Cronarmerina - Ecclesiastici

Fontana Valguarnera/n. 49

Questa è la Fontana/Abbeveratoio Valguarnera n. 49 e si trova all'ingresso Est del centro abitato di Valguarnera Caropepe, quando si proviene da Dittaino. E' a pochi metri dalla via Stazione che porta appunto alla Stazione Ferroviaria ridotta, ormai, in pessime condizioni e, per giunta, a pochissimi metri da abitazioni e condomìni. Avrei voluto pubblicare una foto della Stazione, ma è proprio così mal ridotta che non me la sono sentita per rispetto di tanti Carrapipani¹ che amano la loro cittadina e di tanti che prima passavano di là sulle Littorine. In condizioni migliori invece si trova l'antico abbeveratoio e come si può vedere dalla foto è mantenuto pulito sia all'interno che all'esterno. La vasca frontale che doveva accogliere l'acqua sgorgante da un canale sembra recente, l'altra molto grande invece è quella originale che veniva attorniata da muli, asini e da qualche raro cavallo. 

¹ Anche Valguarneresi.

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Ricordi inediti su P. Carmelo Capizzi/9

Ricordi e fatti inediti/9

Per P. Carmelo Capizzi tra i vari titoli anche l’appellativo di “Dotto”
L’altro giorno, guardando tra i libri della mia piccola biblioteca, in cerca di qualche notizia/ricordo su mio fratello Carmelo, scoprì di possedere un volume che egli stesso mi aveva lasciato tanti anni fa, L’antipapa Niccolò V, Rieti, Il Velino, 1978, scritto dal Sacerdote Giovanni Maceroni¹ in occasione del 650° anniversario dell’incoronazione (n.d.r. avvenuta a Roma nel maggio 1328). Con una certa curiosità, sfogliai alcune pagine e notai nella prima la seguente dedica scritta a mano: <<Roma, lì 29/07/1982. Al dotto e Rev.mo professore C. Capizzi E.S., offro con vivo senso di stima di sicura ammirazione per lui e per il Rev.mo Ordine di cui fa onorevole parte. F/to Don Giovanni Maceroni>>. A pagina 178, sempre dello stesso libro, ho trovato alcune frasi con cui il Maceroni dichiara la sua grande soddisfazione per il giudizio positivo sul suo lavoro segnalato nelle pagine della rivista quindicinale "La Civiltà Cattolica" formulato dal dotto Recensore C. Capizzi, che a sua volta dichiara: <<Rileviamo che l’autore non ha dato l’ultima mano alla sua dotta fatica>>. Al che l’Autore risponde: <<Sapere che La Civiltà Cattolica considera il mio lavoro “dotta fatica”, è un giudizio che va molto al di là di quanto io potessi sperare da una critica obbiettiva, seria e competente>>. Inoltre, a pag. 201 del volume su citato, è scritta la recensione de La Civiltà Cattolica firmata da C. Capizzi (n.d.r. nella foto il frontespizio della rivista quindicinale della Compagnia di Gesù-Gesuiti La Civiltà Cattolica anno 1979) 
¹ Mons. Prof. Giovanni Maceroni è Presidente Istituto Storico “Massimo Rinaldi”, Responsabile degli Archivi Unificati della Diocesi di Rieti, Fondatore Direttore Responsabile e Redattore del Periodico “Padre, Maestro e Pastore” di Rieti nonché Curatore del sito ufficiale del Quotidiano on line della Diocesi di Rieti “Frontiera”.

Il Gesuita Carmelo Capizzi predicatore, conferenziere e congressista
Carmelo Capizzi oltre ad essere Sacerdote, Professore, Scrittore, Letterato, Storico, Ricercatore, Poliglotta, era anche Predicatore, Conferenziere e Congressista di fama, possiamo ben dire, mondiale. Infatti, egli veniva spesso chiamato a tenere delle conferenze in ogni parte d'Italia e anche del mondo. Una volta mi raccontò di essere stato invitato ad un congresso a Vienna, proprio nel famoso Palazzo dei Congressi di Vienna, dove i vari capi di stato discussero per il ripristino dei confini già esistenti prima dell'arrivo di Napoleone Bonaparte. Quale Rettore dell'Accademia Angelica Costantiniana di Lettere, Arte e Scienze, fu invitato a fare un giro di conferenza negli Stati Uniti d'America dal Presidente Generale della stessa accademia, prof.ssa Stefania Angelo Comneno di Tessaglia. Quest’ultima fu accompagnata dal figlio, Manuele Ferrari Angelo Comneno, Amministratore della rivista “Studi sull'Oriente Cristiano”. I tre personaggi partirono alla volta degli U.S.A. e il soggiorno durò circa dieci giorni. Mio fratello Carmelo, per raggiungere le varie località destinate alle conferenze, doveva viaggiare in aereo, e certamente per lui fu una fatica non indifferente, se consideriamo il fatto che stava ormai tanto male di salute. Comunque, nonostante lo stress e la stanchezza, per lui fu  una grande soddisfazione. Per quanto mi ricordo, per ben due volte, fu invitato anche a Belluno per tenere delle conferenze presso il Circolo Ufficiali della fu Brigata Alpina “Cadore”. Gli argomenti trattati, se non vado errato, erano “Storia della conquista  delle colonie nell'Adriatico e vicinanze” e “Storia del Triumvirato con Manin Daniele e Tommaseo Nicolò”. L'uditorio era formato oltre che dall'autorità Militari e Civili anche da un fotlo pubblico e per dimostrare quanto detto, questa volta ho delle foto che unisco.

Carmelo assediato, si fa per dire, dalle prostitute in piazza S. Maria Maggiore
In quegli anni, mio fratello aveva sede nel Pontificio Istituto Orientale in Piazza Santa Maria Maggiore a Roma, dove insegnava e quindi la sua vita si svolgeva nella zona. Una sera mentre si recava presso una famiglia di amici che l'aveva invitato a cena, passando dalla piazza, sentì una voce romanesca di una donna che gli diceva: “Padre anamo?”. Carmelo, senza mezzi termini, rispose: “Sei troppo bella per me”. Da premettere che in quegli anni e forse anche adesso, Roma era popolata da tantissime prostitute, in ogni lampione ce n'era una e la sera, quando si faceva buio, la piazza si animava di tante donne che aspettavano qualche cliente o qualche passante da adescare. Mio fratello sarebbe stato uno di questi. Ora, tornando in dietro alla risposta che diede il prete, la donna del lampione vicino non l'aveva capito e chiese alla collega : “Cosa ti ha risposto?”. E quell'altra ripeté ciò che Carmelo aveva detto, che lei era troppo bella per lui. Allora, tutte due in coro gli gridarono: “Sei tu troppo bello per noi!”. Il discorso finì lì, ognuno andò per la sua strada, o meglio, mio fratello si diresse a casa dei suoi amici, dove l'attendevano, mentre le donne rimasero
a far compagnia ai lampioni nell'attesa di altri passanti o clienti.

continua in Racconti inediti su P. Carmelo Capizzi/10

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Edicola n. 41

L'Edicola Votiva n. 41 nel cerchio indicato dalla freccia

L'Edicola Votiva n. 41 si trova in un luogo in completo stato di abbandono, la piazzetta Itria (foto in basso). E' un quadro con l'immagine della Madonna Immacolata Concezione posto a 4 m ca. di altezza, alla sinistra del portone della Chiesa dedicata alla Madonna dell'Itria¹, la Madonna venerata in tutti i territori sotto l'influenza dei Bizantini. La chiesa di fine Cinquecento-inizio Seicento, è rimasta chiusa al culto dal dicembre del 2007, quando in seguito alle forti piogge subì il crollo dell'ala posteriore prospiciente la via Itria (a destra nella foto in basso). Dopo aver visto una fotografia degli anni Cinquanta, dove la Madonna Immacolata è portata in processione lungo la salita Itria, è facile dedurre che questa Edicola/Quadro è da mettere in relazione a questa periodica consuetudine sacra di una volta.

¹ Itria è l'abbreviazione dell'antichissimo titolo bizantino di Odegitria o Odigitria che i gli imperatori di Costantinopoli diedero alla Madonna come "guida nel cammino della vita" (Madonna del Buon Cammino).

N.B. Dimenticavo di dirvi che a sinistra del quadro si trova l'edificio della canonica della chiesa dell'Itria. In questo edificio, sulla facciata, si trova uno dei due stemmi papali esistenti a Piazza Armerina. Mentre ci siete potete leggervi anche la prima parte di uno dei due stemmi papali a Piazza.

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A f'cudìna

Tutti i Siciliani conosciamo la prelibatezza di questo frutto che, in un certo senso, rispecchia il nostro carattere. Fuori pieno di spine, dentro gustoso e succulento. Resistente alla siccità e adattabile ad ogni condizione metereologica, soddisfa i "terroni" ma anche i "leghisti" più sfegatati, a patto, però, che non li mangino con tutta la scòrcia, come qualche volta è accaduto. Una volta frutto che integrava discretamente l'alimentazione dei Piazzesi, oggi frutto considerato un vero e proprio dessert. Ma attenzione, è consigliato mangiarlo moderatamente e assieme al pane per le infàuste conseguenze sulla regolare "viabilità".

A f'cudìna
Ntè  campàgni a f'cudìna
Fa a part da r'gìna.
Pò nt'chì n' l'ar'n'àzz
Mènz i prè e ntò t'rròzz
Fa 'nfrùtt accuscì dözz
Ch' delìzia u canarözz.
 
O sanguìgna giàuna o vérd
A qual'tà nan a pèrd
Si mangiàva u v'ddàngh
Ch' t'ràva u zzappöngh
A mattìna a diùngh
Cu mènz guast'ddöngh    
Ntà so fàcci avèva u fò
Ntè bràzzi a valìa du bò.

Quànn s' mett'nu 'n fiòr
Mòstr'nu anègghi còm l'or
Pöi russènu appèna fàiti
Còm e gòti dî p'cciòtti
Ma nan s' fànu basgè
P'rchì t' fànu sp'nè.

Ggh'ànu spìni sòvra i pàli
L’è trattè cu assài cuatèli
Ggh'ànu l'òsci mènz a pöppa
Cu n'abùsa pöi 'ntòppa.
 
A bontà ggh'anu d'a gént
Ch' tant dòna e nan vò nènt
Pàr'nu mài st'nn'cchiàdi
Ch' ti pròz'nu carriàdi
'Npccà par quànn ntà tròffa
Su ddasciàdi a fè a mòffa.
 
Còsta piànta ama u sö
Unna u ièlu nan ggh pò
E zzà ch ggh n'è assài
Càudi sù i s'c'liài.
 
Francesco Manteo

Traduzione
Il ficodìndia
Nelle campagne il ficodìndia
Fa la parte della regina
Può attecchire nella sabbia
Fra le pietre e nell'incolto
Fa un frutto così dolce
Che delizia la gola.
 
O sanguigna gialla o verde
La qualità non la perde
Se li mangiava il villano
Che tirava la zappa
Al mattino a digiuno
Con mezzo panone
Nella sua faccia aveva il fuoco
Nelle braccia l'energia del bue.

Quando si mettono in fiore
Mostrano anelli come l'oro
Poi rosseggiano appena maturi
Come le gote delle giovani
Ma non si fanno baciare
Perché ti fanno spinare.

Hanno spine sopra le pale
Li devi trattare con assai cautele
Hanno i semi in mezzo alla polpa
Chi ne abusa poi si tappa.
 
La bontà hanno della gente
Che tanto dona e non vuole niente
Sembrano mani distese
Che te le porgono abbondanti
Un peccato sembra quando nel cespuglio
Sono lasciati a marcire.
 
Questa pianta ama il sole
Dove il gelo non resiste
E qua che ce ne sono assai
Caldi sono i siciliani.

* In questo sito il post dedicato a questo Frutto sacro agli Aztechi

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Chi vince e chi perde? 4 e ultimo

E’ un’idea consolidata che al termine dei conflitti militari tra nazioni e, nelle stesse nazioni, tra connazionali, la storia con la esse minuscola o maiuscola venga scritta da chi ha avuto la meglio, se di “meglio” si può parlare quando i morti da ambo le parti, accatastati l’uno sull’altro, raggiungono l’altezza di colline se non di montagne. La stessa cosa è stata fatta nella nostra Italia, per esempio quando i Piemontesi sono venuti a “liberarci” nel 1860 o quando si è concluso il secondo conflitto mondiale nel 1945. Ma penso che dopo settant’anni si possa benissimo toccare l’argomento che il titolo del libro di Giampaolo Pansa Il sangue dei vinti rende esplicito.  Dopo vent’anni di governo fascista e dopo tre anni di guerra, che videro gli italiani a fianco dei Tedeschi combattere contro gli Alleati, l’8 settembre del 1943 il re Vittorio Emanuele III firmò segretamente un armistizio con gli Alleati a Cassibile (SR) e, di conseguenza, da un giorno all’altro, coloro che erano stati nemici divennero amici, gli amici si trasformarono in nemici. Adesso, con le varie esperienze alle quali i nostri politici ci hanno abituato, può sembrare “normale” una tale inversione a U, ma chi aveva vissuto per oltre due decenni sotto l’influenza di un movimento a carattere nazionalista, autoritario, totalitario, rivoluzionario e reazionario, il minimo che possa aver provato è un senso di smarrimento e confusione. In mezzo a questo vero e proprio marasma, l’italiano fu costretto coscientemente, ma il più delle volte incoscientemente, a scegliere da che parte stare. Rimanere fedele, costi quel che costi, agli ideali fascisti avuti inculcati sin dalla tenera età, o saltare sul nuovo carro (specialità questa in cui ci siamo distinti da secoli) che ci sembra più confortevole e, soprattutto, vincente? Infatti, la mattina del 9 settembre di quell’anno, migliaia e migliaia di soldati, e anche civili, non seppero che fare: continuare a combattere con gli ex alleati (i Tedeschi) contro gli ex nemici (gli Anglo-Americani), o combattere a fianco dei nuovi alleati (gli Anglo-Americani) contro gli ex amici (i Tedeschi)? Fu in quel momento che, come nel Medioevo, milioni di connazionali si divisero, non solo militarmente, in due fazioni, i Guelfi e i Ghibellini di una volta, ovviamente con le differenze del caso e del periodo. Parte degli Italiani ritennero di opporsi al nazifascismo conducendo una guerra di liberazione dando vita alla Resistenza Partigiana, altri decisero di far parte della Repubblica Sociale Italiana al fine di governare i territori italiani rimasti sotto controllo militare dei Tedeschi, il tutto racchiuso in tre parole orribili, “guerra civile e fratricida”. Tutto ebbe fine dopo 19 mesi, nell’aprile del 1945, con la resa incondizionata di Caserta con la quale si sanciva la definitiva sconfitta delle forze armate nazifasciste in Italia. Ebbe fine per modo di dire. Per tanti, invece, si apriva la “resa dei conti” che per quanto comprensibile per le atrocità e le violenze gratuite perpetrate da tedeschi e italiani verso la popolazione civile, racchiude sempre il pericolo dell’applicazione di una giustizia sommaria, facendo di tutta l’erba un “fascio”, anche per paura che i fascisti violenti potessero cavarsela rapidamente, come in effetti avvenne per molti gerarchi che si riciclarono nei nuovi partiti politici. Nel suo libro G. Pansa scrive <<Dopo tante pagine scritte, anche da me, sulla Resistenza e sulle atrocità compiute dai tedeschi e dai fascisti, mi è sembrato giusto far vedere l’altra faccia della medaglia. Ossia quel che accadde ai fascisti dopo il crollo della Repubblica sociale italiana, che cosa patirono, le violenze e gli assassinii di cui furono vittime. In tutte le guerre, e specialmente nelle guerre civili, chi perde paga… Se scruto dentro di me, m’accorgo che sono diventato meno manicheo. Prima ero incline a dividere il mondo in amici e nemici. E a distinguere con intransigenza il bene dal male. A proposito della guerra civile, il bene era la Resistenza, il male i fascisti. Oggi non sono più sicuro di questa spartizione netta. Parlo della storia delle persone, naturalmente. Non della grande storia, ossia dello scontro fra democrazia e totalitarismo>>.  
Dopo la lunga ma doverosa introduzione, eccovi l’elenco dei Caduti piazzesi della Repubblica Sociale Italiana tratto dall’elenco segnalatomi e che si trova sul sito <<L’ALTRA VERITÀ- Gruppo di Ricerca Storica - Elenco Caduti RSI aggiornato e scaricabile in Pdf - Elenco “Livio Valentini” aggiornato al Dicembre 2014>>. In esso sono elencati oltre ai nomi dei Caduti e Dispersi delle Forze Armate, delle Organizzazioni Statali della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e del Partito Fascista Repubblicano (PFR), anche nominativi di quei civili che, pur non avendo una precisa qualifica “politica”, risultano soppressi da forze partigiane per motivi che vanno dal politico al criminale o comunque in odio al Fascismo. Scorrendo l’elenco con circa 47.000 nominativi si trovano dei piazzesi, 12 per l’esattezza, di cui nessuno ha mai parlato. Eccoveli:
1. Pag. 230/1181, CARBONE Salvatore, Grado: Civile, Arma o Corpo: Partito Fascista Repubblicano, Professione: Ingegnere/dirigente alla FIAT di Torino, di Giuseppe nato a Piazza Armerina (Enna) l’11/10/1897, residente a Torino dal 1919, domiciliato in piazza Madama Cristina 2/bis. Prelevato il 3/5/1945 da partigiani sconosciuti dalla sua abitazione fu trascinato sopra un'automobile. Il cadavere fu rinvenuto lo stesso giorno in via S. Quintino angolo Corso Galileo Ferraris. "Gerarca giustiziato" secondo un rapporto del 3 maggio 1945 della polizia partigiana dei GAP. Fu sepolto il 6 maggio nel campo F del cimitero Generale di Torino tomba n. 419. La morte fu denunciata dal Cimitero generale allo Stato Civile il 18/5/1945, traslato dal campo F, ora è sepolto sempre nel cimitero monumentale di Torino presso l'Ampliazione 7 Campo I-Cripte Unif. Cellette Cripta Unifamigliare.
2. Pag. 313/1181, CONTI Edoardo, Grado: Capo di 3^ Classe (Ruolo dei Marescialli Sottufficiali Marina Militare), Arma o Corpo: X MAS, Reparto: Battaglione Nuotatori Paracadutisti, di Saverio nato a Piazza Armerina (Enna) il 14/9/1901, Caduto il 7/2/1945 a Peschiera (Verona).
3. Pag. 407/1181, DRAGOTTA Francesco, Grado: Milite, Arma o Corpo: Guardia Nazionale Repubblicana,  Reparto: Milizia Difesa Territoriale-Ferroviaria, di Giuseppe nato a Piazza Armerina (Enna) il 6/9/1913, Caduto il 20/11/1944 presso la linea ferroviaria Divaccia-Sesana (Trieste).
4. Pag. 438/1181, FERRANTE Concetto Guglielmo, Grado: 2° Capo Guardia, Arma o Corpo: Polizia Repubblicana, Questura di Trieste, di Giulio nato a Piazza Armerina (Enna) il 24/9/1916, Disperso il 13/5/1945 a Trieste.
5. Pag. 487/1181, GAGLIANO Salvatore, Grado: Soldato, Arma o Corpo: Esercito Nazionale Repubblicano della Repubblica Sociale Italiana, Reparto: Terr. 3^ Cp. San., di Gaetano nato a Piazza Armerina (Enna) il 15/2/1924, Morto in incidente per annegamento il 18/5/1944 a Pavia.
6. Pag. 718/1181, MILAZZO Matteo, Grado:Tenente, Arma o Corpo: Forze Armate Repubblicane,  di Giuseppe nato a Piazza Armerina (Enna) di anni 56 ivi residente, Caduto il 7/8/1945 a Vicenza.
7. Pag. 809/1181, PARASOLE Santo Mario, Grado: Finanziere, Arma o Corpo: Guardia di Finanza Repubblicana, Reparto: 3^ Legione, di Benedetto nato a Piazza Armerina (Enna) di anni 39 residente a Mantova, deceduto per malattia l’11/12/1944 a Como.
8. Pag. 811/1181, PARISI Carmelo, Grado: Squadrista, Arma o Corpo: 12^ Brigate Nere Augusto Felisari, Organizzazione Politica: Partito Fascista Repubblicano, nato a Piazza Armerina (Enna) il 27/1/1897, Fucilato l’1/5/1945 a Cremona.
9. Pag. 897/1181, QUINTO Guglielmo, Grado: Civile, di Filippo nato Piazza armerina (Enna) di anni 23, Fucilato il 18/8/1944 presso il bosco di Rezzo (Imperia).   
10. Pag. 1001/1181, SCHEMBRA Domenico, Grado: Guardia, Arma o Corpo: Polizia Repubblicana, di Cristoforo nato Piazza Armerina (Enna) di anni 27, Fucilato il 13/10/1944 a Carpasio (Imperia).
11. Pag. 1040/1181, SPECIALE Gaetano, Grado: Caporale, Arma o Corpo: 1^ Divisione Bersaglieri Italia, di Carmelo nato Piazza Armerina (Enna) il 5/11/1922, Disperso il 30/9/1944 a Heuberg (Germania).
12. Pag. 1070/1181, TERMINI Ernesto, Grado: Maresciallo, Arma o Corpo: Guardia Nazionale Repubblicana, Reparto: CP.VC.-604^, Fucilato il 16/5/1945 a Varallo-Roccapietra (Vercelli), seppellito presso il cimitero di Piazza Armerina.
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Amatric'era

Il terremoto che ha distrutto ieri paesi interi dell'Italia Centrale ha riaperto nuovamente la ferita. Oggi il mio post pieno di amarezza e dolore.

<<Era il maggio del 1976. Mi trovavo in Friuli per il servizio militare. Una sera alle 21, dopo aver telefonato a Piazza, la fine del mondo, il terremoto, che poi si ripeterà nel settembre dello stesso anno. Chi ha vissuto questo tipo di eventi difficilmente potrà dimenticarli per tutta la vita, ovviamente se è rimasto vivo. Cambia tutto, cambia la vita di ognuno per sempre e nei primi giorni sembra di essere su un altro pianeta. Scusate ma sto piangendo solo a pensarci e a pensare a quello che stanno passando in quei paesi dell'Italia Centrale. E' dura, troppo dura... ricominciare>>.

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Ricordi inediti su P. Carmelo Capizzi/8

Università di Colonia (Germania)

Ricordi e fatti inediti/8

P. Carmelo da studente a professore all’Università di Colonia

Come sappiamo dalla sua autobiografia, il gesuita Carmelo Capizzi studiò e si specializzò in Arte e Storia bizantina in Germania e, nel 1969, fu promosso con il titolo di Honorar Professor für Byzantinistik. Con tale titolo egli poteva insegnare Bizantinistica in tutte le università della Germania. In quegli anni la Germania era governata dal Cancelliere Willy Brandt. Uomo dal pugno di ferro, almeno così si diceva, il quale per motivi politici o per altre circostanze che non sappiamo, esonerò dall'incarico il professore di Bizantinistica all’Università di Colonia Berthold Rubin, che era stato professore del nostro Carmelo. La cattedra rimase, come si suol dire, vuota cioè senza insegnante e per tale ragione si dovette procedere alla ricerca di un nuovo professore. La scelta cadde sul professore Carmelo Capizzi che, in quel periodo, insegnava la stessa materia sia all’Università “La Sapienza” di Roma e sia al “Pontificio Istituto Orientale” di Roma. Ragion per cui, si trovò a gestire nello stesso tempo e per tre anni accademici, ben tre cattedre universitarie.


Carmelo viene promosso professore in Lingua Francese

Un po' di anni fa, nelle scuole italiane, come lingua straniera, si studiava principalmente il francese. Mio fratello lo studiò per cinque anni al ginnasio. In seguito, come sappiamo, dopo il liceo, fu mandato ad Acireale per fare il prefetto di camerata e nello stesso tempo per fare l'insegnante ai ragazzi del collegio “Pennisi” di quella città. Come se non bastasse, egli nel contempo studiava per laurearsi in lettere e proprio in uno di quegli anni, venne a mancare, non so per quale motivo, il professore di francese. Allora i superiori dovettero decidere di trovare un altro insegnante e la scelta cadde proprio su Carmelo, che naturalmente accettò anche questo nuovo incarico. Il neo-insegnante, oltre a studiare le sue materie ebbe da studiare anche il francese per meglio poterlo insegnare agli alunni. L'anno scolastico andò benissimo, sia per lui che per gli studenti. Egli in quell'anno, il 1956, si laureò in lettere con il massimo del punteggio e quindi chiese alla Commissione di essere esaminato anche sul francese, non per avere un altro titolo, ma semplicemente per soddisfazione personale. La richiesta venne accolta, il nostro professore fu esaminato anche su quella materia linguistica, ottenendo un punteggio molto buono, 9/10, tanto che i professori di commissione volevano dargli un'altra laurea per quella materia, ma egli rifiutò perché lui studiava le lingue per pura passione e conoscenza.

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Edicola n. 40

Questa è l'Edicola Votiva n. 40 e si trova, anche questa, in via Ortalizio come la n. 39, che si scorge dietro la statua. Sicuramente è stata realizzata dallo stesso devoto e raffigura la Madonna dell'Immacolata posta sotto un arco in legno alla cui sommità si trova una semplice lampada a illuminarla.

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Chi vince e chi perde? 3

Il prof. Ignazio Nigrelli nel suo libro Per non dimenticare del 1999 <<vuole prelevare dai tragici avvenimenti della seconda guerra mondiale, fatti raccontati fuori dal circuito ufficiale, da chi li ha vissuti in prima persona e contro la propria volontà, per testimoniare ai giovani e agli adulti non coinvolti il valore della pace>> e perciò, in collaborazione col Presidente dell’Università Popolare del Tempo Libero, Filippo Acquachiara¹ e di due giovani piazzesi², si serve delle testimonianze dei seguenti 19 Reduci Superstiti:
Anzaldi Angelo Soldato, P. Arm. classe 1916,
Arena Calogero Marinaio, P. Arm. classe 1923,
Benedetto Ambrogio Soldato, Ramacca classe 1913,
Bonifazio Aldo Sottotenente, P. Arm. classe 1920,
Bruno Concetto Marinaio, P. Arm. classe 1922,
Capizzi Salvatore Aviere, P. Arm. classe 1920,
Cirrone Francesco Giuseppe Sottotenente, Mirabella Imbaccari classe 1914,
Cordaro Rosario Aviere, P. Arm. classe 1918,
Grillo Giuseppe Soldato, P. Arm. classe 1916,
Guccio Calogero Marinaio, P. Arm. classe 1919,
La Delia Francesco Soldato, P. Arm. classe 1914,
Lionti Angelo Vice Brigadiere Carabinieri, P. Arm. classe 1920,
Manuella Salvatore Soldato, P. Arm. classe 1915,
Milazzo Salvatore Bersagliere, partigiano col nome di battaglia “Enna”, P. Arm. classe 1922,
Pocorobba Concetto Soldato, P. Arm. classe 1914,
Rizzo Mario Aviere, P. Arm. classe 1918,
Salvaggio Concetto Soldato, P. Arm. classe 1922,
Schillaci Onofrio Tenente, Birmingham (U.S.A.) classe 1917,
Urzì Angelo Capitano Artificiere, P. Arm. classe 1904.

¹ Venuto a mancare proprio in questi giorni, il 27 luglio 2016.
² Di Giorgio Filippo e Lavore Francesco.

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La nostra Cattedrale

Quando si avvicinano le feste, specie quella del Ferragosto, alla Signora del Nord tornano alla mente tanti ricordi assieme alla malinconia e <<visto che neanche quest'anno riuscirò ad essere nella nostra Città per Ferragosto, ho pensato di esserci virtualmente attraverso questo scritto su quella Chiesa tanto amata e frequentata anche e soprattutto in questo periodo. Grazie per il contributo al superamento di tanta nostalgia attraverso la sua eventuale pubblicazione>>. 

LA NOSTRA CATTEDRALE

Punto nodale della città, si erge bella, elegante, maestosa ma non superba.
Mix di stili ben amalgamati e fusi a creare un insieme di gialla e dorata arenaria, la cui vista non stanca l'occhio che, anzi, è spronato a riguardare per meglio coglierne i particolari come il variare delle altezze ed a stupirsi dell'armonia raggiunta da tante tessere.
La più alta di esse, la cupola, è come il sobrio cappello di una vecchia ed elegante signora di tanti anni fa ai cui piedi si attorniano colonne, portali ed un campanile, vecchio gioiello, più vecchio di lei, non suo rivale ma compagno amoroso.
Erta sul colle, questa chiesa MADRE pare circondata e protetta dalle tante e diverse realtà architettoniche sorte nel tempo e nella Storia di una città che mai può perderla di vista.
Ha l'aria di un castello inespugnabile ed insieme di un porto sicuro perché a nessun “navigante” nega la guida di FARO luminoso anche nelle “nebbie” più fitte.
Essa sembra ammirare con occhio amorevole e, talvolta, sornione queste sue “truppe” diversamente datate e colorate.
A tutti pare che dica “io sono qua, venitemi a trovare, ho molto da offrirvi”.
Dicono di lei che se potesse parlare, usando l'antico vernacolo, così si esprimerebbe:  
Venzà, bèu fìggh, straniu o paisàngh;
cu costa aria e costa MAD'NNÙZZA
t'àia lianèr¹ p' forza, d' dìntra e d' föra”.

Una Signora del Nord

¹ Lianèr = alienare; Lianèrs = divertirsi, gioire, alienarsi dai fastidi della vita.

² Della stessa autrice Buona Pasqua da lontano e Chi la dura la vince.

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