuella. Nella porta di centro (cerchio verde) c'era il Bar di Valentino Conti, poi la Società dei Mutilati e Invalidi di guerra, oggi il Caffè del Centro. Subito sulla sx, attaccata all'ex monastero dei Benedettini oggi Municipio, troviamo la chiesa che i Piazzesi, nel 1572, innalzarono e intitolarono a San Rocco, per essere stati liberati dalla peste (foto in basso). Il campanile fu costruito al posto delle case cedute dal magnifico Antonino Saitta, antenato del piazzese, gesuita, missionario e martire, morto in Messico nel 1695, P. Francesco Saverio Saetta (o Saitta). Entrando in chiesa sull'altare di sx si trova la statua di San Rocco, santo taumaturgico francese del XIV sec. (terziario francescano) patrono degli appestati, protettore dalla peste, dalle malattie gravissime e dalle epidemie, che a Piazza si ripetevano quasi ogni 5-6 anni, alternandosi alla siccità e alle carestie. Dopo sei anni, nel 1578, la peste nel quartiere Canali provocò altre 550 vittime. Nella chiesa di Fundrò quando venne completata e aperta al culto, nel 1640, i PP. Benedettini fondarono la Congregazione dei Maestri Umiliati del SS. Sacramento che, assieme alla Congregazione dei Nobili del Sacramento e alla Compagnia dei Bianchi, subentrarono nel Circolo delle Quarantore all’Arciconfraternita del Sacramento, soppressa nel 1627. Il Circolo delle Quarantore era l’ordine di esposizione con l’ostensorio del SS. Sacramento nelle chiese della città per una settimana ciascuna. Si concludeva la Domenica, con una processione, detta la Levata delle Quarantore, a cui doveva prendere parte immancabilmente l’Arciconfraternita del Sacramento, che ne aveva il Patronato. Grazie al prof. Ignazio Nigrelli sappiamo che per la celebrazione del SS. Sacramento o Corpus Domini, erano effettuati due festeggiamenti solenni. Il primo, nel giorno della ricorrenza religiosa con grandiosa processione diurna, dalle ore 10 alle 13,30 del mattino, con la partecipazione di tutti i confrati che, nell’occasione, indossavano le loro caratteristiche tuniche bianche con lunghi strascichi spiegati; il secondo, all’ottava successiva, con altra solenne processione serale (dalle ore 20 in poi) con due addobbatissimi altari che venivano allestiti in piazza Monte e alla “Cr’s’varìa” (oggi via Marconi). Questa chiesa possiede quattro opere particolari: la prima si trova nella facciata. È la grande e bellissima Meridiana (in realtà si chiama Orologio Solare, perché la Meridiana segna solo le ore 12:00) scolpita sulla pietra arenaria (nel cerchio giallo della foto in basso). La seconda opera è il pregevole dipinto raffigurante la «Presentazione di Gesù al Tempio», copia seicentesca della celebre pala dipinta nel 1519 dall’artista messinese Girolamo Alibrandi, che alcuni suoi biografi hanno chiamato il «Raffaello di Sicilia», per una chiesa di Messina¹. Infatti, la copia sarebbe di un ignoto pittore della prima metà del 1600 di bottega siciliana, che poté osservare direttamente l’opera del «Raffaello di Sicilia». Inoltre, alcune fonti dell’ottocento testimoniano la presenza all’interno di questa chiesa di alcuni pregevoli dipinti legati a nomi di celebri pittori: Giulio Romano, Domenico Zampieri, Raffaello, Rubens, Tiziano ed altri. Queste notizie ce le ha fornite, in uno suo recente studio, la giovane prof.ssa piazzese Chiara Fauzia, che ringrazio. La terza opera è molto particolare e unica a Piazza per il genere pittorico adottato nel dipingere l’alta parete dietro l’altare. La tecnica si chiama trompe-l'oeil (in italiano: inganna l’occhio) che la fa sembrare invece bombata. La quarta opera pregevole conservata nella chiesa di San Rocco/Fundrò, è la statua in marmo della Madonna con Bambino, posta sull'altare maggiore, che si presume sia di un Gagini o di un appartenente alla loro scuola. La statua, chiamata «Madonna del Bosco», era ospitata nella chiesa di Santa Maria presso il borgo di Fundrò, da dove fu portata nella nostra città, allora chiamata Platia, il 18 aprile del 1622 dai Benedettini che, per secoli, considerarono questo giorno festivo. (continua)

¹ Dietro segnalazione dell'amico Antonio Barbera di Messina, sempre attento e interessato lettore, abbiamo saputo il 15 luglio 2019, che «le chiese messinesi che hanno ospitato l'opera di Girolamo Alibrandi sono state in origine la Chiesa della Candelora e successivamente la Chiesa di San Nicolò dei Gentiluomini. Entrambe le chiese furono distrutte dal terremoto (n.d.r. del 1908) e l'opera fu recuperata in frammenti e approssimativamente ricomposta». Nel suo studio la prof.ssa Fauzia conferma la provenienza dalla chiesa di San Nicolò dei Gentiluomini e l'attuale collocazione presso il Museo Regionale di Messina. Inoltre precisa che l'opera a tempera su tavola, di cm 452 x 351, firmata e datata 1519, riporta la seguente iscrizione: Jesus Hyeronimus de Alibrando/Messanus faciebat.

cronarmerina.it

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