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Gaetano Masuzzo

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Gli stemmi nel chiostro dei Carmelitani-6

Stemma P. Giovanni Pietro La Vaccara¹, portico nord, chiostro del convento dei Carmelitani, XVI sec., Piazza Armerina

Iscrizione anno 1575, arcata centrale portico est, chiostro del convento dei Carmelitani, XVI sec., Piazza Armerina

GLI STEMMI NEL CHIOSTRO DEI CARMELITANI-6

(dalla 5^ parte) Gli altri due portici, a nord e a est, del chiostro del Convento dei Carmelitani di Piazza Armerina, furono realizzati tra il 1574 e il 1578, ovvero durante il primo mandato priorale del piazzese Padre Giovanni Pietro La Vaccara. La prima elezione a priore di P. La Vaccara avvenne durante il capitolo provinciale dei Carmelitani celebrato a Palermo nel 1574, come è testimoniata dalla data – 1575 – scolpita nell’arcata centrale del portico a est tra la 3^ e la 4^ colonna (foto in basso), la seconda, voluta per il protrarsi dei lavori di ristrutturazione, in quello tenuto a Caltanissetta nel 1577. Ci sarà una terza elezione, quella dal 1581 al 1582, dopo la pausa del priorato di P. Severino da Palermo (1579-80). Altra chiara testimonianza lasciata dal priore La Vaccara (alias Vaccaria, o à Vaccareis o de Vaccaro) è il blasone della sua famiglia, di rosso con la vacca passante d'oro, posto sull’abaco della terza colonna del portico a nord (foto in alto). P. La Vaccara fu maestro di teologia, grande predicatore e definitore (consigliere) nel capitolo provinciale di Scicli del 1581. Nel 1607, quindi trent'anni dopo circa, fu eletto provinciale della provincia di Sant'Alberto da Trapani² a Licodia un contemporaneo e forse consanguineo di P. La Vaccara, P. M. Martino La Vaccara (o de La Vaccara) da Scicli³. (continua)

¹ «Vaccaro - Di rosso, con la vacca passante d'oro» (Vincenzo Palizzolo Gravina, Il Blasone in Sicilia, Visconti & Huber, Palermo 1871-75, p. 400).

² Sino al 1585 esiteva un'unica Provincia Carmelitana Siciliana che, poi, si divise in due: Provincia di Sant'Angelo di Sicilia a occidente e Provincia di Sant'Alberto da Trapani a oriente.  

³ Cfr. L. Villari, Storia ecclesiatica della città di Piazza Armerina, Messina 1988, pp. 266-268, 272-273.

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Gli stemmi nel chiostro dei Carmelitani-5


Stemma P. Egidio Scrigno, chiostro convento dei Carmelitani, XVI sec., Piazza Armerina

Frontespizio dell'opera di Basilio Cavarretta, Palermo 1656¹

GLI STEMMI NEL CHIOSTRO DEI CARMELITANI-5

(dalla 4^ parte) Il quarto e ultimo stemma da sx, sull'interstizio tra la 4^ e la 5^ arcata del portico a ovest nel chiostro dei Carmelitani (per intenderci a dx dopo il portale ogivale d'ingresso al chiostro) è del Provinciale dell’Ordine, Padre e Maestro Egidio Scrigno o Scrinio. Questi, originario di Trapani, quando divenne Provinciale, dal 1563 al 1568, si prodigò per ultimare il portico di ovest e, in memoria, il priore piazzese di allora, P. Riccardo La Monica, ne fece porre il blasone: Uno scrigno con tre gigli, tre stelle ed una croce greca nel centro². Da un antico volume sappiamo che «Il Molto Rev. P. Maestro Egidio Scrigno di buona famiglia di questa Città di Trapani, preclaro nella vita sua, e nei costumi, fù priore del Convento della Santissima Nuntiata, Procurator Generale di tutto l’Ordine Carmelitano, e Visitatore dei Conventi della Toscana, e Napoli, e finalmente Provinciale di Sicilia, morì il 6 aprile 1589»². In un altro, altrettanto antico, troviamo queste notizie «M. Egidio Scrigno, di natione Ciciliano, di patria, Trapanese: padre veramente, Maestro degno di grandiss’osservanza. Fu procuratore Generale. Poi nella professione sua di Filosofo, e Teologo, lasciò odore soavissimo, non solamente in Roma, pubblicamente in Sapienza leggendo; ma per tutte le mondane parte, come ch’udito fusse da tutte le mondane nationi, che si volentieri, leggend’egli, nobilissima corona gli facevano. Avanti più Papi, con gravità, e mirabile maestà, orò in Capella, con profondissimo silentio, da quelle berrette rosse, e da tanti Regnum mundi, fu con l’inarcate ciglia udito, e molto bene osservato, e oltre modo commendato. […] Scrisse molt’orationi  […]. Scrisse anco molte materie. […]. In somma fu honor immortale alla Religione, e in particolare, a Cicilia dignissima provincia»³. (continua)

¹ Basilio Cavarretta, Racconto delle fattezze, ed imagine della gloriosissima sempre Vergine Maria, Nicolò Bua, Palermo 1656, p. 21. In basso al frontespizio dell'opera, nel riquadro giallo, si trova la nota manoscritta «Conventus S.te M. de Platea», forse perché un tempo ospitato nella fornitissima biblioteca del convento carmelitano piazzese di Santa Maria dell'Annunciazione (Carmine).

² Litterio Villari, Storia ecclesiastica della città di Piazza Armerina, Messina 1988, p. 267.

³ Giuseppe Falcone, La cronica carmelitana, dall'origine di Santo Elia Profeta, Gio. Bazachi, Piacenza 1595, p. 697.

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Gli stemmi nel chiostro dei Carmelitani-4

Stemma P. Timeo d'Aidone, chiostro convento dei Carmelitani, XVI sec., Piazza Armerina

GLI STEMMI NEL CHIOSTRO DEI CARMELITANI-4

(dalla 3^ parte) Il terzo stemma da sx, sull'interstizio tra la 3^ e la 4^ arcata del portico a ovest, è del priore P. Timeo d’Aidone: Di rosso alla fascia d'argento sormontata da due stelle di sei raggi d'oro ed accompagnata in punta da uno scaglione d'argento. Maestro in Teologia e Priore del nostro convento nel biennio 1553-55, fu eletto Provinciale di Sicilia¹ nel Capitolo che si tenne a Piazza nel 1559.  Egli fu il primo a iniziare la costruzione della parte più antica del chiostro, quella a ovest, con i donativi ricevuti da diverse famiglie nobili di Piazza, perché «Uomo di grande cultura e grande oratore P. Timeo, membro di un’antica e nobile famiglia piazzese, riuscì a mettere pace (1555) fra due opposte fazioni cittadine che da anni si guerreggiavano, seminando lutti e grandissima tribolazione»². Della famiglia de Aidone a Piazza si hanno notizie sin dal 1283, quando P. de Aydona risulta nell’elenco dei 101 nobili militi sul nostro territorio, mobilitati da re Pietro d'Aragona contro gli Angioini al tempo del Vespro³. Nel 1393 «Errico Aidone, prode capitano di re Martino, pel suo valore e fedeltà ebbe concesso il titolo di magnifico4, di regio milite4 ed il molino Ruinoso (oggi Rugnusu) ed altri favori. Nello stesso anno, il fratello di Errico, Guglielmo de Aidono, acquistò il feudo Azzolina, anche chiamato Zulina»6. (continua)

¹ Sino al 1585 esisteva un'unica Provincia Carmelitana Siciliana che, poi, si divise in due: Provincia di Sant'Angelo di Sicilia a occidente, Provincia di Sant'Alberto da Trapani a oriente. Nel 1724 viene eretta un'altra Provincia Siciliana, quella di Santa Maria della Scala del Paradiso, alla quale si aggrega il nostro convento.

² L. Villari, Storia Ecclesiastica della città di Piazza Armerina, Messina 1988, p. 266.

³ Cfr. L. Villari, Storia della città di Piazza Armerina, 1981, p. 154.

³ Il titolo di magnifico si conferiva ai nobili che si erano distinti per fedeltà al sovrano e per il bene della nazione.

5 Il titolo di regio milite si accordava ai membri della famiglia reale e ai nobili che si erano distinti nelle battaglie e nelle guerre. 

6 «Il mulino Ruinoso, poi Rugnusu, si trovava a mezzo chilometro da Piazza verso occidente» mentre «Il feudo Zolina (Azzolina) è nel territorio di Piazza a nord est della città lungi sei chilometri» (A. Roccella, Storia di Piazza - Famiglie nobili, Aidone baroni di Zolina, ms., sec. XIX).

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Gli stemmi nel chiostro dei Carmelitani-3

Stemma famiglia Boccadifuoco, chiostro del convento dei Carmelitani, XVI sec., Piazza Armerina

GLI STEMMI NEL CHIOSTRO DEI CARMELITANI-3

(dalla 2^ parte) Il secondo stemma da sx, nel portico a ovest del chiostro dei Carmelitani (per intenderci a dx dopo il portale ogivale d'ingresso al chiostro), è quello della famiglia Boccadifuoco (o Buttafuoco o Boccadifoco). Questa famiglia, assieme ad altre nobili famiglie piazzesi, contribuirono alla firma dei Capitoli di Pace nel 1555, di cui abbiamo parlato nel post precedente. In quel periodo il maggior esponente della famiglia Boccadifuoco era Giovanni senior, registrato sin dal 1520 nella Mastra Nobile della città, ovvero nel libro dove erano elencate, pagando una tassa, tutte le persone nobili, fra le quali si estraevano a sorte le cariche pubbliche. Altri importanti appartenenti nel '500 furono Ercole, Nicola giurato di Piazza, e il primogenito di questi, Domenico, che sposando una Percolla, divenne barone della Tonnara di Sciacca. Quella dei Boccadifuoco era una delle pochissime famiglie ad avere una cappella nel Pantheon della Città, la chiesa di San Pietro. Infatti, la I cappella a dx della chiesa, quella del Crocifisso ligneo di fra' Umile, fu costruita dalla famiglia Boccadifuoco nella II metà del Cinquecento, come si può vedere dallo stemma in alto sull'arcata della cappella. (continua)

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