A fussetta/1

 
 
Quello della fussètta o e buttuni era un gioco per specialisti. Anche se occorreva molto poco come spazio e attrezzatura, non era per giovani sprovveduti. Bisognava scavare un piccolo incavo, con bordi ben definiti e profondo non più di 5 cm. (perché doveva permettere il facile recupero) nel terreno possibilmente pianeggiante e senza imperfezioni per un raggio max di un metro, e il campo di gioco era realizzato. Se invece ci si trovava in una strada in discesa e cùi cut'cchiöngh (ciottoloni) che da noi non mancavano, allora erano problemi, in questo caso ci si attivava per togliere i puntàgghi sino a ricavare lo spazio necessario. Dicevo gioco per specialisti perché non era facile mandare in "buca", come si dice nel gioco del golf (forse questo derivò dall'altro o viceversa), il bottone, la biglia o la moneta messa in palio, da varie distanze, utilizzando le dita (il pollice e l'indice di solito) della mano predominante, tirando a turno, sino a quando si sbagliava, e vincere così tutta la posta che si era riusciti a mandare dentro con l'ultimo colpo. Bastava dare un'occhiata alle dita utilizzate dall'avversario al primo tiro, per rendersi conto del suo livello. Se avesse opposto il pollice per colpire con l'indice era vittoria assicurata. Se invece avesse opposto il medio per colpire col pollice, allora la partita sarebbe stata dura e alquanto difficile. I giocatori di basso e medio livello si limitavano a mettere in gioco i bottoni presi in "prestito" e prelevati dalle lattine o cofanetti dove le loro madri erano solite porre l'occorente per cucire. Se la riserva era scarsa, allora, solo allora, era "permesso" staccare delicatamente qualche bottone dai vestiti (le giacche erano le più indicate) dei padri, degli zii e dei nonni. Si doveva fare attenzione, perché se l'asporto del bottone avesse provocato degli strappi sulla stoffa, era cazziàda assicurata. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it 

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