A sciunna/1

Se facessimo un sondaggio, tanto di moda in questo periodo, per sapere quanti ultracinquantenni hanno avuto tra le mani questo attrezzo, sicuramente toccheremmo percentuali altissime, oltre il 90%. Infatti, un altro attrezzo ludico di tanti decenni fa era la FIONDA o, come la chiamavamo noi, A SCIÚNNA. Si componeva di tre parti, tutte della stessa importanza. Prima di tutto A FURCÈDDA che era la parte in legno, se di pino meglio perché i rami più flessibili potevano essere piegati, dopo averli legati cu ferruf'latu e messi sul fuoco, tanto da fargli assumere la tipica forma a U, con il manico in basso a Y. La seconda parte era formata da due strisce di materiale elastico chiamati LEGACCI, nulla di più indicato di due fettucce di camera d'aria per bicicletta (quella per auto non era adatta perché più spessa e occorreva più forza per tenderla) da legare con estrema cura alle estremità della U. La terza parte era formata da un rettangolo di cuoio, di pochi centimentri di lato, con due fori dove si facevano passare i legàcci e che serviva a contenere il proiettile da lanciare dopo averli tirati indietro con forza, tipo tiro con l'arco.  Di solito questo cuoio si ricavava da vecchie scarpe o borse e borsette delle nostre madri. Anche se non faceva parte della sciùnna, un accessorio importantissimo erano "le munizioni" che si lanciavano. Dalla loro forma, peso e materiale dipendeva il risultato finale nel colpire il bersaglio che, 9 volte su 10, veniva mancato. Il proiettile più usato era quello a portata di mano, na p'trùzza meglio se 'n cutìcchiu d sciùm, molto più levigato e tondo.

► Domani la seconda parte.

cronarmerina.it

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