Passato e presente a Ciàzza In evidenza

Carusétt anni Cinquanta

Oggi vi propongo una poesia scritta da un piazzese sino ad ora completamente sconosciuto nel contesto poetico gallo-italico ciaccës. Francesco MANTEO ci racconta come è cambiata a Piazza la vita sociale dopo quarant’anni, da quando era ragazzo nel 1957.  

PASSÀ E PR’SÉNT

Era l’ann cinquantassètt e jé era carusétt.
M’ truvàva o Ciàngh Marìngh cianà ‘nt’àrbu d’ pìngh.
Gghè na spéci d’ t’rràzza ch’ suvrasta tutt Ciàzza.

E s’tàit ‘n cav ‘na ràma m’ gudèva u panoràma.
Ciàzza avèa quàttr quartéri e assài gènt ntê cantunèri
e taliànn facciafrönt m’ paréa tucchè u Mönt.

S’ntèa vösg d’ giuv’nèddi ch’ fasgèvn’nu còm l’asgéddi.
S’ giuàva pi vanèddi  e ‘ngàgghi e chi ciappèddi,
ntê curtìcchi e ntê scalöi a fussètta chi buttöi.

Pöi ddumànn i ddampiöi cadèv’nu ntê dd‘nzöi...
A gènt s’ movèva ddènta e cu poch era cunténta.
Mùli e scècchi mènz a vìa ggh’era mènu battarìa.

Ggh’era a pözza du fumèr ch non fa ‘ntuss’cher:
s’ m’ntèva ntê cavàgni, p’ scalièlu ntê campàgni
e dda piànta dava frutti ch’ piàsgev’nu a tutti.

Quànn sunava Avamaria s’ pr’iàva mènz a vìa
e ntê càsi, o stìss oràri,
s’ d’sgèva u rusàri.

Cìni i crèsgi e u semenàriu tutti i giörni du lunàriu.
Òra su sempr vacànti, ggh’ r’stànu sö i santi.
S’ talìa a telev’siòngh, non s dìsg ciù n’oraziöngh.

S’ mangiàva pangh schìtt, però ggh’era ciù ‘p’tìtt.
Chi gaddìni ntê catöi, ovi fréschi a döi a döi.
Òra u béngh ch ggh’è ntê piàtti... non n’ vònu mànch i gàtti.

Cu travàggh d’ na giurnàda s’ fasgèva ‘na mangiàda.
Òra gghè cu sta a spàss e ch’ campa mènz u lùss.
Gènt chi càuzzi r’p’zzàdi ggh fasgèva tré annàdi.

Òra su cìni l’armàdi... föra mòda sènza usàdi.
S’ b’tàva ntê suffìtti, non ggh n’era càsi sfìtti.
Növ nt’ ‘na stanza còm sardi ntà nv'rnàda stav’nu càudi.

Òra n’ l’appartaménti gghè frèdd chi r’scaldaménti.
Ggh’era gént ciù sp’nz’ràta e cantàva a stràta stràta,
i ‘nnamuràdi a muciöngh s’ parràv’nu du f’n’ströngh,

e nu cörs da nuittàda s’ s’ntèva a s’r’nàda.
Òra fànu tréd’sg anni e vònu fè ciù di rànni.
S’ n’ngàvi u v’sgìngh, t’ mpr’stàva pangh e vìngh.

S’ non gghiù putìvi rènn, passàva o stìss, sènza offénn
e quànn purtàva i primi frùtti i fasgèva tastè a tutti.
S’ ggh’avìvi affl’ziöi, t’ truvava i soluziöi!

Òra gghè sèmpr ‘n’mìc ch t’uggia ‘nsìna u b’ddìcch.
S’ si ntô tàggh du vaddöngh, su prònti a dè ‘n mutöngh
e s’ìngh’nu i sciànchi s’ r’zzùddi ntê vaddànchi.

Òra s’ sta ntê palàzzi... cu iè iè s’ fa i so càzzi.
S’ s’ncòntra l’inquilìngh, non s’ scàngia u böngh mattìngh
e cu ggh’av u màu stè... pò murì e pò cr’pè!

Francesco Manteo, maggio 1995
(diplomando della 5^ Chimici anno 1967/68
all’I.T.I.S. di Piazza Armerina)

Traduzione
Era l’anno cinquantasette e io ero ragazzo.
Mi trovavo al Piano Marino salito su un albero di pino.
C’è una specie di terrazza che sovrasta tutto Piazza.

E seduto su un ramo mi godevo il panorama.
Piazza aveva quattro quartieri e assai gente nei cantoni
e guardando di fronte mi sembrava toccare il Monte.

Sentivo voci di giovinetti che facevano come gli uccelli.
Si giocava per i vicoli a prendersi e con le pietre piatte,
nei cortili e sui gradini a fossetta coi bottoni.

Poi  accendendo i lampioni cadevano nelle lenzuola…
La gente si muoveva lenta e con poco era contenta.
Muli e asini in mezzo alla via c’era meno rumore.

C’era la puzza del letame che non fa intossicare:
si metteva nei cesti, per spargerlo nelle campagne
e quella pianta dava frutti che piacevano a tutti.

Quando suonava l’Avemaria si pregava in mezzo alla via
e nelle case, allo stesso orario,
si diceva il rosario.

Pieni le chiese e il seminario tutti i giorni del calendario.
Ora sono sempre vuoti, vi rimangono solo i santi.  
Si guarda la televisione, non si dice più un’orazione.

Si mangiava pane semplice, però c’era più appetito.
Con le galline nei pianterreni, uova fresche a due a due.
Ora il bene che c’è nei piatti… non lo vogliono neanche i gatti.

Col lavoro di una giornata si faceva una mangiata.
Ora c’è chi è a spasso e chi vive in mezzo al lusso.
Gente coi calzoni rappezzati ci faceva tre annate.

Ora sono pieni gli armadi… fuori moda senza usati.
Si abitava nelle soffitte, non c’erano case sfitte.
Nove in una stanza come sarde in inverno stavano caldi.

Ora negli appartamenti c’è freddo coi riscaldamenti.
C’era gente più spensierata e cantava per le strade,
gli innamorati di nascosto si parlavano dai balconi,

e nel corso della nottata si sentiva la serenata.
Ora compiono tredici anni e vogliono fare i grandi.
Se chiedevi a un vicino, ti prestava pane e vino.

Se non glielo potevi rendere, era lo stesso, senza offesa
e quando portava i primi frutti li faceva assaggiare a tutti.
Se avevi dispiaceri, ti trovava la soluzione!

Ora c’è sempre un nemico che ti adocchia sino l’ombelico.
Se sei sull’orlo del vallone, sono pronti a darti una spinta
e si riempiono i fianchi se ruzzoli nel burrone.

Ora si sta nei palazzi… e chiunque pensa a se stesso.
Se s’incontra l’inquilino, non ci si scambia il buon mattino
e chi sta male… può morire e può crepare!

cronarmerina.it





Commenti  

0 #16 signoradelnord 2016-08-11 09:32
Bando alle ciance ed alle sterili polemiche.
Pross'ta invece al signor Manteo che sa usare il nostro dialetto per dar voce a sentimenti e notazioni storico-sociali
assolutamente condivisibili .
Alla prossima,sig.Manteo e complimenti.
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-1 #15 piero cancare 2016-06-13 12:58
Ma cos'è questo "cerchio magico"? Quattro cervelloni che sarebbero in grado di giudicare la verve poetica di coloro che hanno il dono di rappresentare momenti indimenticabili della vita di tutti noi? Bene un grande poeta disse:non ti curar di loro ma guarda e passa! Bravo Franco continua a scrivere perché hai "stoffa" da vendere anche a qualche professorone del gallo-italico!
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-1 #14 Wiggy 2016-05-21 07:45
Citazione Gigi:
Citazione Sebi Arena:
Probabilmente dovrebbe pensare seriamente a pubblicare i suoi versi perchè il grande pubblico li conosca e perché comunque è utile lasciare una testimonianza inserita nel panorama di altri autori.

Le stesse parole erano state scritte in un commento scritto dal Sig. Sebi Arena, a proposito di una poesia postata dalla signora Rosalba Termini. Si atteggia forse a docente veicolatore di nuovi poeti alla ribalta? Potremmo nominarlo Rettore di un corso di formazione sul "Gallo Italico". Lasciamo invece che altri scrivano in tale dialetto, anche se a volte storpiano un vocabolo. Vorrà dire che tali poeti non saranno ammessi al corso di formazione, che il signore di cui sopra terrà, e quindi non faranno mai parte di quel cerchio magico di cui si parla.

Sig. Gigi, Bravo. Bravo. Si meriterebbe un bacio in fronte per quello che ha scritto. Complimenti.
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0 #13 Gigi 2016-05-20 17:29
Citazione Sebi Arena:
Probabilmente dovrebbe pensare seriamente a pubblicare i suoi versi perchè il grande pubblico li conosca e perché comunque è utile lasciare una testimonianza inserita nel panorama di altri autori.

Le stesse parole erano state scritte in un commento scritto dal Sig. Sebi Arena, a proposito di una poesia postata dalla signora Rosalba Termini. Si atteggia forse a docente veicolatore di nuovi poeti alla ribalta? Potremmo nominarlo Rettore di un corso di formazione sul "Gallo Italico". Lasciamo invece che altri scrivano in tale dialetto, anche se a volte storpiano un vocabolo. Vorrà dire che tali poeti non saranno ammessi al corso di formazione, che il signore di cui sopra terrà, e quindi non faranno mai parte di quel cerchio magico di cui si parla.
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-1 #12 Wiggy 2016-05-19 13:02
Citazione Sebi Arena:
Non mi pare che a Piazza esistano cerchi magici a protezione di una presunta intellighenzia nel settore. È evidente che chi vuole pubblicare scritti di qualità lo può fare liberamente senza dover dare conto a nessuno se non ai lettori.

Se non vogliamo parlare di "cerchi magici" allora definiamoli "rettangoli magici" o "pentagoni magici". E' chiaro che se tali gruppi esistono, non verranno certamente a gridarlo in Piazza Gen. Cascino, ma è da certi atteggiamenti di supponenza verso alcuni che ci si accorge della loro esistenza. Premesso che bisognerebbe incoraggiare sempre chi scrive, un mio amico si è trovato in una situazione simile. Ha scritto un volumetto di racconti dei suoi viaggi. Ne ha fatto stampare 20 copie che ha regalato ad amici e parenti. Risultato: ha ottenuto solo un "bello, bello". Conseguenza: dopo ne ha scritto un altro che ha stampato in appena tre copie che ha tenuto solo per se. Sono sicuro che non scriverà mai più.
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+1 #11 Sebi Arena 2016-05-18 11:52
Non mi pare che a Piazza esistano cerchi magici a protezione di una presunta intellighenzia nel settore. È evidente che chi vuole pubblicare scritti di qualità lo può fare liberamente senza dover dare conto a nessuno se non ai lettori.
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+1 #10 signoradelnord 2016-05-17 08:10
Breve sunto dei commenti.Si evince una situazione,una realtà che credevo superata : un "cerchio magico " che , o non conosce o non vuol conoscere o non accetta di aprirsi a chi ,pur avendo delle competenze,finisce per chiudersi in un guscio insieme ai suoi tesori.E' il caso di sconosciuti autori di poesie in quel galloitalico che non deve perdersi nelle nebbie del passato proprio per le sue potenzialità nell'esprimere emozioni di sempre,ricordi ,testimonianze storeico-sociali . Di certo i versi di questi autori cosiddetti minori vanno fatti conoscere . Se il"cerchio magico" non si apre,perchè non moltiplicare le occasioni di apertura
su altri canali dove dominano il coraggio la correttezza ed il rispetto ?Credo e spero che il nostro PROF. nella sua CRONARMERINA continuerà a dar voce a questi "sconosciuti ".Goccia a goccia si potrebbe creare , se non un OCEANO ,un MARE ricco di vita.
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+1 #9 Filippo 2016-05-16 18:08
Bravo Franco; finalmente vedo le tue poesie uscire alla luce del sole e la tua bravura riconosciuta ed apprezzata. Lo sapevo che prima o poi, nonostante la timidezza e la modestia che ti accompagnano, questo sarebbe avvenuto.
Ricordo, quando ci si ritrovava durante le mie venute in estate, dove mi parlavi di questa tua passione ed era l'occasione per farmi ascoltare una tua poesia.
Ne hai scritte tante e di belle ed alcune ricordano gli anni della nostra infanzia vissuta allo Stradonello; forse eravamo come quei ragazzini nella foto?
Avanti così Franco.
Saluti.
Filippo da Vercelli
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+1 #8 Liborio Patelmo 2016-05-14 18:11
Il mio caro amico Francesco è come uno dei tanti tesori nascosti che Piazza Armerina tiene in serbo. Sono felice per Lui perchè dopo le due altre poesie edite sul sito www.claudiocampagna.it può a buon titolo essere annoverato fra i poeti di questa terra. In quest'ultima colgo nella lingua gallo italica la carica di emozioni e senzazioni che fanno emergere sprazzi di vita giovanile ormai svaniti. Complimenti a Gaetano Masuzzo e a Rosalba Termini per aver
riportato un tesoro alla ribalta. Liborio.
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0 #7 Wiggy 2016-05-14 13:05
Condivido pienamente quanto scritto da Giorgio. Purtroppo la gelosia, l'invidia e le critiche da parte di certi "Intellettuali del Cerchio Magico" bloccano ogni genuina espressione. Vada avanti sig. Francesco e non si curi di loro.
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