Il poeta Carmelo Scibona / 1


Il poeta-falegname Carmelo Scibona (1865-1939)

Carmelo Scibona nacque a Piazza Armerina il 12 ottobre 1865 da Giuseppe e da Alfonsa Farina, e vi morì il 12 aprile 1939. Dopo aver frequentato le scuole elementari al Collegio (edificio dei Gesuiti), prese la licenza e iniziò a esercitare l'arte di suo padre, il falegname. Per oltre mezzo secolo la sua vita, piena di privazioni, trascorse tra la sua bottega di falegnameria, dove componeva "tutte le fesserie che gli passavano per il cocuzzolo", la famiglia e in piazza al Circolo degli Operai (socio fondatore), o nella farmacia di Mario Salemi & Figli. Era in questi ultimi luoghi che, spinto da amici e compagni, lo Scibona diffondeva i suoi versi forti e pungenti verso gli avversari politici, ma ispirati sempre da nobiltà e purezza avendo come unico obiettivo il trionfo della correttezza nell'amministrazione della cosa pubblica, mai con fini privati ed egoistici. Versi che venivano pensati nella bottega, tra un colpo di  pialla e uno di martello, trascritti col lapis su fogli e foglietti sparsi qua e là. Alcuni poi li ricopiava in bella, altri li mandava al rogo. L'estro poetico l'ebbe sin dalle scuole elementari, quando compose le sue prime prove in italiano da autodidatta, passando subito al dialetto piazzese e, talvolta, anche al siciliano. Col passare degli anni fu attratto sempre più dalla poesia leggendo Dante e Trilussa. Da giovane conobbe sicuramente il "Cavalier Notaro" Remigio Roccella (1829-1915), autore di poesie e prose nel galloitalico della nostra Città, primo piazzese "ad aver consegnato alla scrittura letteraria un dialetto che per sette secoli era servito solo ai bisogni della comunicazione". Lo studio dell'opera del Roccella servì allo Scibona ad apprendere il sistema ortografico del piazzese perfezionandolo e fu per questo motivo che considerò il Roccella "u patri d'a ciaccésa poisìa" e se stesso suo erede insieme ad altri due suoi contemporanei, Vittorio Cagni e Gaetano Marino Albanese¹. A 63 anni, nel 1928, prese l'infelice decisione di trasferirsi, come tanti suoi concittadini, a Bengasi, in Cirenaica oggi Libia, per andarvi a cercare fortuna, dopo essersi sposato per la seconda volta. Vi rimase sino al 1932, quando tornò "più povero di prima, più vecchio e più accasciato". (tratto da Carmelo SCIBONA, a cura di Salvatore C. TROVATO, I mì f'ssarì - U CARDUBU e tutti gli altri componimenti editi e inediti, Edizioni IL LUNARIO EN, Tipografia Lussografica CL, 1997.) (continua)

¹ Mio nonno materno (1889-1958) che molti ricordano col soprannome di Ciucciùledda.

 
Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it

 

   

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